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Officina delle lettere

Testo commentato

La resistenza dei Barbaricini

R. Marchi, Lettere dalla Barbagia, EDES, Cagliari 1982

pp. 73-75
Un paesaggio di colline verdi e montagne rocciose che si susseguono fino all'orizzonte
Le montagne del Nuorese viste dal monte Ortobene, con il Supramonte all'orizzonte. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, foto di Sardoos.

Raffaello Marchi, scrittore ed etnologo nuorese, ha raccontato in forma di lettere la storia e la cultura della Barbagia, la regione montuosa al centro dell’isola. In questo passo descrive la resistenza delle sue popolazioni alla conquista romana.

Testo

Quando i primi legionari romani sbarcarono a Olbia e a Cagliari dando subito le prove di essere i più aggressivi e i più temibili di tutti gli stranieri giunti nell’isola, non solo i Sardo-Punici delle coste e delle pianure, ma anche i pastori-guerrieri delle montagne, quegli stessi Balari e Iliensi che poi dai Romani furono chiamati dispettosamente Barbaricini, si trovarono uniti e decisi nel proposito di difendere la terra e la civiltà comune.

La lotta viva, tra guerra e guerriglie, si riaccese molte volte nei primi secoli della conquista romana; e i consoli non mancarono di mettere in pratica anche in Sardegna il precetto di debellare i superbi e di sterminarli fino all’ultimo uomo, usando i mezzi che si possono immaginare e anche quello, ricordato dagli storici, di mandare avanti per le gole dei monti mute di cani feroci ammaestrati alla caccia dell’uomo, come fece a un certo momento il console Pomponio Matone.

I Balari e gli Iliensi si ridussero a gruppi di partigiani, continuamente assaliti e braccati, che continuarono la resistenza armata, ma abbandonando ogni opera di creazione e di produzione che non fosse strettamente giustificata dalla necessità di difendere giorno per giorno la vita. Ogni ulteriore sviluppo della civiltà sarda e sardo-punica restò così stroncato, e l’antica cultura dovette ripiegarsi in se stessa, ormai solo per conservare le memorie. Ma con questo, e proprio per questo, la romanizzazione attraversò l’isola senza penetrarvi profondamente, fermandosi soprattutto davanti alle coscienze irriducibili dei Sardi.

E se a poco a poco nelle coste e nelle pianure vinti e vincitori cominciarono a mescolarsi, sia pure solo fisicamente, i Barbaricini non disarmarono; anzi, divennero sempre più ostinati nell’impedire ogni tentativo di infiltrazione nemica tra le montagne.
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