Storia · Testo
Giovanni Lilliu, Storia dei Sardi e della Sardegna, La crescita dell’aristocrazia; l’età del ferro, pp. 125-127
Per l’archeologo Giovanni Lilliu i Sardi nuragici furono navigatori aperti al Mediterraneo; dopo la conquista cartaginese il mare divenne invece per loro una minaccia e, insieme, il segno di una libertà perduta e da riconquistare.
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Raffaello Marchi, Lettere dalla Barbagia, pp. 73-75
Raffaello Marchi racconta la lunga resistenza dei pastori-guerrieri delle montagne contro i Romani: ridotti a gruppi di partigiani braccati, i Barbaricini non si arresero mai del tutto.
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Lo studioso cagliaritano Antonio Romagnino racconta la storia della Grotta della Vipera, il monumento funebre che Cassio Filippo dedicò alla moglie Atilia Pomptilla, morta per salvargli la vita: per lui è il monumento romano che ha ancora qualcosa da dirci.
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Lo storico Alberto Boscolo descrive la reggia del giudice: un palazzo modesto, protetto da una guardia armata, dove il sovrano viveva con la famiglia, amministrava lo Stato e la giustizia e distingueva il proprio patrimonio da quello del regno.
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Alberto Boscolo, Aspetti della società e dell’economia in Sardegna nel Medioevo, pp. 23-25
Com’erano i villaggi della Sardegna giudicale? Alberto Boscolo descrive le case rurali, il lavoro delle donne, la famiglia retta dal padre e gli insediamenti agricoli e pastorali sparsi nelle campagne.
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L’archeologo Ferruccio Barreca spiega come nel III secolo a.C. Sardi e Punici si fossero avvicinati fino a formare una civiltà mista, favorita dal servizio dei Sardi come mercenari negli eserciti di Cartagine.