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Testo commentato

La crisi politica italiana: le cause e i protagonisti

Niccolò Machiavelli, Il Principe, capitolo XXIV

cap. XXIV

Con il capitolo XXIV si apre la parte conclusiva del Principe. Machiavelli applica le regole esposte nei capitoli precedenti alla crisi italiana cominciata con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492) e con la discesa di Carlo VIII (1494): i principi che hanno perso i loro stati non possono accusare la sorte, perché sono stati traditi dalle proprie scelte, militari e politiche.

Il tono si fa polemico e appassionato. L’analisi storica diventa un atto d’accusa contro i governanti italiani, e insieme l’indicazione della sola difesa che, secondo l’autore, non tradisce mai: quella che dipende dalle proprie forze e dalla propria virtù.

CUR ITALIAE PRINCIPES REGNUM AMISERUNT1

Le cose soprascripte2, observate prudentemente3, fanno parere antico uno principe nuovo4 e lo rendono subito più sicuro e più fermo nello stato5 che se vi fussi antiquato dentro6. Perché uno principe nuovo è molto più observato7 nelle sua actioni che uno ereditario: e quando le sono conosciute virtuose, pigliono molto più gl’uomini e molto più gli obligano che el sangue antico8. Perché gli uomini sono molto più presi dalle9 cose presenti che dalle passate: e quando nelle presenti truovono il bene10, vi si godono11 e non cercano altro; anzi, piglieranno ogni difesa per lui12, quando el principe non manchi nelle altre cose ad se medesimo13. E così arà duplicata gloria14: di avere dato principio15 a uno principato, et ornatolo e corroboratolo di16 buone leggie, di buone arme e di buoni exempli17; come quello ha duplicata vergogna che, nato principe, per sua poca prudenzia lo ha perduto18.

Parafrasi

Se le regole esposte fin qui vengono applicate con giudizio, fanno sembrare un principe nuovo un sovrano di antica dinastia, e lo rendono subito più sicuro e più saldo nel suo stato che se vi regnasse da sempre. Un principe nuovo, infatti, è osservato nelle sue azioni molto più di un principe ereditario; e quando le sue azioni si rivelano valide, conquistano gli uomini e li legano a lui molto più di quanto farebbe un'antica discendenza. Gli uomini, infatti, si interessano molto più al presente che al passato: quando nel presente trovano il loro vantaggio, ne sono contenti e non cercano altro; anzi, faranno di tutto per difendere il principe, purché lui, per il resto, non venga meno ai suoi doveri. Così avrà una gloria doppia: quella di aver fondato un principato e quella di averlo arricchito e rafforzato con buone leggi, buone armi e buoni esempi. Allo stesso modo, merita una vergogna doppia chi, nato principe, ha perso lo stato per la sua scarsa prudenza.

E se si considera quelli signori che in Italia hanno perduto lo stato ne’ nostri tempi, come el Re di Napoli19, Duca di Milano20 et altri21: si troverrà in loro prima22 uno comune difetto quanto alle arme23, per le cagione che di sopra a lungo si sono discorse24; di poi si vedrà alcuni di loro o che arà avuto inimici e populi, o (se arà avuto il populo amico) non si sarà saputo assicurare de’ grandi25. Perché sanza questi difetti non si perdano gli stati che abbino tanto nervo26 che possino tenere27 uno exercito alla campagnia28. Philippo macedone, non il patre di Alexandro ma quello che fu da Tito Quinto vinto, aveva non molto stato rispetto alla grandeza de’ Romani e di Grecia che l’assaltò29. Nondimanco30, per essere uomo militare31 e che sapeva intrattenere32 il populo et assicurarsi de’ grandi, sostenne33 più anni la guerra contro a quelli; e se alla fine perdé il dominio di qualche ciptà34, li rimase nondimanco el regno35.

Parafrasi

Se si considerano i signori che ai nostri tempi hanno perso lo stato in Italia, come il re di Napoli, il duca di Milano e altri, si troverà in loro, in primo luogo, un difetto comune nell'organizzazione militare, per le ragioni di cui si è parlato a lungo in precedenza; poi si vedrà che alcuni di loro ebbero il popolo nemico, oppure, se lo ebbero amico, non seppero assicurarsi l'appoggio dei nobili. Senza questi errori, infatti, non si perdono gli stati che hanno abbastanza forza da mantenere un esercito in campo. Filippo di Macedonia, non il padre di Alessandro ma quello che fu sconfitto da Tito Quinzio Flaminino, aveva uno stato piccolo in confronto alla grandezza dei Romani e dei Greci che lo attaccarono. Tuttavia, poiché era un buon comandante e sapeva tenersi amico il popolo e assicurarsi l'appoggio dei nobili, riuscì a reggere la guerra contro di loro per molti anni; e se alla fine perse il controllo di alcune città, gli restò comunque il regno.

Pertanto questi nostri principi, e quali erano stati molti anni nel loro principato36, per averlo di poi perso non accusino la fortuna ma la ignavia loro37. Perché non avendo mai ne’ tempi quieti38 pensato che possino mutarsi39 (il che è comune difetto degli uomini, non fare conto nella bonaccia della tempesta40), quando poi vennono41 e tempi adversi, pensorno a fugirsi42 non a defendersi; e sperorono che e populi, infastiditi per la insolenzia de’ vincitori, gli richiamassino43. Il quale partito44 quando mancono gli altri45 è bono, ma è ben male avere lassiati li altri remedii per quello46: perché non si vorrebbe mai cadere per credere di trovare chi ti ricolga47. Il che o non adviene, o se li adviene non è con tua sicurtà48, per essere quella difesa suta vile e non dependere da te49. E quelle difese solamente sono buone, sono certe, sono durabili50, che dependano da te propio51 e dalla virtù tua52.

Parafrasi

Perciò questi nostri principi, che avevano governato i loro stati per molti anni, non diano la colpa alla fortuna di averli persi, ma alla propria inerzia. Nei tempi di pace non hanno mai pensato che le cose potessero cambiare, che è un difetto comune degli uomini: quando il mare è calmo non si pensa alla tempesta. Così, quando sono arrivati i tempi difficili, hanno pensato a fuggire, non a difendersi, e hanno sperato che i popoli, esasperati dalla prepotenza dei vincitori, li richiamassero. Questa soluzione va bene quando non ce ne sono altre, ma è un grave errore trascurare tutti gli altri rimedi per affidarsi soltanto a questa: non bisognerebbe mai lasciarsi cadere confidando che qualcuno venga a rialzarti. O questo non accade, oppure, se accade, non ti dà sicurezza, perché è una difesa debole che non dipende da te. Le sole difese buone, sicure e durature sono quelle che dipendono da te stesso e dalla tua virtù.

Note

  1. 1
    CUR ITALIAE... AMISERUNT: titolo latino, come tutti quelli dei capitoli del Principe: «perché i principi d’Italia hanno perso i loro stati».
    ↩
  2. 2
    Le cose soprascripte: i precetti esposti nei capitoli precedenti; con questo capitolo comincia la parte conclusiva dell’opera.
    ↩
  3. 3
    observate prudentemente: applicate con giudizio.
    ↩
  4. 4
    fanno... nuovo: danno al principe nuovo la stessa solidità di un sovrano di antica dinastia.
    ↩
  5. 5
    più fermo nello stato: più saldo nel suo dominio.
    ↩
  6. 6
    che se... dentro: che se vi regnasse da lungo tempo; antiquato significa «invecchiato».
    ↩
  7. 7
    observato: tenuto d’occhio, sotto lo sguardo di tutti. Nel capitolo II Machiavelli aveva spiegato perché il principe ereditario mantiene il potere più facilmente: i sudditi sono abituati alla sua famiglia.
    ↩
  8. 8
    e quando... antico: se le sue azioni si dimostrano valide, conquistano gli uomini e li legano a lui più di quanto farebbe un’antica discendenza.
    ↩
  9. 9
    presi dalle: attratti dalle, interessati alle.
    ↩
  10. 10
    il bene: il proprio vantaggio.
    ↩
  11. 11
    vi si godono: ne sono contenti.
    ↩
  12. 12
    piglieranno... lui: faranno di tutto per difenderlo.
    ↩
  13. 13
    quando... medesimo: purché, per il resto, il principe non venga meno ai suoi doveri.
    ↩
  14. 14
    arà... gloria: avrà una gloria doppia.
    ↩
  15. 15
    principio: inizio.
    ↩
  16. 16
    et ornatolo... di: e di averlo arricchito e rafforzato con.
    ↩
  17. 17
    buoni exempli: azioni di governo degne di essere imitate.
    ↩
  18. 18
    come quello... perduto: così come merita una doppia vergogna chi, principe per nascita, ha perso lo stato per mancanza di prudenza.
    ↩
  19. 19
    Re di Napoli: Federico I d’Aragona, re dal 1496; perse il regno nel 1501, quando Francia e Spagna se lo spartirono.
    ↩
  20. 20
    Duca di Milano: Ludovico Sforza, detto il Moro, cacciato nel 1499 dai Francesi di Luigi XII; rientrato per breve tempo a Milano nel 1500, fu tradito dai mercenari svizzeri, catturato e portato in Francia, dove morì nel 1508.
    ↩
  21. 21
    et altri: fra gli altri, probabilmente Piero de’ Medici, cacciato da Firenze nel 1494 all’arrivo di Carlo VIII.
    ↩
  22. 22
    prima: in primo luogo.
    ↩
  23. 23
    quanto alle arme: nell’organizzazione militare: questi principi si affidavano a soldati mercenari invece che a milizie proprie, tema su cui Machiavelli torna di continuo.
    ↩
  24. 24
    per le cagione... discorse: per le ragioni già esaminate a lungo nei capitoli XII-XIV.
    ↩
  25. 25
    di poi... grandi: in secondo luogo, alcuni ebbero contro di sé il popolo oppure, pur avendolo dalla loro parte, non seppero garantirsi l’appoggio delle grandi famiglie; e è la forma toscana dell’articolo i.
    ↩
  26. 26
    nervo: forza.
    ↩
  27. 27
    tenere: mantenere.
    ↩
  28. 28
    alla campagnia: in campo, pronto a combattere.
    ↩
  29. 29
    Philippo... assaltò: Filippo V di Macedonia, omonimo del padre di Alessandro Magno, sconfitto da Tito Quinzio Flaminino a Cinoscefale nel 197 a.C.; il suo regno era piccolo a confronto della potenza di Roma e dei Greci che lo attaccarono.
    ↩
  30. 30
    Nondimanco: tuttavia.
    ↩
  31. 31
    uomo militare: esperto nell’arte della guerra.
    ↩
  32. 32
    intrattenere: mantenersi amico.
    ↩
  33. 33
    sostenne: riuscì a reggere.
    ↩
  34. 34
    ciptà: città.
    ↩
  35. 35
    regno: dopo la sconfitta Filippo dovette lasciare il controllo delle città greche, ma conservò il trono di Macedonia fino alla morte, nel 179 a.C.
    ↩
  36. 36
    e quali... principato: che avevano governato a lungo il loro stato.
    ↩
  37. 37
    la ignavia loro: la propria inerzia, la mancanza di iniziativa.
    ↩
  38. 38
    tempi quieti: tempi di pace.
    ↩
  39. 39
    possino mutarsi: possano cambiare.
    ↩
  40. 40
    il che... tempesta: è un difetto tipico della natura umana: quando il mare è calmo non si pensa alla tempesta, cioè nei momenti favorevoli non si mettono in conto i rovesci della fortuna.
    ↩
  41. 41
    vennono: vennero.
    ↩
  42. 42
    pensorno a fugirsi: pensarono a fuggire.
    ↩
  43. 43
    e sperorono... richiamassino: e sperarono che i sudditi, esasperati dalla prepotenza dei vincitori, li richiamassero.
    ↩
  44. 44
    Il quale partito: questa soluzione.
    ↩
  45. 45
    quando... altri: quando non ce ne sono altre.
    ↩
  46. 46
    ma è ben... quello: ma è un grave errore trascurare tutti gli altri rimedi per affidarsi soltanto a questo.
    ↩
  47. 47
    perché non... ricolga: non bisognerebbe mai lasciarsi cadere contando sul fatto che qualcuno verrà a rialzarti.
    ↩
  48. 48
    Il che... sicurtà: cosa che o non accade, o, se accade, non ti dà alcuna sicurezza.
    ↩
  49. 49
    per essere... te: perché quella difesa è stata (suta) debole e dipende da altri, non da te.
    ↩
  50. 50
    sono buone... durabili: sono efficaci, sicure, durature.
    ↩
  51. 51
    da te propio: dalle tue stesse forze.
    ↩
  52. 52
    dalla virtù tua: dalla tua capacità, anche militare.
    ↩

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