Letteratura italiana · Analisi
Il principato civile come rovescio del principato conquistato con il delitto; i due «umori» della città; perché il popolo è un fondamento più sicuro dei grandi; il proverbio del fango e gli esempi storici; il rischio del passaggio al potere assoluto; Machiavelli teorico del conflitto sociale; uno stile fatto di alternative e simmetrie.
Letteratura italiana · Analisi
Le buone leggi e le buone armi, i quattro tipi di milizie, il ritratto dei mercenari, i veri «peccati» dei principi, gli esempi antichi e moderni, la storia della decadenza militare italiana e lo stile del capitolo.
Letteratura italiana · Analisi
La fama conta più della sostanza, la crudeltà ben usata, il giudizio sugli uomini, il timore senza odio, Annibale e Scipione, lo stile delle massime.
Storia · Analisi
Considerati «strumenti parlanti», gli schiavi vivevano in condizioni disumane, che alimentavano rare ma violentissime rivolte. Una fonte antica, lo storico Appiano, e uno storico moderno, il latinista Luca Canali, a confronto sulla rivolta di Spartaco e sulla condizione servile.
Storia · Analisi
Perché perfino un avversario come Cicerone celebrò le vittorie di Cesare in Gallia; il secolare timore dei Romani per i galli e gli aggettivi con cui l’oratore li descrive.
Storia · Lezione
Nel I secolo a.C. la repubblica è all’apice della potenza ma attraversa una crisi profonda: istituzioni pensate per una città-stato, una classe dirigente divisa fra ottimati e popolari, e soprattutto eserciti fedeli ai loro generali più che allo stato. Da qui nascono i «potenti» come Pompeo.
Storia · Lezione
Dal movimento degli ex combattenti nasce nel 1921 il Partito Sardo d’Azione, il primo partito di massa dell’isola, che chiede l’autonomia e combatte il clientelismo; fra i suoi capi Emilio Lussu e Camillo Bellieni, per il quale bisognava «riconoscersi sardi per essere veramente italiani».
Storia · Lezione
Il fascismo arriva in Sardegna con lo squadrismo e con il prefetto Gandolfo, che porta molti sardisti nel partito di Mussolini. Il regime promette sviluppo, fonda Carbonia, Mussolinia e Fertilia e bonifica alcune terre, ma l’isola resta povera e il consenso è tiepido. Nel 1943 Cagliari viene distrutta dai bombardamenti; dopo la guerra si apre il dibattito sull’autonomia.
Storia · Lezione
Dopo la guerra i Sardi tornano a votare: nel 1946 per la Costituente e nel 1948 per il Parlamento, con la Democrazia Cristiana primo partito. Il dibattito si concentra sull’autonomia: il 31 gennaio 1948 viene approvato lo Statuto speciale e nel 1949 si elegge il primo Consiglio regionale.
Storia · Lezione
Nel dopoguerra una grande campagna della Fondazione Rockefeller libera la Sardegna dalla malaria. La Regione punta poi sulla riforma agraria e soprattutto sul Piano di rinascita, finanziato dallo Stato: ma l’industrializzazione, concentrata in pochi grandi impianti petrolchimici, non crea lo sviluppo sperato, e centinaia di migliaia di Sardi emigrano.
Storia · Lezione
Dagli anni Settanta la Sardegna cambia in fretta: nuovi equilibri politici, il ritorno del sardismo, una società più aperta ma anche nuove forme di criminalità, come i sequestri di persona. Il turismo diventa una risorsa e un rischio; negli anni Novanta, con la crisi dei partiti, si torna a discutere di una nuova autonomia.
Storia · Lezione
Nel 1297 il papa infeuda la Sardegna al re d’Aragona; la conquista comincia nel 1323 e incontra per quasi un secolo la resistenza dell’Arborea, piegata solo nel 1409 a Sanluri e definitivamente nel 1478 a Macomer. Il nuovo Regnum Sardiniae, governato da un viceré, introduce il feudalesimo, che segnerà l’isola per secoli.
Storia · Lezione
Con l’unione di Aragona e Castiglia la Sardegna diventa spagnola. Sotto Carlo V, impegnato altrove, i baroni rafforzano i loro privilegi; l’isola è base delle spedizioni contro Tunisi e Algeri e si difende dai pirati barbareschi. Con Filippo II cresce il peso dei funzionari laureati, il ceto togato.
Storia · Lezione
Nel Seicento la Spagna in crisi chiede alla Sardegna sempre più tributi; le tensioni sfociano nel 1668 nell’uccisione del marchese di Laconi e del viceré Camarassa. Peste e carestie spopolano l’isola, l’economia ristagna; intanto il castigliano si affianca al catalano e nascono le università di Cagliari e Sassari.
Storia · Lezione
Con la guerra di successione spagnola la Sardegna passa agli Asburgo e poi, nel 1720, ai Savoia, che diventano «re di Sardegna». Il nuovo governo reprime con durezza il banditismo; dalla metà del secolo il ministro Bogino avvia riforme prudenti nell’amministrazione, nell’istruzione e nell’agricoltura, senza però toccare il feudalesimo.
Storia · Lezione
Negli anni Novanta del Settecento la Sardegna vive il suo momento rivoluzionario: respinto lo sbarco francese del 1793, i Sardi chiedono più autonomia e il 28 aprile 1794 cacciano da Cagliari i funzionari piemontesi. Le campagne insorgono contro i feudatari; Giovanni Maria Angioy guida il movimento antifeudale, ma nel 1796 è sconfitto e muore esule in Francia.
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Nell’Ottocento i Savoia cambiano a fondo la Sardegna: l’Editto delle chiudende del 1820 crea la proprietà privata della terra, Carlo Alberto abolisce il feudalesimo nel 1836-39 e nel 1847 la «fusione perfetta» unisce l’isola al Piemonte. Le riforme però pesano sui contadini e sui pastori e lasciano un diffuso senso di delusione.
Storia · Lezione
Dopo l’Unità la Sardegna resta ai margini del nuovo Stato: le inchieste parlamentari ne documentano la miseria, la guerra doganale con la Francia colpisce l’agricoltura e l’allevamento, le tasse portano all’esproprio migliaia di piccoli proprietari. Esplode il banditismo, a cui lo Stato risponde con la repressione, come nella grande retata di Nuoro del 1899.
Storia · Lezione
Nell’Iglesiente le miniere di piombo e zinco creano il primo nucleo di classe operaia sarda, sfruttata e combattiva: lo sciopero di Buggerru del 1904 costa la vita a tre minatori. Intanto la cultura isolana cresce, fra lo scandalo delle false Carte d’Arborea, Grazia Deledda e i nuovi giornali; ma nelle campagne la scuola resta un corpo estraneo.
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Con Giolitti arrivano le prime leggi speciali per la Sardegna e le grandi opere sul Tirso. Nella prima guerra mondiale i soldati sardi, quasi tutti contadini e pastori, combattono nella Brigata Sassari e pagano un prezzo altissimo; tornano a casa cambiati, decisi a ottenere la terra che era stata loro promessa.
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Dal IX secolo a.C. i Fenici fondano sulle coste sarde scali commerciali che diventano città. Nel VI secolo Cartagine conquista gran parte dell’isola e la domina per tre secoli, fino all’arrivo dei Romani nel 238 a.C., lasciando una civiltà sardo-punica fatta di città, commerci e culti.
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Conquistata nel 238 a.C., la Sardegna resiste a lungo: la rivolta di Ampsicora del 215 viene schiacciata, ma le popolazioni dell’interno, i Barbaricini, restano ribelli per secoli. Roma sfrutta l’isola per il grano e le miniere, costruisce città e strade e la romanizza lentamente; poi arriva il cristianesimo.
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Dal V al X secolo la Sardegna passa ai Vandali, poi all’Impero bizantino, che la governa da lontano; papa Gregorio Magno ne promuove la cristianizzazione. Le incursioni arabe la isolano sempre di più, finché nel 1015-1016 Pisa e Genova respingono l’ultimo tentativo di conquista.
Storia · Lezione
Rimasta senza la protezione di Bisanzio, la Sardegna si divide in quattro regni autonomi, i Giudicati di Cagliari, Torres, Arborea e Gallura. Ognuno è governato da un giudice, re ereditario, che amministra il territorio diviso in curatorie insieme ai notabili riuniti nella «corona de logu».