
Nel capitolo VIII Machiavelli ha esaminato il caso del privato cittadino che diventa principe con il delitto e la violenza, come Agatocle di Siracusa e Oliverotto da Fermo. Il capitolo IX tratta il caso opposto: il cittadino che arriva al potere con il favore dei suoi concittadini. È il principato civile, che non richiede né una virtù eccezionale né una fortuna straordinaria, ma un'«astuzia fortunata».
Da questo punto di partenza Machiavelli costruisce una vera teoria della città e dei suoi conflitti. In ogni comunità si fronteggiano due «umori», due tendenze opposte: quella dei grandi, che vogliono comandare e opprimere, e quella del popolo, che vuole soltanto non essere oppresso. Il principe deve scegliere su quale delle due forze appoggiarsi, e Machiavelli non ha dubbi: il consenso del popolo è il fondamento più solido del potere, l'unico su cui si possa contare nei momenti di pericolo.
De principatu civili1
Ma venendo all'altra parte2, quando uno privato cittadino, non per scelleratezza o altra intollerabile violenzia3, ma con il favore degli altri suoi cittadini diventa principe della sua patria (il quale si può chiamare principato civile4; né a pervenirvi è necessario o tutta virtù o tutta fortuna, ma più presto5 una astuzia fortunata6), dico che si ascende a questo principato o con il favore del populo o con quello de' grandi7. Perché in ogni città si trovono8 questi dua umori9 diversi; e nasce da questo10, che il populo desidera non essere comandato né oppresso da' grandi, e li grandi desiderano comandare e opprimere il populo; e da questi dua appetiti11 diversi nasce nelle città uno de' tre effetti, o principato o libertà o licenzia12.
Parafrasi
Passando ora all'altro modo, cioè quando un privato cittadino diventa principe della sua patria non con il delitto o con un'altra violenza intollerabile, ma con il favore degli altri cittadini (si può chiamare principato civile, e per arrivarci non sono necessarie solo virtù o solo fortuna, ma piuttosto un'abilità accompagnata dalla buona sorte), dico che si sale a questo principato o con il favore del popolo o con quello dei grandi. In ogni città, infatti, si trovano queste due tendenze opposte, che nascono dal fatto che il popolo desidera non essere comandato né oppresso dai grandi, e i grandi desiderano comandare e opprimere il popolo; e da questi due desideri opposti nasce nelle città uno di questi tre effetti: il principato, la libertà o l'anarchia.
El principato è causato13 o dal populo o da' grandi, secondo che l'una o l'altra di queste parti ne ha la occasione14. Perché, vedendo e' grandi non potere resistere al populo, cominciano a voltare la reputazione a uno di loro15, e fannolo16 principe per potere, sotto la sua ombra17, sfogare il loro appetito18. El populo ancora19, vedendo non potere resistere a' grandi, volta la reputazione a uno, e lo fa principe, per essere con la autorità sua difeso. Colui che viene al principato con lo aiuto de' grandi, si mantiene con più difficultà20 che quello che diventa con lo aiuto del populo; perché si truova principe con di molti intorno che li paiano essere sua equali21, e per questo non li può né comandare né maneggiare22 a suo modo. Ma colui che arriva al principato con il favore popolare, vi si trova solo, e ha intorno o nessuno o pochissimi che non sieno parati23 a obedire. Oltre a questo, non si può con onestà satisfare24 a' grandi e sanza iniuria d'altri25, ma sì bene al populo: perché quello del populo è più onesto fine26 che quello de' grandi, volendo questi opprimere, e quello non essere oppresso. Praeterea27 del populo inimico uno principe non si può mai assicurare28, per essere troppi29; de' grandi si può assicurare, per essere pochi. El peggio che possa aspettare uno principe dal populo inimico, è lo essere abbandonato da lui; ma da' grandi, inimici, non solo debbe temere di essere abbandonato, ma etiam30 che loro li venghino contro31; perché, sendo in quelli più vedere e più astuzia32, avanzono sempre tempo33 per salvarsi, e cercono gradi34 con quello che sperano che vinca. È necessitato35 ancora el principe vivere sempre con quello medesimo populo; ma può ben fare sanza quelli medesimi grandi, potendo farne e disfarne36 ogni dì, e torre e dare, a sua posta37, reputazione loro38.
Parafrasi
Il principato è istituito dal popolo o dai grandi, a seconda di quale delle due parti ne abbia l'opportunità. Quando i grandi vedono di non poter resistere al popolo, cominciano a concentrare il loro sostegno su uno di loro e lo fanno principe, per poter soddisfare, sotto la sua protezione, il loro desiderio di dominio. Anche il popolo, quando vede di non poter resistere ai grandi, concentra il suo sostegno su uno e lo fa principe, per essere difeso dalla sua autorità. Chi arriva al principato con l'aiuto dei grandi si mantiene con più difficoltà di chi lo ottiene con l'aiuto del popolo, perché si ritrova principe con molti intorno che si considerano suoi pari, e per questo non può comandarli né guidarli a suo modo. Chi invece arriva al principato con il favore popolare vi si trova solo, e intorno a sé non ha nessuno, o pochissimi, che non siano pronti a obbedire. Inoltre non si possono soddisfare i grandi onestamente e senza danneggiare altri, mentre si può soddisfare il popolo, perché lo scopo del popolo è più giusto di quello dei grandi: questi vogliono opprimere, il popolo vuole non essere oppresso. Inoltre un principe non può mai mettersi al sicuro da un popolo nemico, perché è formato da troppe persone; dai grandi invece può difendersi, perché sono pochi. Il peggio che un principe possa aspettarsi da un popolo nemico è di essere abbandonato; dai grandi nemici deve temere non solo di essere abbandonato, ma anche che gli si rivoltino contro, perché essi, più lungimiranti e più astuti, si muovono sempre in tempo per salvarsi e cercano di ottenere favori da chi sperano che vinca. Il principe, inoltre, è costretto a vivere sempre con lo stesso popolo, mentre può fare a meno degli stessi grandi, perché può crearne e abbatterne ogni giorno, e togliere o dare loro prestigio a suo piacimento.
E per chiarire meglio questa parte, dico come e' grandi si debbano considerare in dua modi principalmente: o si governano in modo, col procedere loro, che si obligano in tutto alla tua fortuna39, o no. Quelli che si obligano, e non sieno rapaci40, si debbono onorare ed amare; quelli che non si obligano, si hanno ad esaminare in dua modi. O fanno questo per pusillanimità e defetto naturale di animo41; allora tu ti debbi servire di quelli massime42 che sono di buono consiglio43, perché nelle prosperità te ne onori, e non hai nelle avversità da temerne; ma quando non si obligano ad arte e per cagione ambiziosa44, è segno come pensano più a sé che a te; e da quelli si debbe el principe guardare, e temerli come se fussino scoperti inimici45, perché sempre, nelle avversità, aiuteranno ruinarlo46.
Parafrasi
Per chiarire meglio questo punto, dico che i grandi si devono considerare soprattutto in due modi: o si comportano in modo da legare completamente le loro sorti alle tue, o no. Quelli che si legano a te, e non sono avidi, si devono onorare e amare; quelli che non si legano vanno esaminati in due modi. Se lo fanno per viltà e per innata mancanza di coraggio, allora devi servirti soprattutto di quelli che sanno dare buoni consigli, perché nei momenti favorevoli ti fanno onore e in quelli avversi non hai motivo di temerli. Ma quando non si legano a te per calcolo e per ambizione, è segno che pensano più a sé stessi che a te: da questi il principe deve guardarsi e deve temerli come se fossero nemici dichiarati, perché nei momenti avversi lo aiuteranno sempre a rovinarsi.
Debbe, pertanto, uno che diventi principe mediante il favore del populo, mantenerselo amico; il che li fia facile47, non domandando lui se non di non essere oppresso. Ma uno che, contro al populo, diventi principe con il favore de' grandi debbe innanzi a ogni altra cosa, cercare di guadagnarsi el populo; il che li fia facile, quando pigli la protezione sua48. E perché gli uomini, quando hanno bene da chi credevano avere male, si obligano più al benificatore49 loro, diventa el populo, subito, più suo benivolo50 che se si fussi condotto al principato con li favori suoi51. E puosselo52 el principe guadagnare in molti modi; li quali, perché variano secondo el subietto53, non se ne può dare certa regola54, e però si lasceranno indrieto55. Concluderò solo che a uno principe è necessario avere el populo amico; altrimenti non ha, nelle avversità, remedio56.
Parafrasi
Chi diventa principe con il favore del popolo deve dunque conservarselo amico, e gli sarà facile, perché il popolo chiede soltanto di non essere oppresso. Ma chi diventa principe contro il popolo, con il favore dei grandi, deve prima di ogni altra cosa cercare di conquistarsi il popolo, e gli sarà facile se lo prenderà sotto la sua protezione. E poiché gli uomini, quando ricevono del bene da chi credevano che avrebbe fatto loro del male, si legano di più al loro benefattore, il popolo gli diventa subito più favorevole che se fosse arrivato al principato con il suo appoggio. Il principe può conquistarsi il popolo in molti modi, ma poiché cambiano secondo le situazioni non se ne può dare una regola sicura, e perciò li tralascerò. Concluderò soltanto che a un principe è necessario avere il popolo amico: altrimenti, nei momenti avversi, non ha scampo.
Nabide57, principe delli Spartani, sostenne la obsidione58 di tutta Grecia e di uno esercito romano vittoriosissimo59, e difese contro a quelli la patria sua e il suo stato; e li bastò solo, sopravvenente il periculo60, assicurarsi di pochi61: che se egli avessi avuto el populo inimico, questo non li bastava. E non sia alcuno che repugni62 a questa mia opinione con quello proverbio trito63, che chi fonda in sul populo, fonda in sul fango64; perché quello è vero quando uno cittadino privato vi fa su fondamento e dassi a intendere65 che il populo lo liberi, quando e' fussi oppresso da' nimici66 o da' magistrati (in questo caso si potrebbe trovare spesso ingannato, come a Roma e' Gracchi67 e a Firenze messer Giorgio Scali68); ma sendo uno principe che vi fondi su, che possa comandare, e sia uomo di core69 né si sbigottisca nelle avversità, e non manchi delle altre preparazioni70, e tenga con lo animo e ordini suoi animato lo universale71, mai si troverrà ingannato da lui; e li parrà avere fatti li suoi fondamenti buoni72.
Parafrasi
Nabide, principe degli Spartani, sostenne l'assedio di tutta la Grecia e di un esercito romano reduce da grandi vittorie, e difese contro di loro la sua patria e il suo potere; all'arrivo del pericolo gli bastò mettersi al sicuro da pochi, mentre se avesse avuto il popolo nemico questo non gli sarebbe bastato. E nessuno si opponga a questa mia opinione con il proverbio logoro secondo cui chi costruisce sul popolo costruisce sul fango. Questo è vero quando un privato cittadino vi si appoggia e si illude che il popolo lo liberi se viene oppresso dai nemici o dai magistrati: in questo caso potrebbe ritrovarsi spesso ingannato, come accadde a Roma ai Gracchi e a Firenze a messer Giorgio Scali. Ma se a fondarsi sul popolo è un principe capace di comandare, coraggioso, che non si perde d'animo nelle avversità, che non trascura gli altri preparativi e che con il proprio coraggio e i propri provvedimenti tiene vivo l'animo di tutti, non si troverà mai ingannato dal popolo, e vedrà di aver posto solide fondamenta al suo potere.
Sogliono questi principati periclitare73 quando sono per salire dallo ordine civile allo assoluto74. Perché questi principi, o comandano per loro medesimi75, o per mezzo de' magistrati76; nell'ultimo caso, è più debole e più periculoso lo stare loro77, perché gli stanno al tutto con la voluntà78 di quelli cittadini che sono preposti a' magistrati: li quali, massime ne' tempi avversi, li possono torre79 con facilità grande lo stato, o con farli contro80 o con non lo obedire. E el principe non è a tempo81, ne' periculi, a pigliare la autorità assoluta; perché li cittadini e sudditi82, che sogliono avere e' comandamenti83 da' magistrati, non sono, in quelli frangenti, per obedire a' suoi84; e arà85 sempre, ne' tempi dubii86, penuria di chi lui si possa fidare. Perché simile principe non può fondarsi sopra quello che vede ne' tempi quieti, quando e' cittadini hanno bisogno dello stato87; perché allora ognuno corre88, ognuno promette, e ciascuno vuole morire per lui, quando la morte è discosto89; ma ne' tempi avversi, quando lo stato ha bisogno de' cittadini, allora se ne trova pochi. E tanto più è questa esperienza90 periculosa, quanto la non si può fare se non una volta. E però uno principe savio debba91 pensare uno modo per il quale li sua cittadini, sempre e in ogni qualità di tempo92, abbino bisogno dello stato e di lui; e sempre poi li saranno fedeli.
Parafrasi
Questi principati di solito corrono pericolo quando stanno per passare dal governo civile a quello assoluto. Questi principi infatti comandano o direttamente o per mezzo dei magistrati; nel secondo caso la loro posizione è più debole e più pericolosa, perché dipendono del tutto dalla volontà dei cittadini che occupano le magistrature, i quali, soprattutto nei momenti avversi, possono togliere loro il potere con grande facilità, opponendosi apertamente o non obbedendo. E nei pericoli il principe non fa in tempo a prendere l'autorità assoluta, perché i cittadini e i sudditi, abituati a ricevere ordini dai magistrati, in quei momenti difficili non sono disposti a obbedire ai suoi; e nei tempi incerti avrà sempre scarsità di persone di cui potersi fidare. Un principe simile, infatti, non può basarsi su ciò che vede nei tempi tranquilli, quando i cittadini hanno bisogno dello stato: allora tutti accorrono, tutti promettono, e ognuno vuole morire per lui, finché la morte è lontana; ma nei tempi avversi, quando lo stato ha bisogno dei cittadini, se ne trovano pochi. E questa prova è tanto più pericolosa perché si può fare una volta sola. Perciò un principe saggio deve trovare un modo per cui i suoi cittadini, sempre e in ogni circostanza, abbiano bisogno dello stato e di lui: così gli saranno sempre fedeli.
Note
- 1De principatu civili: «Il principato civile» (latino).↩
- 2all'altra parte: all'altro modo. All'inizio del capitolo VIII Machiavelli aveva distinto due vie per cui un privato cittadino può diventare principe senza dovere tutto alla fortuna o alla virtù: il delitto, argomento del capitolo VIII, e il favore dei concittadini, argomento di questo capitolo.↩
- 3violenzia: violenza; forma latineggiante (dal latino violentia).↩
- 4principato civile: civile perché nasce dal consenso dei cittadini e non dalla violenza; l'aggettivo riguarda sia il modo in cui il potere si conquista, sia il modo in cui si conserva, nell'equilibrio fra le forze interne della città.↩
- 5più presto: piuttosto; forma del fiorentino parlato.↩
- 6astuzia fortunata: un'abilità accompagnata dalla buona sorte. L'espressione unisce i due poli del pensiero di Machiavelli: l'iniziativa umana (qui l'astuzia, una forma di virtù) e la fortuna.↩
- 7populo... grandi: il populo (forma latineggiante per «popolo») è il ceto medio di mercanti, artigiani e piccoli proprietari che partecipa alla vita politica della città, non la massa dei lavoratori salariati; i grandi sono le famiglie aristocratiche e più ricche, gli «ottimati».↩
- 8trovono: trovano; desinenza in -ono del fiorentino quattro-cinquecentesco.↩
- 9dua umori: due tendenze. Dua è forma fiorentina per «due»; umori è un termine della medicina antica: secondo la dottrina di Ippocrate e di Galeno la salute e il temperamento dipendono dall'equilibrio di quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera). Machiavelli lo usa per descrivere la città come un corpo vivente, con un lessico naturalistico che gli è caro.↩
- 10e nasce da questo: e ciò deriva dal fatto.↩
- 11appetiti: desideri, impulsi; anche questo termine appartiene al lessico naturalistico, come umori.↩
- 12principato o libertà o licenzia: il governo di uno solo, il libero governo della repubblica, oppure l'anarchia, cioè l'uso disordinato della libertà.↩
- 13causato: prodotto, istituito.↩
- 14secondo che... occasione: a seconda di quale delle due parti ne abbia l'opportunità.↩
- 15voltare la reputazione a uno di loro: far convergere il proprio sostegno e il proprio prestigio su uno di loro.↩
- 16fannolo: lo fanno; il pronome si unisce al verbo (enclisi), come era normale nella lingua antica.↩
- 17sotto la sua ombra: al riparo della sua protezione.↩
- 18sfogare il loro appetito: soddisfare il loro desiderio di dominio.↩
- 19El populo ancora: il popolo, a sua volta; el è la forma fiorentina dell'articolo «il».↩
- 20difficultà: difficoltà; forma latineggiante (dal latino difficultas).↩
- 21si truova... equali: si trova a essere principe con molti intorno che gli sembrano suoi pari; sua è forma fiorentina invariabile del possessivo.↩
- 22maneggiare: guidare, dirigere.↩
- 23parati: pronti; latinismo (dal latino paratus).↩
- 24satisfare: soddisfare; latinismo.↩
- 25sanza iniuria d'altri: senza recare offesa e danno ad altri; sanza è forma antica per «senza».↩
- 26più onesto fine: uno scopo più giusto.↩
- 27Praeterea: inoltre (latino).↩
- 28assicurare: mettere al sicuro, proteggere.↩
- 29per essere troppi: perché i popolani sono troppo numerosi.↩
- 30etiam: anche (latino).↩
- 31venghino contro: gli si rivoltino contro; venghino è forma antica per «vengano».↩
- 32sendo in quelli più vedere e più astuzia: poiché nei grandi c'è maggiore lungimiranza e maggiore astuzia; sendo vale «essendo».↩
- 33avanzono sempre tempo: si muovono sempre in anticipo, guadagnano tempo.↩
- 34cercono gradi: cercano di ottenere favori e posizioni.↩
- 35È necessitato: è costretto.↩
- 36farne e disfarne: crearne e distruggerne, cioè innalzare nuovi grandi o abbassarli.↩
- 37a sua posta: a suo piacimento.↩
- 38reputazione loro: il loro prestigio e la loro autorità.↩
- 39si obligano in tutto alla tua fortuna: legano completamente le loro sorti alle tue. Qui Machiavelli passa alla seconda persona e si rivolge direttamente al principe.↩
- 40rapaci: avidi dei beni altrui.↩
- 41pusillanimità... animo: viltà e innata mancanza di coraggio; defetto è forma latineggiante per «difetto».↩
- 42massime: soprattutto (latino).↩
- 43di buono consiglio: capaci di dare buoni consigli, cioè esperti e saggi.↩
- 44ad arte e per cagione ambiziosa: per calcolo e per ambizione.↩
- 45scoperti inimici: nemici dichiarati.↩
- 46aiuteranno ruinarlo: aiuteranno a rovinarlo, cioè contribuiranno a fargli perdere lo stato.↩
- 47li fia facile: gli sarà facile; fia è un'antica forma del futuro di «essere».↩
- 48pigli la protezione sua: prenda a proteggere il popolo.↩
- 49benificatore: benefattore.↩
- 50benivolo: benevolo, ben disposto.↩
- 51che se... favori suoi: che se il principe fosse giunto al potere con il suo appoggio.↩
- 52puosselo: se lo può; forma con enclisi dei pronomi.↩
- 53subietto: la situazione particolare (latinismo, dal latino subiectum).↩
- 54certa regola: una regola sicura.↩
- 55indrieto: da parte.↩
- 56remedio: rimedio, scampo.↩
- 57Nabide: Nabide fu tiranno di Sparta dal 207 al 192 a.C.; cercò l'appoggio del popolo con la cancellazione dei debiti e la distribuzione delle terre dei nobili. Nel 195 a.C. resistette all'attacco dei Romani guidati da Tito Quinzio Flaminino e dei loro alleati greci: dovette accettare una pace che gli tolse alcuni territori, ma conservò il potere. Fu ucciso nel 192 a.C. dagli Etoli, giunti a Sparta come alleati.↩
- 58obsidione: assedio; latinismo (dal latino obsidio).↩
- 59vittoriosissimo: reduce da grandi vittorie: nel 197 a.C. i Romani avevano sconfitto Filippo V di Macedonia a Cinoscefale.↩
- 60sopravvenente il periculo: al sopraggiungere del pericolo; costruzione latineggiante con il participio presente.↩
- 61assicurarsi di pochi: mettersi al sicuro da pochi oppositori, cioè dai nobili ostili.↩
- 62repugni: si opponga.↩
- 63proverbio trito: proverbio logoro, ripetuto da tutti.↩
- 64chi fonda... fango: chi costruisce sul popolo costruisce sul fango, cioè su un terreno instabile.↩
- 65dassi a intendere: si illude.↩
- 66nimici: nemici.↩
- 67Gracchi: Tiberio e Gaio Gracco, tribuni della plebe a Roma, promotori di riforme agrarie a favore dei piccoli proprietari: furono uccisi in tumulti suscitati dai loro avversari, Tiberio nel 133 e Gaio nel 121 a.C., senza che il popolo riuscisse a difenderli.↩
- 68Giorgio Scali: ricco fiorentino che, dopo il tumulto dei Ciompi (1378), fu fra i capi del governo popolare insieme a Tommaso Strozzi; nel 1382 fu decapitato, e il popolo su cui contava non si mosse per salvarlo.↩
- 69uomo di core: uomo coraggioso.↩
- 70preparazioni: provvedimenti, preparativi.↩
- 71tenga... lo universale: mantenga vivo l'animo di tutti i sudditi (lo universale, la collettività) con il proprio coraggio e con i propri provvedimenti (ordini).↩
- 72e li parrà... buoni: e si accorgerà di aver posto solide fondamenta al suo potere.↩
- 73periclitare: correre pericolo; latinismo (dal latino periclitari).↩
- 74dallo ordine civile allo assoluto: dal governo fondato sul consenso al potere assoluto, esercitato direttamente dal principe.↩
- 75per loro medesimi: da sé, direttamente.↩
- 76magistrati: le magistrature, cioè le cariche pubbliche.↩
- 77lo stare loro: la loro posizione.↩
- 78gli stanno al tutto con la voluntà: dipendono del tutto dalla volontà.↩
- 79torre: togliere.↩
- 80con farli contro: opponendosi apertamente a lui.↩
- 81non è a tempo: non fa in tempo.↩
- 82cittadini e sudditi: gli abitanti della città, che partecipano alla vita politica, e gli abitanti del territorio soggetto alla città, che ne sono esclusi.↩
- 83comandamenti: ordini.↩
- 84non sono... a' suoi: in quei momenti difficili non sono disposti a obbedire ai suoi ordini.↩
- 85arà: avrà.↩
- 86dubii: incerti, difficili.↩
- 87quando... dello stato: quando i cittadini hanno bisogno dello stato, cioè dei suoi benefici e della sua protezione.↩
- 88ognuno corre: ognuno accorre, si fa avanti.↩
- 89discosto: lontana.↩
- 90esperienza: prova: mettere alla prova la fedeltà dei cittadini nel momento del pericolo.↩
- 91debba: deve; il congiuntivo ha qui valore esortativo.↩
- 92ogni qualità di tempo: ogni circostanza.↩
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