
Il capitolo XVII continua la serie aperta dal capitolo XV, in cui Machiavelli aveva elencato le qualità per cui i principi sono lodati o biasimati. Dopo la liberalità e la parsimonia, discusse nel capitolo XVI, tocca ora alla seconda coppia: la crudeltà e la pietà. Da qui nasce una delle domande più celebri di tutto il trattato, che i lettori discutono da cinque secoli: è meglio per un principe essere amato o essere temuto?
La risposta procede per gradi. Prima Machiavelli mostra che una crudeltà usata al momento giusto può essere più «pietosa» di una clemenza che lascia crescere il disordine; poi fonda la sua scelta sul giudizio, durissimo, che dà della natura degli uomini; infine pone un limite al timore, che non deve mai trasformarsi in odio. A sostegno porta esempi recenti, Cesare Borgia e la repubblica fiorentina, e antichi, Annibale e Scipione, i due grandi avversari della seconda guerra punica. Quasi in ogni passo, però, conta meno ciò che il principe è di ciò che appare: la sua fama, il nome di pietoso o di crudele.
De crudelitate et pietate; et an sit melius amari quam timeri, vel e contra1
Scendendo appresso alle altre qualità preallegate2, dico che ciascuno principe debbe desiderare di essere tenuto piatoso3 e non crudele; nondimanco debbe advertire di4 non usare male questa pietà5. Era tenuto Cesare Borgia6 crudele: nondimanco quella sua crudeltà aveva raconcia la Romagnia7, unitola, ridottola im pace et in fede8. Il che se si considera bene9, si vedrà quello essere stato molto più piatoso che il populo fiorentino10; il quale, per fuggire il nome di crudele11, lasciò distruggere Pistoia12. Debbe pertanto uno principe non si curare13 della infamia del crudele14, per tenere e subditi sua15 uniti et in fede16: perché con pochissimi exempli17 sarà più pietoso che quelli e quali per troppa pietà lasciano seguire e disordini18, di che ne nasca uccisioni o rapine19; perché queste sogliono offendere una universalità intera20, e quelle execuzioni che vengano dal principe offendono uno particulare21. Et infra tutti e principi22 al principe nuovo è impossibile fuggire il nome di crudele, per essere gli stati nuovi pieni di pericoli23. E Vergilio24 nella bocca di Didone25 dice:
Parafrasi
Passando alle altre qualità che ho elencato, dico che ogni principe deve desiderare di essere considerato pietoso e non crudele; tuttavia deve stare attento a non usare male questa pietà. Cesare Borgia era considerato crudele; eppure quella sua crudeltà aveva rimesso in ordine la Romagna, l'aveva unificata, pacificata e resa fedele. Se si considera bene questo fatto, si vedrà che fu molto più pietoso lui del governo fiorentino, che, per evitare la fama di crudele, lasciò distruggere Pistoia. Un principe, dunque, non deve preoccuparsi della cattiva fama di crudele, se gli serve a mantenere i suoi sudditi uniti e fedeli: con pochissime punizioni esemplari sarà più pietoso di quelli che, per troppa pietà, lasciano nascere disordini da cui derivano uccisioni e saccheggi; perché questi danneggiano un'intera comunità, mentre le condanne decise dal principe colpiscono soltanto singole persone. E fra tutti i principi, al principe nuovo è impossibile evitare la fama di crudele, perché gli stati nuovi sono pieni di pericoli. E Virgilio, per bocca di Didone, dice:
«Res dura et regni novitas me talia cogunt / moliri, et late fines custode tueri»26.
Parafrasi
«La dura situazione e la novità del regno mi costringono a prendere tali misure e a sorvegliare dappertutto i confini con le guardie».
Nondimanco de' essere grave al credere et al moversi27, né si fare paura da sse stesso28; e procedere in modo, temperato con prudenzia et umanità29, che la troppa confidenzia30 non lo facci incauto31 e la troppa diffidenzia non lo renda intollerabile32.
Parafrasi
Tuttavia il principe deve essere cauto nel credere ai sospetti e nell'agire, e non deve spaventarsi da solo; deve comportarsi in modo equilibrato, con prudenza e umanità, così che la troppa fiducia non lo renda imprudente e la troppa diffidenza non lo renda insopportabile.
Nascie33 da questo una disputa: s'egli è meglio essere amato che temuto, o e converso34. Rispondesi che si vorre' essere35 l'uno e l'altro; ma perché egli è difficile accozzarli insieme36, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbi a mancare dell'uno delli duoi37. Perché degli uomini si può dire questo generalmente38: che sieno39 ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori40, fuggitori de' pericoli41, cupidi del guadagno42. E mentre fai loro bene sono tutti tua43, offeronti el sangue, la roba, e figliuoli44 (come di sopra dixi)45, quando el bisogno è discosto46; ma quando ti si appressa, si rivoltono47. E quello principe che si è tutto fondato in su le parole loro48, trovandosi nudo di altre preparazione49, ruina50; perché le amicizie che si aquistono col prezo51 e non con grandeza e nobilità di animo, si meritano ma elle non si hanno52, et alli tempi non si possono spendere53. E li uomini hanno meno rispetto54 a offendere uno che si facci amare55, che uno che si facci temere: perché lo amore è tenuto da uno vinculo di obligo56 il quale, per essere gl'uomini tristi57, da ogni occasione di propia utilità58 è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena59 che non ti abandona mai.
Parafrasi
Da qui nasce una discussione: se sia meglio essere amato che temuto, o il contrario. Si risponde che si vorrebbe essere l'una e l'altra cosa; ma poiché è difficile metterle insieme, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si debba rinunciare a una delle due. Degli uomini, infatti, si può dire in generale che sono ingrati, volubili, falsi e capaci di nascondersi, pronti a sfuggire ai pericoli, avidi di guadagno. Finché fai loro del bene sono tutti dalla tua parte, ti offrono il sangue, i beni, i figli (come ho detto sopra), quando il bisogno è lontano; ma quando si avvicina, si rivoltano contro di te. E il principe che si è affidato del tutto alle loro parole, trovandosi privo di altre difese, va in rovina; perché le amicizie che si acquistano a pagamento, e non con la grandezza e la nobiltà d'animo, si comprano ma non si possiedono davvero, e al momento del bisogno non si possono usare. E gli uomini hanno meno scrupolo a offendere uno che si fa amare che uno che si fa temere: perché l'amore è tenuto saldo da un legame di riconoscenza che, essendo gli uomini malvagi, viene rotto a ogni occasione di tornaconto personale; mentre il timore è tenuto saldo dalla paura del castigo, che non ti abbandona mai.
Debbe nondimanco el principe farsi temere in modo che, se non aquista lo amore, che fugga l'odio60: perché può molto bene stare insieme61 essere temuto e non odiato. Il che farà sempre, quando si abstenga62 dalla roba de' sua ciptadini e delli sua subditi e dalle donne loro63; e quando pure gli bisognassi procedere contro al sangue di alcuno64, farlo quando vi sia iustificazione conveniente e causa manifesta65. Ma soprattutto abstenersi dalla roba di altri, perché li uomini sdimenticano più presto66 la morte del padre che la perdita del patrimonio. Di poi le cagione del tôrre la roba67 non mancano mai: e sempre, colui che comincia ad vivere per rapina68, truova cagione di occupare69 quello di altri; e per adverso contro al sangue sono più rare e mancano più presto70.
Parafrasi
Tuttavia il principe deve farsi temere in modo che, se non conquista l'amore, eviti almeno l'odio: perché si può benissimo essere temuti e non odiati. Ci riuscirà sempre, se si terrà lontano dai beni dei suoi cittadini e dei suoi sudditi e dalle loro donne; e se pure dovesse condannare a morte qualcuno, lo faccia quando ci sia una giustificazione adeguata e un motivo evidente. Ma soprattutto si astenga dai beni altrui, perché gli uomini dimenticano più in fretta la morte del padre che la perdita del patrimonio. Inoltre i pretesti per togliere i beni non mancano mai, e chi comincia a vivere di rapina trova sempre un motivo per impadronirsi di ciò che è degli altri; al contrario, i pretesti per colpire la vita di qualcuno sono più rari e vengono meno più presto.
Ma quando el principe è con li exerciti et ha in governo moltitudine di soldati71, alora al tutto72 è necessario non si curare del nome del crudele: perché sanza questo nome non si tenne mai exercito unito, né disposto ad alcuna fazione73. Intra le mirabili actioni di Hannibale74 si connumera75 questa: che avendo uno exercito grossissimo, mixto di infinite generazioni di uomini76, condotto ad militare in terra aliena77, non vi surgessi78 mai alcuna dissensione né infra loro né contro al principe79, così nella captiva80 come nella sua buona fortuna. Il che non possé nasciere81 da altro che da quella sua inumana crudeltà82 la quale, insieme con infinite sua virtù, lo fece sempre nel conspetto de' sua soldati83 venerando e terribile84; e sanza quella, ad fare quello effetto85, l'altre sua virtù non bastavano. E li scriptori86, in questo poco considerati87, da l'una parte admirano questa sua actione, dall'altra damnano la principale cagione di epsa88.
Parafrasi
Ma quando il principe è alla guida degli eserciti e comanda una moltitudine di soldati, allora è assolutamente necessario che non si preoccupi della fama di crudele: perché senza questa fama non si è mai tenuto unito un esercito, né lo si è reso pronto a qualche impresa. Fra le imprese straordinarie di Annibale si conta questa: pur avendo un esercito enorme, formato da uomini di innumerevoli popoli, e condotto a combattere in terra straniera, non vi nacque mai alcuna discordia, né fra i soldati né contro il comandante, tanto nella cattiva quanto nella buona sorte. Questo non poté derivare da altro che dalla sua crudeltà disumana, che, insieme con le sue innumerevoli virtù, lo rese sempre, agli occhi dei suoi soldati, degno di venerazione e temibile; e senza quella crudeltà le sue altre virtù non sarebbero bastate a ottenere quel risultato. E gli storici, poco riflessivi su questo punto, da una parte ammirano questa sua impresa, dall'altra condannano la sua causa principale.
E che sia vero che le altre sua virtù non sarebbano bastate89, si può considerare in Scipione90, rarissimo non solamente ne' tempi sua ma in tutta la memoria delle cose che si sanno: dal quale li exerciti sua in Hispagna si ribellorno91. Il che non naque92 da altro che dalla sua troppa pietà, la quale aveva data alli suoi soldati più licenzia che alla disciplina militare non si conveniva93, la qual cosa gli fu da Fabio Maximo94 in senato rimproverata e chiamato da lui coruptore della romana milizia95. E Locrensi essendi suti da uno legato di Scipione destrutti96, non furono vendicati né fu da lui la insolenzia di quello legato corretta97; tutto nascendo da quella sua natura facile98: talmente che, volendolo alcuno excusare99 in senato, dixe come gli erano molti uomini che sapevano meglio non errare che correggiere gli errori100. La qual natura arebbe col tempo violato101 la fama e la gloria di Scipione, se egli avessi con epsa perseverato nello imperio102; ma vivendo sotto il governo del senato103, questa sua qualità damnosa non solum si nascose, ma gli fu ad gloria104.
Parafrasi
E che le sue altre virtù non sarebbero bastate lo si può vedere nel caso di Scipione, uomo eccezionale non solo ai suoi tempi ma in tutta la storia di cui si ha memoria: in Spagna i suoi eserciti gli si ribellarono. Questo non nacque da altro che dalla sua troppa clemenza, che aveva concesso ai soldati più libertà di quanto convenisse alla disciplina militare; per questo fu rimproverato in senato da Fabio Massimo, che lo chiamò corruttore dell'esercito romano. E quando gli abitanti di Locri furono maltrattati da un suo luogotenente, Scipione non li vendicò né punì la prepotenza di quel luogotenente: tutto per quella sua indole accondiscendente; tanto che qualcuno, volendolo giustificare in senato, disse che c'erano molti uomini che sapevano evitare di sbagliare meglio di quanto sapessero correggere gli errori degli altri. Con il tempo questa indole avrebbe rovinato la fama e la gloria di Scipione, se egli avesse continuato a comandare con quel carattere; ma poiché viveva sotto il controllo del senato, questa sua qualità dannosa non solo rimase nascosta, ma gli procurò gloria.
Concludo adunque (tornando allo essere temuto et amato) che, amando li uomini a posta loro e temendo a posta del principe105, debbe uno principe savio106 fondarsi in su quello che è suo, non in su quello ch'è di altri107; debbe solamente ingegnarsi di fugire l'odio, come è ditto108.
Parafrasi
Concludo dunque, tornando alla questione se sia meglio essere temuto o amato, che, poiché gli uomini amano secondo la loro volontà e temono secondo la volontà del principe, un principe saggio deve fondarsi su ciò che dipende da lui, non su ciò che dipende dagli altri; deve soltanto cercare di evitare l'odio, come si è detto.
Note
- 1De crudelitate... contra: «Della crudeltà e della pietà; e se sia meglio essere amati che temuti, o il contrario» (latino).↩
- 2Scendendo... preallegate: passando ora alle altre qualità già elencate, cioè le coppie di vizi e virtù presentate nel capitolo XV; il capitolo XVI ha trattato la prima coppia, la liberalità e la parsimonia, e ora si passa alla seconda, crudeltà e pietà.↩
- 3essere tenuto piatoso: essere considerato pietoso, cioè clemente, incline al perdono. Conta già qui ciò che il principe pare agli altri: tenuto significa «ritenuto, giudicato».↩
- 4nondimanco debbe advertire di: tuttavia deve stare attento a; nondimanco («nondimeno») tornerà altre tre volte nel capitolo, sempre per correggere o limitare ciò che è stato appena detto.↩
- 5non usare male questa pietà: non usare la clemenza a sproposito, quando produce danni più gravi di quelli che vorrebbe evitare.↩
- 6Cesare Borgia: figlio di papa Alessandro VI, detto il Valentino dal titolo di duca di Valentinois; fra il 1499 e il 1502 conquistò la Romagna, divisa fra piccoli signori. La sua azione politica è raccontata nel capitolo VII.↩
- 7aveva raconcia la Romagnia: aveva rimesso in ordine la Romagna; Romagnia è una forma antica del nome.↩
- 8unitola... fede: l'aveva unificata, pacificata e resa fedele al suo signore; im sta per in davanti alla p che segue, come nella pronuncia.↩
- 9Il che... bene: se si considera bene questo fatto.↩
- 10il populo fiorentino: il governo della repubblica fiorentina, di cui Machiavelli era stato segretario.↩
- 11per fuggire il nome di crudele: per evitare la fama di essere crudele.↩
- 12lasciò distruggere Pistoia: fra il 1501 e il 1502 Pistoia, soggetta a Firenze, fu sconvolta dagli scontri armati fra le fazioni dei Panciatichi e dei Cancellieri; il governo fiorentino, invece di intervenire con decisione, seguì una politica cauta e attendista, che lasciò crescere la violenza. Machiavelli se n'era occupato di persona e aveva scritto sull'argomento una breve relazione.↩
- 13non si curare: non preoccuparsi.↩
- 14della infamia del crudele: della cattiva fama di crudele.↩
- 15e subditi sua: i suoi sudditi; e è la forma toscana dell'articolo maschile plurale («i»), sua è invariabile e vale «suoi».↩
- 16uniti et in fede: uniti fra loro e fedeli al principe.↩
- 17con pochissimi exempli: con pochissime punizioni esemplari.↩
- 18lasciano seguire e disordini: permettono che nascano disordini.↩
- 19di che... rapine: dai quali nascono uccisioni o saccheggi; il verbo nasca è al singolare anche se il soggetto è plurale, una costruzione frequente nell'italiano antico.↩
- 20queste... intera: i disordini danneggiano tutta la comunità.↩
- 21quelle execuzioni... particulare: le condanne decise dal principe colpiscono soltanto singole persone; vengano vale «vengono».↩
- 22Et infra tutti e principi: e fra tutti i principi.↩
- 23per essere... pericoli: perché gli stati appena conquistati sono pieni di pericoli.↩
- 24Vergilio: Virgilio, nella forma vicina al latino Vergilius.↩
- 25nella bocca di Didone: per bocca di Didone, la regina che ha appena fondato Cartagine, nel primo libro dell'Eneide.↩
- 26«Res dura... tueri»: «La dura situazione e la novità del regno mi costringono a prendere tali misure e a sorvegliare dappertutto i confini con le guardie» (Eneide, I, vv. 563-564). Didone si scusa così con i Troiani naufraghi, che le sue sentinelle hanno accolto in modo ostile sulla spiaggia: la durezza è imposta dalla novità del suo regno.↩
- 27grave... moversi: ponderato nel prestar fede (ai sospetti, alle accuse) e nell'agire.↩
- 28né si fare... stesso: e non deve spaventarsi da solo, di pericoli immaginari; in da sse la consonante raddoppiata riproduce la pronuncia toscana.↩
- 29temperato... umanità: reso equilibrato dalla prudenza e dall'umanità.↩
- 30confidenzia: fiducia, sicurezza; è il contrario di diffidenzia.↩
- 31non lo facci incauto: non lo renda imprudente; facci vale «faccia».↩
- 32non lo renda intollerabile: non lo renda insopportabile ai sudditi.↩
- 33Nascie: nasce; la grafia -sc- davanti a e è dell'italiano antico (anche nasciere, più avanti).↩
- 34e converso: al contrario (latino).↩
- 35si vorre' essere: si vorrebbe essere.↩
- 36egli è difficile accozzarli insieme: è difficile metterli insieme; egli è un pronome neutro di rinforzo, come nell'uso toscano (gli è).↩
- 37quando... duoi: quando si debba per forza rinunciare a una delle due cose; duoi vale «due».↩
- 38generalmente: come regola generale, in generale.↩
- 39sieno: siano.↩
- 40simulatori e dissimulatori: capaci di fingere ciò che non sono (simulare) e di nascondere ciò che sono (dissimulare).↩
- 41fuggitori de' pericoli: pronti a sottrarsi ai pericoli.↩
- 42cupidi del guadagno: avidi di guadagno.↩
- 43sono tutti tua: sono tutti dalla tua parte; tua è invariabile e vale «tuoi».↩
- 44offeronti... figliuoli: ti offrono la vita, i beni, i figli; offeronti vale «ti offrono», con il pronome unito al verbo.↩
- 45come di sopra dixi: come ho detto sopra: nel capitolo IX, a proposito del principe che governa con il favore dei cittadini, Machiavelli osserva che nei tempi tranquilli tutti promettono di morire per lui, finché la morte è lontana.↩
- 46quando el bisogno è discosto: quando il momento del bisogno è lontano.↩
- 47ma quando... rivoltono: ma quando il bisogno si avvicina, si rivoltano contro di te.↩
- 48che si è... parole loro: che ha fatto affidamento soltanto sulle loro promesse.↩
- 49nudo di altre preparazione: privo di altre difese; preparazione è un plurale con la desinenza in -e.↩
- 50ruina: va in rovina.↩
- 51col prezo: a prezzo di denaro e di favori; prezo e, subito dopo, grandeza sono scritti con una sola z.↩
- 52si meritano... non si hanno: si comprano ma non si possiedono davvero.↩
- 53et alli tempi... spendere: e al momento del bisogno non si possono usare; spendere continua l'immagine del denaro.↩
- 54rispetto: scrupolo, riguardo.↩
- 55si facci amare: si faccia amare; facci vale «faccia».↩
- 56vinculo di obligo: legame di riconoscenza, cioè di obbligo morale.↩
- 57tristi: malvagi.↩
- 58da ogni... utilità: a ogni occasione di tornaconto personale.↩
- 59paura di pena: paura del castigo.↩
- 60in modo che... l'odio: in modo che, se non conquista l'amore, eviti almeno l'odio; il secondo che riprende il primo, dopo l'inciso.↩
- 61può molto bene stare insieme: possono benissimo convivere.↩
- 62si abstenga: si astenga; la grafia latineggiante abs- ritorna in abstenersi, come pt in ciptadini (cittadini) e bd in subditi (sudditi).↩
- 63dalla roba... loro: dai beni dei cittadini e dei sudditi e dalle loro donne.↩
- 64procedere... alcuno: colpire la vita di qualcuno, cioè condannarlo a morte.↩
- 65iustificazione... manifesta: una giustificazione adeguata e un motivo evidente.↩
- 66sdimenticano più presto: dimenticano prima.↩
- 67le cagione... roba: i pretesti per togliere i beni; cagione è plurale.↩
- 68comincia ad vivere per rapina: comincia a vivere sottraendo i beni agli altri.↩
- 69occupare: impadronirsi di (latinismo).↩
- 70e per adverso... presto: al contrario, i pretesti per colpire la vita di qualcuno sono più rari e vengono meno più presto.↩
- 71è con li exerciti... soldati: guida gli eserciti e ha al suo comando una moltitudine di soldati.↩
- 72alora al tutto: allora del tutto, assolutamente.↩
- 73né disposto ad alcuna fazione: né pronto ad alcuna azione militare; fazione ha qui il significato antico di «impresa, fatto d'armi».↩
- 74Hannibale: Annibale (247-183 a.C.), il condottiero cartaginese che nella seconda guerra punica (218-202 a.C.) invase l'Italia passando le Alpi.↩
- 75si connumera: si annovera, si conta.↩
- 76mixto... uomini: composto di popoli diversissimi: africani, iberici, galli e altri.↩
- 77aliena: straniera (latinismo).↩
- 78surgessi: sorgesse.↩
- 79principe: comandante.↩
- 80captiva: cattiva, avversa.↩
- 81non possé nasciere: non poté nascere.↩
- 82inumana crudeltà: l'espressione riprende lo storico latino Tito Livio, che attribuisce ad Annibale una inhumana crudelitas (Ab Urbe condita, XXI, 4).↩
- 83nel conspetto de' sua soldati: agli occhi dei suoi soldati.↩
- 84venerando e terribile: degno di venerazione e temibile.↩
- 85ad fare quello effetto: per ottenere quel risultato.↩
- 86li scriptori: gli storici antichi.↩
- 87poco considerati: poco riflessivi.↩
- 88damnano... epsa: condannano la causa principale di essa (dell'impresa), cioè la crudeltà; epsa è la grafia latineggiante di «essa».↩
- 89sarebbano: sarebbero.↩
- 90Scipione: Publio Cornelio Scipione, detto l'Africano (236-183 a.C.), il generale romano che sconfisse Annibale a Zama nel 202 a.C..↩
- 91dal quale... ribellorno: le sue truppe in Spagna gli si ribellarono: accadde nel 206 a.C., mentre Scipione era malato; ribellorno vale «ribellarono».↩
- 92naque: nacque.↩
- 93la quale... conveniva: che aveva concesso ai suoi soldati più libertà di quanto convenisse alla disciplina militare.↩
- 94Fabio Maximo: Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore, dittatore nel 217 a.C., grande avversario di Scipione in senato.↩
- 95coruptore della romana milizia: corruttore della disciplina dell'esercito romano; le accuse di Fabio sono riferite da Livio (Ab Urbe condita, XXIX, 19).↩
- 96E Locrensi... destrutti: poiché gli abitanti di Locri, in Calabria, erano stati maltrattati e saccheggiati da un luogotenente (legato) di Scipione, Quinto Pleminio, nel 205 a.C.; E è l'articolo («i»), suti vale «stati».↩
- 97né fu... corretta: né Scipione punì la prepotenza di quel luogotenente.↩
- 98natura facile: indole accondiscendente.↩
- 99excusare: giustificare (latinismo).↩
- 100dixe... errori: disse che c'erano molti uomini che sapevano evitare di sbagliare meglio di quanto sapessero correggere gli errori degli altri; gli erano vale «c'erano».↩
- 101arebbe col tempo violato: avrebbe con il tempo rovinato.↩
- 102se egli... imperio: se avesse continuato a comandare con quell'indole; imperio è il potere supremo di comando, militare e civile.↩
- 103sotto il governo del senato: sotto il controllo del senato: nella repubblica romana Scipione non era un signore assoluto.↩
- 104non solum... gloria: non solo restò nascosta, ma gli procurò gloria; non solum è latino («non solo»).↩
- 105amando... principe: poiché gli uomini amano secondo la loro volontà e temono secondo la volontà del principe.↩
- 106savio: saggio.↩
- 107fondarsi... altri: basarsi su ciò che dipende da lui (il timore), non su ciò che dipende dagli altri (l'amore).↩
- 108come è ditto: come si è detto poco sopra, in questo stesso capitolo.↩
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