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Lezione

La battaglia di Farsalo (48 a.C.)

Come può vincere un esercito che ha la metà dei fanti e un settimo dei cavalieri?

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Apollonio di Giovanni e Marco del Buono, La battaglia di Farsalo e la morte di Pompeo
Apollonio di Giovanni e Marco del Buono, La battaglia di Farsalo e la morte di Pompeo, fronte di cassone, XV secolo. Chicago, Art Institute. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

Forze in campo, schieramenti e la manovra della quarta linea con cui Cesare sconfigge Pompeo; le perdite, la clemenza del vincitore e la fine di Pompeo; Farsalo in Lucano.

Come può vincere un esercito che ha la metà dei fanti e un settimo dei cavalieri?

Lezione

Bozza di lavoro: stesura originale costruita sulle fonti antiche indicate in fondo. Da rivedere e adattare alla classe.

Il 9 agosto del 48 a.C., nella piana di Farsalo, in Tessaglia, si decide la guerra civile fra Cesare e Pompeo. Sulla carta Pompeo non può perdere: ha il doppio dei fanti e sette volte i cavalieri. Perde in poche ore, per una mossa che Cesare prepara prima dello scontro e che racconta egli stesso nel De bello civili. Questa pagina ricostruisce la battaglia, la sua manovra decisiva e le conseguenze.

Da Durazzo a Farsalo

All’inizio del 48 a.C. Cesare passa l’Adriatico e cerca di chiudere Pompeo presso Durazzo (Dyrrachium), sulla costa dell’attuale Albania, con una lunghissima linea di fortificazioni. L’impresa fallisce: in estate i pompeiani sfondano l’assedio e Cesare, con un esercito affamato e scosso, deve ritirarsi verso l’interno, in Tessaglia, dove può rifornirsi.

Pompeo lo segue e si unisce alle legioni che Metello Scipione ha condotto dalla Siria. Nel suo campo l’atmosfera è di vittoria anticipata: molti senatori si contendono già le cariche e i beni dei cesariani, e premono perché si combatta subito. Pompeo, che avrebbe preferito logorare l’avversario senza rischiare una battaglia campale, finisce per cedere.

Le forze in campo

I numeri sono quelli che dà Cesare (De bello civili III, 84-89); vanno presi con prudenza, perché è il vincitore a contare.

  • Pompeo: 110 coorti, circa 45.000 fanti, più circa 2.000 veterani richiamati; 7.000 cavalieri, accompagnati da arcieri e frombolieri. Sette coorti restano a difesa del campo, sulle alture alle spalle dello schieramento.
  • Cesare: 80 coorti, circa 22.000 fanti, in gran parte veterani delle guerre galliche; appena 1.000 cavalieri. Due coorti restano a guardia del campo.

Gli schieramenti

Entrambi gli eserciti si dispongono secondo la consueta triplex acies, su tre linee di coorti, con l’ala destra di Pompeo e la sinistra di Cesare appoggiate a un corso d’acqua dalle rive ripide, l’Enipeo, che impedisce manovre su quel lato.

  • Pompeo è sulla sinistra, con le legioni I e III; Scipione guida il centro con le legioni di Siria; sulla destra, verso il fiume, stanno la legione cilicia e le coorti venute dalla Spagna. Tutta la cavalleria, con arcieri e frombolieri, è ammassata all’estremità sinistra, sotto Tito Labieno.
  • Cesare mette sulla destra la X legione, la sua preferita, e si colloca di fronte a Pompeo; il comando dell’ala destra è affidato a Publio Silla, quello del centro a Gneo Domizio Calvino, quello della sinistra a Marco Antonio, con l’VIII e la IX legione, così indebolite dalle perdite di Durazzo da essere unite in un solo reparto.

Il piano di Pompeo è chiaro, e Cesare lo legge osservando dove si concentrano i cavalieri: la fanteria pompeiana deve tenere impegnate le legioni avversarie, mentre la massa della cavalleria travolge i pochi cavalieri di Cesare, ne aggira l’ala destra e la colpisce alle spalle.

Schema in due fasi della battaglia di Farsalo: schieramenti di Cesare e Pompeo, carica di Labieno e manovra della quarta linea.
La battaglia di Farsalo (9 agosto 48 a.C.) in due fasi: lo schieramento con la carica della cavalleria di Labieno; la quarta linea di Cesare che respinge i cavalieri e aggira l’ala sinistra di Pompeo. Ricostruzione da Cesare, De bello civili III, 88-94. Schema di Officina delle lettere.

La quarta linea

Per rispondere, Cesare toglie una coorte da ciascuna legione della terza linea e con esse forma una quarta linea, disposta obliquamente dietro la propria cavalleria, sull’ala destra (De bello civili III, 89; Plutarco parla di sei coorti, circa tremila uomini). Ai soldati spiega che la vittoria dipenderà dal loro coraggio e ordina alla terza linea di non muoversi senza un suo segnale.

Secondo Plutarco e Appiano, Cesare dà a queste coorti un ordine insolito: non scagliare i pila, i giavellotti pesanti dei legionari, ma tenerli in pugno e puntarli in alto, verso il volto dei cavalieri. Molti di loro, osserva Plutarco con una punta di ironia, erano giovani di buona famiglia, più preoccupati per la propria bellezza che per la battaglia.

Lo svolgimento

  1. L’attesa di Pompeo. Pompeo ordina alla sua fanteria di non andare incontro al nemico, ma di aspettarlo ferma, perché i cesariani arrivino stanchi e disordinati dopo una corsa doppia. Cesare giudica la scelta un errore: così si spegne lo slancio dei soldati, che nella carica trovano il loro coraggio (De bello civili III, 92).
  2. La carica dei veterani. I legionari di Cesare partono di corsa, ma, accortisi che i pompeiani non si muovono, si fermano a metà strada per riprendere fiato e ricomporre le file; poi ripartono, lanciano i giavellotti e mettono mano alle spade. Il primo a gettarsi avanti è il veterano Crastino, che aveva promesso a Cesare di meritarsi la sua gratitudine, da vivo o da morto: cadrà nello scontro.
  3. La carica di Labieno. Contemporaneamente la cavalleria pompeiana si lancia sull’ala destra, respinge i cavalieri di Cesare e comincia ad aggirare lo schieramento.
  4. La riserva entra in azione. A un segnale di Cesare la quarta linea attacca i cavalieri con tanta violenza che nessuno resiste: la cavalleria si sbanda e fugge verso le alture. Rimasti scoperti, arcieri e frombolieri vengono massacrati.
  5. L’aggiramento. Le stesse coorti, senza fermarsi, girano intorno all’ala sinistra pompeiana e la prendono alle spalle. Cesare fa avanzare la terza linea, rimasta fino a quel momento intatta: i pompeiani, attaccati da due lati da truppe fresche, cedono.
  6. La fine. Pompeo, vista la fuga della cavalleria, si ritira nel campo e ordina di difenderlo; quando i cesariani lo assaltano, lascia le insegne del comando, monta a cavallo e fugge verso Larissa e il mare.

Le perdite

Cesare scrive di aver perso circa 200 soldati e 30 centurioni, e di aver ucciso 15.000 nemici e ricevuto la resa di altri 24.000 (De bello civili III, 99). Plutarco, citando lo storico Asinio Pollione, che combatté a Farsalo dalla parte di Cesare, riduce i morti pompeiani a circa 6.000. Lo scarto fra le cifre è un buon esempio di come i numeri delle battaglie antiche dipendano da chi li riferisce.

Svetonio (Vita di Cesare, 30) racconta che Cesare, guardando i cadaveri dei nemici, avrebbe detto hoc voluerunt, “l’hanno voluto loro”: la colpa della guerra, nella sua versione, ricade su chi lo aveva costretto a combattere.

Dopo la battaglia

Cesare tratta i vinti con una clemenza calcolata: risparmia i soldati che si arrendono e perdona molti aristocratici, fra cui Marco Giunio Bruto, che anni dopo sarà tra i suoi uccisori. La clemenza è insieme una virtù e uno strumento politico: legare a sé gli avversari invece di eliminarli, come avevano fatto Mario e Silla.

Pompeo raggiunge per mare l’Egitto, contando sulla riconoscenza del giovane re Tolomeo XIII, il cui padre aveva riavuto il trono grazie a lui. I consiglieri del re decidono invece di sbarazzarsene per non inimicarsi il vincitore: il 28 settembre del 48 a.C., mentre scende a terra presso Pelusio, Pompeo viene ucciso sotto gli occhi della moglie Cornelia. Quando Cesare arriva ad Alessandria e gli viene presentata la testa del rivale, secondo Plutarco distoglie lo sguardo e piange.

La guerra civile non finisce a Farsalo: i pompeiani resistono ancora in Africa (Tapso, 46 a.C.) e in Spagna (Munda, 45 a.C.). Ma dopo Farsalo nessuno può più contendere a Cesare il primato.

Farsalo nella letteratura: Lucano

Un secolo dopo, sotto Nerone, il poeta Marco Anneo Lucano, nipote di Seneca, dedica alla guerra civile un poema epico in dieci libri, il Bellum civile, noto anche come Pharsalia. Il libro VII è interamente dedicato alla battaglia, raccontata non come una vittoria ma come la morte della libertà romana. Il confronto fra il resoconto asciutto di Cesare e la pagina appassionata, ostile a Cesare, di Lucano è un ottimo punto di contatto fra Storia e Letteratura latina.

Per fissare

  1. Perché Pompeo, che avrebbe preferito evitare la battaglia, accetta di combattere?
  2. Che cosa rivela a Cesare la disposizione della cavalleria pompeiana?
  3. Che cos’è la quarta linea e dove viene collocata?
  4. Perché, secondo Cesare, l’ordine di Pompeo di attendere fermi fu un errore?
  5. Ricostruisci in ordine le fasi della battaglia, aiutandoti con lo schema.
  6. Perché le cifre delle perdite cambiano da una fonte all’altra?
  7. In che senso la clemenza di Cesare è anche uno strumento politico?

Fonti

  • Cesare, De bello civili, III, 82-99.
  • Plutarco, Vita di Cesare, 42-48; Vita di Pompeo, 68-80.
  • Appiano, Guerre civili, II, 75-82.
  • Svetonio, Vita di Cesare, 30, 35.
  • Lucano, Bellum civile (Pharsalia), libro VII.

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