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Testo commentato

I Sardi e il mare

G. Lilliu, La crescita dell’aristocrazia; l’età del ferro, in Storia dei Sardi e della Sardegna, I, a cura di M. Guidetti, Jaca Book, Milano 1987

La crescita dell’aristocrazia; l’età del ferro, pp. 125-127
Una piccola barca di bronzo con la prua a forma di testa di animale e un alberello decorato al centro
Una navicella nuragica in bronzo, lampada o offerta votiva a forma di imbarcazione. Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, foto di Prc90.

Giovanni Lilliu (1914-2012), lo scopritore del villaggio nuragico di Barumini, è stato il maggiore studioso della civiltà nuragica. In questa pagina riflette sul rapporto fra i Sardi e il mare, dall’età dei nuraghi a oggi.

Testo

I Sardi, dal IX alla metà circa del VI secolo a.C. (durata cronologica delle navicelle, cioè dei bronzetti nuragici raffiguranti imbarcazioni), erano aperti ai mondi più o meno lontani del tempo, […] erano navigatori. Strabone riferisce di Sardi «montanari» che pirateggiavano presso i lidi di Pisa. «Montanari» potrebbero significare popolazioni locali interne, padrone di ampi tratti di costa liberi da presenze fenicie e cartaginesi, o anche cantoni di partito.

Sta di fatto che, ancora alla metà del VI secolo a.C., pur con la presenza dello straniero in luoghi strategici della costa, la situazione della civiltà indigena era ottimale, tale da portare l’isola dei nuraghi quasi alla condizione e alla forma urbana. […] Condizione e forma urbana, costituzione statuale avrebbero maturato la Sardegna se l’imperialismo punico non avesse rotto la struttura della civiltà nuragica e, dunque, non avesse spezzato un popolo.

Alla fine del VI secolo a.C., con la vittoria dei Magonidi, l’isola fu divisa in due. Vi fu da una parte la Sardegna dei maquis resistenti rinchiusi in una sorta di “riserva” montana, e vi fu, in una più vasta area, la Sardegna integrata nella cultura del vincitore. Fu questo il più grande dramma storico dell’isola: la perdita dell’unità nazionale morale dei Sardi.

Si capovolse allora anche il rapporto dei Sardi col mare. Dopo il periodo nuragico vennero i tempi lunghi del rapporto schizofrenico tra i Sardi e il mare, l’odio-amore e la paura del mare, i ladri che vengono dal mare, il sogno di ritornare al mare, di riguadagnare, allentando la spietata reclusione, il mare, ossia l’antica frontiera-paradiso.

Questo sogno non è ancora diventato tutto realtà. Ci si sta avvicinando, lo si deve concretare in pieno.

Per i Sardi il mare è il segno d’una libertà perduta, ma è pure l’utopia d’una libertà da conquistare.
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