Nell’analisi che, a partire dal capitolo XVI, Machiavelli compie delle qualità e dei comportamenti che un principe deve assumere per mantenere il potere, particolare rilievo assume il capitolo XVIII, che affronta la questione della lealtà di chi governa. È conveniente per lo stato che il principe sia leale o meno? Ancora una volta, l’«experienzia» mostra la debolezza o scarsa efficacia dei valori morali: sarebbe auspicabile che un principe si comportasse rettamente, dice l’autore, ma la realtà umana, segnata dal male e dall’interesse personale, non permette a chi agisce sempre con onestà di raggiungere i propri scopi; meglio allora che il principe finga di avere tutte le qualità positive, che da lui si desiderano (bontà, lealtà, religiosità), e se ne sappia però distaccare, volgendosi al male, per il bene dello stato.
QUOMODO FIDES A PRINCIPIBUS SIT SERVANDA1
Quanto sia laudabile in uno principe il mantenere la fede2, e vivere con integrità3 e non con astuzia, ciascuno lo intende4. Nondimanco5 si vede per experienzia6, nelli nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e cervelli delli uomini7: et alla fine hanno superato8 quelli che si sono fondati in sulla realtà9.
Parafrasi
Tutti sanno quanto sia degno di lode un principe che mantiene la parola data e si comporta con onestà invece che con l'inganno. Eppure l'esperienza dei nostri tempi mostra che hanno fatto grandi cose proprio quei principi che si sono curati poco della parola data e hanno saputo raggirare con l'astuzia le menti degli uomini; e alla fine hanno avuto la meglio su quelli che si sono comportati in modo leale.
Dovete adunque sapere come e’ sono dua generazioni di combattere: l’uno, con le leggie; l’altro, con la forza10. Quel primo è propio dello uomo; quel secondo, delle bestie. Ma perché el primo molte volte non basta, conviene11 ricorrere al secondo: pertanto ad uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo12. Questa parte è suta insegniata13 alli principi copertamente14 dalli antichi scriptori: li quali scrivono come Achille, e molti altri di quelli principi antichi, furono dati a nutrire ad Chirone centauro che sotto la sua disciplina li custodissi15. Il che non vuole dire altro, avere per preceptore uno mezo bestia e mezo uomo, se non che bisogna ad uno principe sapere usare l’una e l’altra natura16: e l’una sanza l’altra non è durabile17. Sendo dunque necessitato uno principe sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la volpe et il lione18: perché el lione non si defende da’ lacci19, la volpe non si difende da’ lupi. Bisogna adunque essere volpe a conoscere20 e lacci, e lione a sbigottire21 e lupi: coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono22.
Parafrasi
Dovete dunque sapere che ci sono due modi di combattere: uno con le leggi, l'altro con la forza. Il primo è proprio dell'uomo, il secondo delle bestie. Ma poiché il primo spesso non basta, bisogna ricorrere al secondo: per questo un principe deve saper usare bene sia la bestia sia l'uomo. Gli scrittori antichi lo hanno insegnato ai principi in forma velata, raccontando che Achille e molti altri principi dell'antichità furono affidati al centauro Chirone perché li educasse. Avere come maestro un essere mezzo bestia e mezzo uomo significa proprio questo: un principe deve saper usare entrambe le nature, e l'una senza l'altra non dura. Dovendo dunque saper usare la bestia, il principe deve prendere a modello la volpe e il leone: il leone infatti non sa difendersi dalle trappole, e la volpe non sa difendersi dai lupi. Bisogna quindi essere volpe per riconoscere le trappole e leone per spaventare i lupi; chi si affida soltanto al leone non ha capito niente.
Non può pertanto uno signore prudente, né debbe observare la fede23, quando tale observanzia gli torni contro24 e che sono spente le cagioni che la feciono promettere25. E se li uomini fussino26 tutti buoni, questo precepto non sare’ buono27; ma perché sono tristi28 e non la observerebbono ad te, tu etiam non l’hai ad observare a loro29: né mai ad uno principe mancorno cagioni legittime di colorire la inobservanzia30. Di questo se ne potre’ dare infiniti exempli moderni e monstrare quante pace31, quante promisse32 sono state fatte irrite e vane33 per la infidelità34 de’ principi: e quello che ha saputo meglio usare la volpe, è meglio capitato35. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore36: e sono tanto semplici37 gli uomini e tanto ubidiscono alle necessità presenti38, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.
Parafrasi
Perciò un signore accorto non può, e non deve, mantenere la parola data quando rispettarla gli si ritorcerebbe contro e quando sono venuti meno i motivi per cui l'aveva promessa. Se gli uomini fossero tutti buoni, questo precetto non sarebbe giusto; ma poiché sono malvagi e non manterrebbero la parola con te, neppure tu sei tenuto a mantenerla con loro. E a un principe non mancano mai pretesti legittimi per mascherare il fatto di non averla mantenuta. Se ne potrebbero portare infiniti esempi recenti, mostrando quante paci e quante promesse sono state rese nulle e inutili dalla slealtà dei principi; e chi ha saputo imitare meglio la volpe ha avuto più successo. Ma questa natura bisogna saperla mascherare bene, ed essere grandi nel fingere e nel nascondere: gli uomini sono così ingenui e così pronti a piegarsi alle necessità del momento che chi inganna troverà sempre qualcuno disposto a lasciarsi ingannare.
Io non voglio delli exempli freschi39 tacerne uno. Alexandro sexto40 non fece mai altro, non pensò mai ad altro che ad ingannare uomini: e sempre trovò subietto41 da poterlo fare. E non fu mai uomo che avessi magiore efficacia in asseverare e con magiori iuramenti affermassi una cosa, che la observassi meno42: nondimeno sempre gli succederono gl’inganni ad votum43, perché conosceva bene questa parte del mondo44.
Parafrasi
Fra gli esempi recenti non voglio tacerne uno. Papa Alessandro VI non fece mai altro e non pensò mai ad altro che a ingannare gli uomini, e trovò sempre qualcuno da ingannare. Non ci fu mai un uomo più convincente nell'assicurare una cosa, né che la giurasse con giuramenti più solenni, e che poi la rispettasse di meno; eppure i suoi inganni gli riuscirono sempre come voleva, perché conosceva bene questo aspetto del mondo.
A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto45 tutte le soprascritte qualità46, ma è ben necessario parere47 di averle. Anzi ardirò di48 dire questo, che avendole et observandole49 sempre, sono damnose, e parendo di averle50, sono utili: come parere piatoso51, fedele, umano, intero52, relligioso53, et essere54; ma stare in modo edificato con lo animo che55, bisognando non essere56, tu possa e sappia diventare il contrario. Et hassi ad intendere questo57: che uno principe (e maxime58 uno principe nuovo) non può observare tutte quelle cose per le quali gli uomini sono chiamati buoni59, sendo spesso necessitato60 (per mantenere lo stato) operare61 contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che egli abbia uno animo disposto a volgersi secondo che e venti della fortuna e la variazione delle cose gli comandano62, e (come di sopra dixi) non partirsi dal bene, potendo, ma sapere entrare nel male, necessitato63. Debba64 adunque uno principe avere gran cura che non gli esca mai di boca cosa che non sia piena delle soprascripte cinque qualità65: e paia, ad udirlo e vederlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto religione. E non è cosa più necessaria ad parere di avere, che questa ultima qualità66.
Parafrasi
A un principe, dunque, non è necessario possedere davvero tutte le qualità di cui ho parlato, ma è assolutamente necessario sembrare di possederle. Oserò anzi dire che, se le possiede e le mette sempre in pratica, gli sono dannose, mentre se sembra di possederle gli sono utili: deve sembrare pietoso, leale, umano, onesto, religioso, ed esserlo anche; ma con l'animo pronto, quando è necessario non esserlo, a saper diventare il contrario. Bisogna capire che un principe, soprattutto un principe nuovo, non può praticare tutto ciò per cui gli uomini sono considerati buoni, perché per conservare lo stato è spesso costretto ad agire contro la parola data, contro la carità, contro l'umanità, contro la religione. Deve quindi avere un animo disposto a cambiare direzione secondo come lo spingono i venti della fortuna e il mutare delle circostanze e, come ho detto prima, non allontanarsi dal bene quando è possibile, ma saper entrare nel male quando è necessario. Il principe deve dunque stare molto attento a non dire mai nulla che non sia ispirato alle cinque qualità che ho elencato, e a sembrare, a chi lo ascolta e lo vede, tutto pietà, tutto lealtà, tutto onestà, tutto umanità, tutto religione. E nessuna qualità è più necessaria da mostrare di quest'ultima.
E li uomini in universali67 iudicano più alli ochi che alle mani68: perché tocca ad vedere ad ogniuno, a sentire a pochi69; ogniuno vede quello che tu pari70, pochi sentono quello che tu se’71; e quelli pochi non ardiscano72 opporsi alla oppinione di molti, che abbino la maestà dello stato che gli difenda73. E nelle actione di tutti li uomini e maxime de’ principi, dove non è iudizio ad chi reclamare, si guarda al fine74. Facci dunque uno principe di vincere75 e mantenere lo stato: e mezi sempre fieno iudicati76 onorevoli e da ciascuno saranno laudati. Perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa77: e nel mondo non è se non vulgo78, e pochi non ci hanno luogo quando gli assai hanno dove appogiarsi79.
Parafrasi
Gli uomini in generale giudicano più con gli occhi che con le mani: tutti possono vedere, ma pochi possono toccare con mano. Tutti vedono quello che sembri, pochi conoscono quello che sei; e quei pochi non osano opporsi all'opinione dei molti, che hanno dalla loro parte l'autorità dello stato a difenderli. Nelle azioni di tutti gli uomini, e soprattutto dei principi, contro i quali non c'è un tribunale a cui ricorrere, si guarda al risultato. Il principe faccia dunque in modo di vincere e di conservare lo stato: i mezzi saranno sempre giudicati onorevoli e lodati da tutti. Perché la gente comune si lascia conquistare dalle apparenze e dal risultato delle cose; e nel mondo c'è soltanto gente comune, mentre i pochi non contano quando i molti hanno un punto d'appoggio.
Alcuno principe de’ presenti tempi, il quale non è bene nominare80, non predica mai altro che pace e fede81: e dell’una e dell’altra è inimicissimo; e l’una e l’altra, quando egli l’avessi observata, gli arebbe più volte tolto o la riputazione o lo stato82.
Parafrasi
Un principe dei nostri tempi, che è meglio non nominare, non fa altro che predicare la pace e la lealtà, ed è nemico giurato dell'una e dell'altra; e se le avesse rispettate davvero, l'una o l'altra gli avrebbe tolto più volte la reputazione o lo stato.
Note
- 1QUOMODO... SERVANDA: in quale modo i principi debbano mantenere la parola data (latino).↩
- 2fede: lealtà.↩
- 3integrità: onestà.↩
- 4intende: comprende.↩
- 5Nondimanco: tuttavia.↩
- 6per experienzia: alla prova dei fatti.↩
- 7aggirare... uomini: ingannare le menti degli uomini; e è la forma toscana dell’articolo determinativo maschile plurale.↩
- 8hanno superato: hanno vinto.↩
- 9realtà: sincerità.↩
- 10e’ sono dua... forza: sono due i modi di lottare: l’uno rispettando le leggi, l’altro con la forza. Combattere non è qui da intendersi solo in chiave militare, ma anche come capacità di amministrare e gestire le dinamiche che guidano lo stato e i suoi cittadini. E’ (ei, “egli/essi”) è pleonastico.↩
- 11conviene: è indispensabile.↩
- 12sapere bene... uomo: cioè sapere usare in modo politicamente efficace sia le qualità umane sia quelle propriamente bestiali.↩
- 13suta insegniata: stata insegnata.↩
- 14copertamente: in modo indiretto (cioè attraverso il mito).↩
- 15Achille... custodissi: Achille (come scrive anche Dante in Inferno, XII, vv. 70-71) e molti altri degli antichi principi furono affidati da crescere al centauro Chirone, affinché li ammaestrasse sotto il suo insegnamento. Nella mitologia classica, i centauri sono figure biformi: uomini nella parte superiore del corpo, cavalli nella parte inferiore (e quindi possiedono l’intelligenza dell’uomo e la forza del cavallo).↩
- 16Il che... natura: e questo, [cioè] avere per insegnante (preceptore) uno mezzo bestia e mezzo uomo, non significa altro se non imparare a usare la natura umana e quella ferina.↩
- 17non è durabile: non è durevole, cioè non basta al principe per rimanere al potere.↩
- 18Sendo... lione: essendo dunque un principe obbligato a ricorrere a qualità propriamente ferine, deve adottare quelle simboleggiate dalla volpe e dal leone. Il leone è figura della forza bruta ed evidenzia come il principe sia autorizzato a ricorrere, se necessario, alla violenza e alla crudeltà; la volpe è figura dell’astuzia e sottolinea il ricorso da parte del principe alla slealtà, all’infedeltà e alle promesse, soprattutto quando lo stato è in pericolo. La consueta simbologia (per cui il leone è emblema della forza e la volpe dell’astuzia) ha numerose attestazioni sia nella letteratura classica sia nella tradizione italiana (come per esempio in Dante, Inferno, XXVII, vv. 74-75).↩
- 19da’ lacci: dai tranelli.↩
- 20conoscere: riconoscere.↩
- 21sbigottire: spaventare.↩
- 22coloro che... intendono: quanti si affidano esclusivamente alla qualità del leone (la forza), non se ne avvedono.↩
- 23Non può... fede: un principe saggio, pertanto, non può e non deve tener fede alla parola data.↩
- 24quando tale... contro: se il mantenere (observanzia) [la parola data] gli risulti dannoso.↩
- 25e che sono... promettere: e quando sono venuti a mancare i motivi per cui ha formulato le sue promesse.↩
- 26fussino: fossero.↩
- 27non sare’ buono: non sarebbe efficace.↩
- 28tristi: malvagi.↩
- 29e non la... loro: e non manterrebbero fede alla parola data con te, anche tu non devi essere leale nei loro confronti.↩
- 30né mai... inobservanzia: e ad un principe mai sono mancati pretesti adeguati per mascherare (colorire) la slealtà (inobservanzia).↩
- 31pace: paci.↩
- 32promisse: promesse.↩
- 33irrite e vane: completamente inutili. L’espressione può essere considerata un’endiadi. L’aggettivo “irrito” deriva dal latino irritus, “non valido”.↩
- 34infidelità: slealtà.↩
- 35è meglio capitato: «ha avuto miglior successo» (Inglese).↩
- 36simulatore e dissimulatore: simulatore è chi mostra sentimenti che non prova o esprime pensieri a cui non crede; dissimulatore è chi nasconde i propri sentimenti o pensieri.↩
- 37semplici: ingenui (e quindi anche stolti).↩
- 38alle necessità presenti: alle circostanze del momento.↩
- 39freschi: recenti.↩
- 40Alexandro sexto: Alessandro VI, papa dal 1492 al 1503 e padre di Cesare Borgia detto il Valentino, è citato qui da Machiavelli come esempio proverbiale di capacità di finzione: di lui, infatti, Guicciardini, nella Storia d’Italia, riferisce che «non faceva mai quello che diceva».↩
- 41subietto: materia, cioè “vittime”.↩
- 42E non fu... meno: il senso della frase è che nessuno più di Alessandro VI era persuasivo nell’affermare una cosa, anche con grandi giuramenti, e meno fedele alla propria parola.↩
- 43gli succederono... votum: gli riuscirono gli inganni secondo il suo desiderio (ad votum, latino).↩
- 44questa parte del mondo: quest’arte della politica.↩
- 45in fatto: nei fatti, effettivamente.↩
- 46tutte... qualità: tutte le qualità prima elencate (nel capitolo XV).↩
- 47parere: sembrare.↩
- 48ardirò di: oserò.↩
- 49observandole: mettendole in pratica.↩
- 50parendo di averle: dando l’impressione di averle.↩
- 51piatoso: pietoso.↩
- 52intero: onesto.↩
- 53relligioso: devoto.↩
- 54et essere: ed esserlo veramente.↩
- 55stare... che: stare con l’ingegno pronto in modo che.↩
- 56bisognando non essere: se fosse necessario non essere [virtuoso].↩
- 57Et hassi... questo: e si deve capire bene questo.↩
- 58maxime: soprattutto (latino).↩
- 59per le quali... buoni: in base alle quali gli uomini sono comunemente giudicati buoni.↩
- 60sendo spesso necessitato: essendo spesso costretto. In modo evidente Machiavelli sottolinea ancora una volta come l’agire del principe non è dettato da valori morali, ma dal bene dello stato, e perciò non è imputabile alla malvagità o alla immoralità personale, bensì alla necessità, cioè al fatto di avere a che fare con gli uomini, che per natura sono malvagi.↩
- 61operare: agire.↩
- 62E però... comandano: e perciò è indispensabile che il principe abbia un temperamento capace di adeguarsi (mutando il proprio modo di procedere), a seconda di quello che gli richiedono i venti della fortuna e la mutabilità degli eventi.↩
- 63e (come... necessitato: e (come dissi prima) non si allontani dai comportamenti moralmente corretti, se possibile, ma sia capace di ricorrere a gesti riprovevoli (malvagi), quando necessario.↩
- 64Debba: deve.↩
- 65soprascripte cinque qualità: le cinque qualità sopra enunciate (piatoso, fedele, umano, intero, relligioso).↩
- 66E non è... qualità: e non c’è cosa che sia più necessario mostrare di avere che la religione. Secondo Machiavelli la religione è uno strumento fondamentale di coesione sociale.↩
- 67in universali: in generale.↩
- 68iudicano... mani: giudicano più con gli occhi che toccando con mano, cioè più in base all’apparenza che alla realtà.↩
- 69perché... pochi: perché a tutti è concesso vedere, a pochi di toccare con mano.↩
- 70pari: sembri.↩
- 71se’: sei.↩
- 72non ardiscano: non hanno il coraggio di.↩
- 73che abbino... difenda: che siano difesi dall’autorevolezza di chi detiene il potere.↩
- 74E nelle actione... fine: e [nel giudicare] le azioni di tutti gli uomini, e soprattutto dei principi, quando non c’è un giudice a cui fare appello (cioè quando non c’è un’autorità superiore a cui rimettersi) si guarda al risultato.↩
- 75Facci... vincere: faccia dunque il principe in modo di vincere.↩
- 76e mezi... giudicati: i mezzi [con cui ha raggiunto il potere] saranno (fieno) sempre giudicati.↩
- 77Perché el vulgo... cosa: perché il popolo viene conquistato da ciò che sembra (dalle apparenze), e con i risultati effettivi delle proprie azioni.↩
- 78e nel mondo... vulgo: e nel mondo la maggior parte delle persone sono vulgo (cioè formano una massa acritica, che valuta solo in base alle apparenze superficiali ed effimere).↩
- 79e pochi... appogiarsi: e i pochi uomini (che riescano a vedere la sostanza delle cose, al di sotto delle apparenze) non hanno modo di farsi valere (non ci hanno luogo), quando le masse (gli assai) trovano un sostegno [nell’autorità del principe].↩
- 80Alcuno principe... nominare: Machiavelli allude al re di Spagna, Ferdinando il Cattolico (del quale Guicciardini, nella Storia d’Italia, afferma che era «pieno in tutte le azioni di incredibile simulazione e dissimulazione»).↩
- 81fede: lealtà.↩
- 82gli arebbe... stato: gli avrebbe più volte tolto sia il prestigio sia il potere.↩
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