Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Principe nuovo e principe ereditario, l’accusa ai principi italiani, la previdenza come prima virtù politica.
Di chi è la colpa, secondo Machiavelli, se i principi italiani hanno perso i loro stati?
Dentro il testo
Il principe nuovo e il principe ereditario
Il capitolo si apre con un bilancio. Machiavelli confronta due figure: il principe nuovo, che si è conquistato lo stato con le proprie forze, e il principe ereditario, che lo ha ricevuto per via dinastica. La sua attenzione va soprattutto al primo, perché è proprio il principato nuovo che, nella sua prospettiva, può offrire una via d’uscita alla crisi italiana.
Il principe nuovo è sorvegliato da tutti, ma questo è anche il suo vantaggio: se governa bene, i sudditi si legano a lui più che a una dinastia antica, perché giudicano il presente e non il passato. Se riesce a consolidarsi, merita una doppia gloria: come fondatore di uno stato e come governante capace di dargli buone leggi, buone armi e buoni esempi.
Per il principe ereditario il conto è rovesciato. Se conserva ciò che ha ricevuto, nessuno gliene riconosce il merito; se lo perde per imprudenza, si copre di una doppia vergogna, perché ha dissipato una posizione di partenza favorevole.
Le colpe dei principi italiani
Questa premessa prepara il cuore del capitolo: l’atto d’accusa contro i principi italiani che hanno perso lo stato «ne’ nostri tempi», cioè negli anni successivi al 1494, travolti dalle invasioni francesi di Carlo VIII e di Luigi XII.
L’accusa è netta. Chi ha perso un potere che sembrava solido non può rifugiarsi nella sfortuna: deve riconoscere la propria ignavia, cioè l’inerzia e la mancanza di lungimiranza con cui ha lasciato che gli eventi lo travolgessero. Machiavelli lo dice senza attenuazioni: i principi «non accusino la fortuna ma la ignavia loro».
Il bersaglio è l’alibi della sfortuna. La rovina di sovrani come Federico d’Aragona o Ludovico il Moro non è caduta dal cielo: deriva dal fatto che, nei tempi favorevoli, non hanno usato il loro potere per costruire leggi, consenso e forza militare. Da qui la massima di valore generale: è difetto comune degli uomini «non fare conto nella bonaccia della tempesta». All’origine delle catastrofi c’è quasi sempre una mancanza di previdenza.

Il principe previdente
Ne discende il primo dovere del principe: usare i periodi di pace per prepararsi alle crisi che prima o poi arriveranno. Per Machiavelli la politica è l’arte di ridurre il più possibile il margine della fortuna: il rischio non si può cancellare, ma si può prevedere e contenere. Proprio perché il futuro è incerto, il principe non può aspettare che qualcuno venga a salvarlo, né affidarsi alle armi di altri.
La ricetta nasce in negativo dai tre errori rimproverati ai principi italiani:
- non hanno costruito un esercito proprio, affidandosi ai mercenari;
- alcuni si sono inimicati il popolo;
- altri non hanno saputo assicurarsi l’appoggio dei grandi, le famiglie più potenti.
Rovesciati, questi errori diventano un programma: un principe che in tempo di pace si dà armi proprie, conserva il favore del popolo e tiene legati a sé i nobili ha già costruito la sua difesa prima che arrivi la tempesta. Le sole difese valide, conclude il capitolo, sono quelle che dipendono da te e dalla tua virtù.
Verso le competenze
Esercizi
Comprendere
- Il capitolo è diviso in tre paragrafi: dai a ciascuno un titolo che ne riassuma il contenuto.
- Il capitolo si apre richiamando in generale «le cose soprascripte», senza indicare un passo preciso del trattato. Perché, secondo te?
Analizzare
- In che senso Filippo V di Macedonia è per Machiavelli un modello?
- Trova nel capitolo due esempi di costruzione dilemmatica (o… o…).
- «Il che è comune difetto degli uomini, non fare conto nella bonaccia della tempesta»: spiega a chi e a che cosa si riferisce la metafora.
- Nella frase «per sua poca prudenzia lo ha perduto», prudenzia significa «saggezza, previdenza».
- Scrivi almeno quattro sinonimi della parola.
- Nella tradizione cristiana la prudenza è una delle quattro virtù cardinali, con giustizia, fortezza e temperanza. A quale capacità corrisponde?
Per l’esposizione orale
- Tenendo conto di questo capitolo, della distinzione fra principati ereditari e nuovi con cui si apre il trattato (capp. I-II) e della descrizione dei principati nuovi conquistati con armi proprie e virtù (cap. VI), ti sembra più facile il compito di un principe nuovo o quello di un principe ereditario? Esponi la tua opinione in circa tre minuti.
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