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Officina delle lettere

Testo commentato

Perché le milizie mercenarie hanno rovinato l’Italia

Niccolò Machiavelli, Il Principe, capitolo XII, in Opere, a cura di R. Rinaldi, Utet, Torino 1999

cap. XII
Statua equestre in bronzo di un condottiero in armatura, con lo sguardo severo, su un cavallo al passo.
Andrea del Verrocchio, Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, 1480-1488, bronzo (fusione di Alessandro Leopardi). Venezia, Campo Santi Giovanni e Paolo. Foto di Didier Descouens. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Nei primi undici capitoli del Principe Machiavelli ha esaminato i diversi tipi di principato e i modi per conquistarli e conservarli. Con il capitolo XII il discorso cambia oggetto e si allarga: fino al capitolo XIV l'autore si occupa della politica militare, cioè delle forze con cui ogni stato, di qualunque tipo, si difende e attacca.

Il punto di partenza è un principio generale: i fondamenti di ogni stato sono le buone leggi e le buone armi, e senza le seconde non possono esistere nemmeno le prime. Da qui nasce una condanna senza appello delle milizie mercenarie, i soldati pagati guidati dai capitani di ventura, a cui gli stati italiani avevano affidato per più di un secolo la propria difesa. Per Machiavelli sono proprio loro la causa principale della rovina dell'Italia, invasa dagli eserciti stranieri a partire dal 1494.

L'argomento gli stava a cuore anche per la sua esperienza personale. Come segretario della Repubblica fiorentina si era impegnato a fondo per dare a Firenze una milizia di cittadini, e nel 1506 era riuscito a far approvare l'Ordinanza, la leva dei contadini del dominio fiorentino. Nel capitolo XII propone ai Medici, a cui il trattato è dedicato, lo stesso rimedio: un esercito proprio.

Quot sunt genera militiae et de mercenariis militibus1

Avendo discorso particularmente2 tutte le qualità di quelli principati de' quali nel principio proposi di ragionare3, e considerato in qualche parte le cagioni del bene e del male essere loro4, e monstro e modi con li quali molti hanno cerco di acquistargli e tenergli5; mi resta ora a discorrere generalmente le offese e difese che in ciascuno de' prenominati possono acadere6.

Parafrasi

Dopo aver trattato caso per caso tutte le caratteristiche dei principati di cui all'inizio mi ero proposto di parlare, dopo aver considerato in parte le cause della loro prosperità e della loro decadenza e aver mostrato i modi con cui molti hanno cercato di conquistarli e di conservarli, mi resta ora da esaminare in generale gli attacchi e le difese che possono rendersi necessari in ciascuno di essi.

Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe è necessario avere gli sua fondamenti buoni7, altrimenti di necessità conviene che ruini8. E principali fondamenti che abbino tutti li stati, così nuovi come vechi o mixti, sono le buone leggie e le buone arme9. E perché non può essere buone legie dove non sono buone arme, e dove sono buone arme conviene sieno buone legge10, io lascerò indietro el ragionare delle leggie e parlerò delle arme11.

Parafrasi

Abbiamo detto sopra che un principe ha bisogno di buone fondamenta per il suo potere, altrimenti è inevitabile che vada in rovina. I principali fondamenti di tutti gli stati, nuovi, antichi o misti, sono le buone leggi e le buone milizie. E poiché non possono esserci buone leggi dove non ci sono buone milizie, e dove ci sono buone milizie è inevitabile che ci siano anche buone leggi, tralascerò di parlare delle leggi e parlerò delle milizie.

Dico adunque che le arme con le quali uno principe difende el suo stato, o le sono propie o le sono mercennarie o auxiliarie o mixte12. Le mercennarie et auxiliarie sono inutile e pericolose13.

Parafrasi

Dico dunque che le milizie con cui un principe difende il suo stato sono proprie, oppure mercenarie, ausiliarie o miste. Le mercenarie e le ausiliarie sono inutili e pericolose.

E se uno tiene lo stato suo fondato in su l'arme mercennarie, non starà mai fermo14 né sicuro: perché le sono disunite15, ambiziose16, sanza disciplina, infedele, gagliarde infra gli amici, infra ' nimici vile17; non timore di Dio, non fe' con li uomini18; e tanto si differiscie la ruina, quanto si differiscie lo assalto19; e nella pace se' spogliato da lloro, nella guerra dagli inimici20. La cagione di questo è che le non hanno altro amore né altra cagione che le tenga in campo21 che um po' di stipendio, il quale non è suffiziente ad fare che vogliono morire per te22. Vogliono bene essere tua soldati, mentre che tu non fai guerra; ma come la guerra viene, o fugirsi o andarsene23.

Parafrasi

Se uno fonda il suo stato sulle milizie mercenarie, non sarà mai stabile né sicuro: perché sono disunite, ambiziose, indisciplinate, infedeli, baldanzose con gli alleati e vili con i nemici; non hanno timore di Dio né lealtà verso gli uomini; la rovina viene rimandata soltanto finché viene rimandato il combattimento; in pace sei derubato da loro, in guerra dai nemici. Il motivo è che non hanno altra passione né altra ragione che le trattenga sul campo di battaglia, se non un po' di paga, che non basta a renderle disposte a morire per te. Vogliono sì essere tuoi soldati finché non fai guerra; ma quando la guerra arriva, vogliono fuggire o andarsene.

La qual cosa doverrei durare poca fatica ad persuadere24, perché ora la ruina di Italia non è causata da altro che per essersi per spazio di molti anni riposata tutta25 in sulle armi mercennarie. Le quali feciano già per alcuno qualche progresso e parevano gagliarde infra loro26, ma come venne il forestiero27 le mostrarono quello che elle erano; onde che a Carlo re di Francia fu lecito pigliare la Italia col gesso28. E chi diceva come n'erono cagione e peccati nostri, diceva il vero29; ma non erano già quegli che credeva, ma questi che io ho narrati30; e perché gli erano peccati di principi, ne hanno patito le pene ancora loro31.

Parafrasi

Dovrei fare poca fatica a convincere di questo, perché la rovina attuale dell'Italia non ha altra causa che l'essersi appoggiata del tutto, per molti anni, alle milizie mercenarie. Esse un tempo procurarono qualche progresso a qualcuno e sembravano forti quando combattevano fra loro; ma appena arrivò lo straniero mostrarono quello che erano davvero: per questo Carlo re di Francia poté prendere l'Italia col gesso. E chi diceva che la causa erano i nostri peccati diceva la verità; ma non erano i peccati che credeva lui, bensì quelli che ho descritto io; e poiché erano peccati dei principi, anche i principi ne hanno pagato la pena.

Io voglio dimostrare meglio la infelicità di queste arme32. E capitani mercennari, o e' sono uomini excellenti o no33; se sono non te ne puoi fidare perché sempre aspireranno alla grandeza propria, o con lo opprimere te che gli se' patrone, o con lo oprimere altri fuora della tua intenzione34; ma se il capitano non è virtuoso, ti rovina per lo ordinario35. E se si rispondessi che qualunque arà le arme in mano farà questo, o mercennario o no36; replicherrei come l'arme hanno ad essere operate o da uno principe o da una republica37. El principe debbe andare in persona e fare lui l'offizio del capitano38. La republica ha ad mandare e sua ciptadini39: e quando ne manda uno che non riesca valente uomo40, debba cambiarlo; e quando sia, tenerlo con le leggi che non passi el segno41. E per experienzia si vede alli principi soli e republiche armate fare progressi grandissimi, et alle arme mercennarie non fare mai se non damno42; e con più difficultà viene alla obedienzia di uno suo ciptadino una republica armata di arme propie, che una armata di arme externe43.

Parafrasi

Voglio dimostrare meglio quanto siano disastrose queste milizie. I capitani mercenari o sono uomini di grande valore o non lo sono; se lo sono, non puoi fidarti di loro, perché aspireranno sempre alla propria grandezza, o schiacciando te, che sei il loro padrone, o schiacciando altri contro la tua volontà; se invece il capitano non è valoroso, ti porta alla rovina, come accade di solito. E se si obiettasse che chiunque avrà le armi in mano farà lo stesso, mercenario o no, risponderei che le milizie devono essere guidate da un principe o da una repubblica. Il principe deve andare di persona e svolgere lui stesso il compito del comandante; la repubblica deve mandare i suoi cittadini: quando ne manda uno che non si dimostra capace, deve sostituirlo; quando invece lo è, deve tenerlo a freno con le leggi perché non oltrepassi i limiti. L'esperienza mostra che soltanto i principi e le repubbliche armate fanno grandissimi progressi, mentre le milizie mercenarie non fanno mai altro che danni; ed è più difficile che una repubblica armata con milizie proprie cada sotto il dominio di un suo cittadino, che una repubblica armata con milizie straniere.

Stettono Roma e Sparta molti seculi armate e libere44. Svizeri sono armatissimi e liberissimi45. Delle arme mercennarie antiche sono in exemplis46 e Carthaginesi, li quali furno per essere oppressi da' loro soldati mercennarii, finita la loro prima guerra con i Romani47, ancora che li Cartaginesi avessino, per capitani, loro propii ciptadini48. Philippo macedone fu fatto da' Thebani, doppo la morte di Epaminunda49, capitano di loro genti; e tolse, doppo la vittoria, loro la libertà50.

Parafrasi

Roma e Sparta rimasero per molti secoli armate e libere. Gli svizzeri sono armatissimi e liberissimi. Fra gli esempi antichi di milizie mercenarie ci sono i Cartaginesi, che, finita la prima guerra con i Romani, rischiarono di essere sopraffatti dai loro soldati mercenari, benché avessero come comandanti i loro stessi cittadini. Filippo il Macedone, dopo la morte di Epaminonda, fu nominato dai Tebani comandante delle loro truppe; e dopo la vittoria tolse loro la libertà.

Milanesi, morto el duca Philippo51, soldorno Francesco Sforza contro a' Viniziani52, il quale, superati gli inimici ad Caravaggio53, si coniunse con loro per oprimere ' Milanesi sua patroni54. Sforza suo padre55, essendo soldato della regina Giovanna di Napoli, la lasciò in un tratto disarmata56; onde lei, per non perdere el Regno, fu constretta gittarsi in grembo al Re di Aragona57.

Parafrasi

I milanesi, morto il duca Filippo, assoldarono Francesco Sforza contro i veneziani; ed egli, sconfitti i nemici a Caravaggio, si alleò con loro per sottomettere i milanesi, che erano i suoi padroni. Sforza, suo padre, mentre era al servizio della regina Giovanna di Napoli, la lasciò all'improvviso senza difesa; e lei, per non perdere il regno, fu costretta a gettarsi nelle braccia del re di Aragona.

E se Viniziani e Fiorentini hanno per lo adrieto58 accresciuto lo imperio loro con queste arme59, e gli loro capitani non se ne sono però fatti principi ma gli hanno difesi60; rispondo che e Fiorentini in questo caso sono suti61 favoriti dalla sorte: perché de' capitani virtuosi de' quali potevano temere62, alcuni non hanno vinto, alcuni hanno avuto opposizione63, alcuni altri hanno volto l'ambizione loro altrove64. Quello che non vinse fu Giovanni Aucut65, del quale (non vincendo) non si poteva conosciere la fede66; ma ogniuno confesserà che, vincendo, stavano ' Fiorentini a sua discrezione67. Sforzo ebbe sempre e bracceschi contrarii, che guardorno l'uno l'altro68. Francesco volse l'ambizione sua in Lombardia69, Braccio contro alla chiesa et il Regno di Napoli70. Ma vegniamo a quello che è seguito poco tempo fa71. Feciono e Fiorentini Paulo Vitelli loro capitano72, uomo prudentissimo e che di privata fortuna aveva presa grandissima reputazione73. Se costui expugnava Pisa74, veruno fia che nieghi75 come conveniva a' Fiorentini stare seco76: perché se fussi diventato soldato de' loro nimici, non avevano remedio77; e se ' Fiorentini lo tenevano, avevano ad ubedirlo78.

Parafrasi

Se poi i veneziani e i fiorentini in passato hanno ampliato il loro dominio con queste milizie, e i loro capitani non ne sono diventati principi ma li hanno difesi, rispondo che i fiorentini in questo caso sono stati favoriti dalla sorte: perché dei capitani valorosi che avrebbero potuto temere, alcuni non hanno vinto, altri hanno trovato chi li contrastava, altri ancora hanno rivolto altrove la loro ambizione. Quello che non vinse fu Giovanni Acuto, la cui lealtà, poiché non vinse, non si poté conoscere; ma tutti ammetteranno che, se avesse vinto, i fiorentini sarebbero stati in suo potere. Sforza ebbe sempre contro di sé i bracceschi, e si controllarono a vicenda. Francesco rivolse la sua ambizione alla Lombardia, Braccio contro la Chiesa e il Regno di Napoli. Ma veniamo a ciò che è accaduto poco tempo fa. I fiorentini nominarono loro capitano Paolo Vitelli, uomo molto accorto, che da privato cittadino si era guadagnato grandissima fama. Se costui avesse conquistato Pisa, nessuno potrà negare che ai fiorentini sarebbe convenuto restare con lui: perché se fosse passato al servizio dei loro nemici, non avrebbero avuto scampo; e se lo avessero tenuto, avrebbero dovuto obbedirgli.

E Viniziani, se si considerrà e progressi loro79, si vedrà quegli avere sicuramente e gloriosamente operato mentre feciono la guerra loro propii80 (che fu avanti che si volgessino con le imprese loro in terra81), dove con gentili uomini e con la plebe armata operorno virtuosissimamente82; ma come cominciorno a combattere in terra, lasciorno questa virtù e seguirne e costumi delle guerre di Italia83. E nel principio dello augumento loro in terra84, per non vi avere molto stato85 e per essere in grande reputazione, non avevono da temere molto degli loro capitani86. Ma come eglino ampliorno, che fu sotto el Carmignola87, ebbono uno saggio di questo errore88: perché vedutolo virtuosissimo (battuto che loro ebbono sotto il suo governo il Duca di Milano89) e conoscendo dall'altra parte come egli era raffreddo nella guerra90; iudicorno non potere con lui più vincere, perché non voleva, né potere licenziarlo, per non riperdere ciò che avevano aquistato91; onde che furno necessitati, per assicurarsene, ammazarlo92. Hanno di poi avuto per loro capitani Bartolomeo da Bergamo93, Ruberto da Sancto Severino94, Conte di Pitigliano95 e simili, con li quali avevano a temere della perdita non del guadagno loro96: come intervenne di poi a Vailà97, dove in una giornata perderno ciò che in ottocento anni con tanta fatica avevano acquistato98; perché da queste arme nascano solo e lenti, tardi e deboli aquisti, e le sùbite e miracolose perdite99.

Parafrasi

Quanto ai veneziani, se si considerano le loro conquiste, si vedrà che agirono con sicurezza e con gloria finché fecero la guerra con le proprie forze, cioè prima di rivolgere le loro imprese alla terraferma: allora combatterono con grandissimo valore, con i nobili e con il popolo in armi; ma appena cominciarono a combattere sulla terraferma, abbandonarono questo valore e seguirono le abitudini delle guerre italiane. All'inizio della loro espansione in terraferma, poiché non vi possedevano molti territori e godevano di grande prestigio, non avevano molto da temere dai loro capitani. Ma quando allargarono i loro domini, sotto il comando del Carmagnola, ebbero una prova di questo errore: lo avevano visto valorosissimo (sotto il suo comando avevano sconfitto il duca di Milano) e d'altra parte si accorgevano che era diventato tiepido nel fare la guerra; giudicarono così di non poter più vincere con lui, perché non voleva, né di poterlo licenziare, per non perdere di nuovo ciò che avevano conquistato; perciò furono costretti, per mettersi al sicuro, a ucciderlo. In seguito ebbero come capitani Bartolomeo da Bergamo, Roberto da San Severino, il conte di Pitigliano e altri simili, con i quali dovevano temere di perdere, più che sperare di guadagnare: come accadde poi a Vailate, dove in una sola battaglia persero ciò che avevano conquistato con tanta fatica in ottocento anni. Perché da queste milizie nascono soltanto conquiste lente, tardive e deboli, e perdite improvvise e incredibili.

E perché io sono venuto con questi exempli in Italia100, la quale è stata molti anni governata dalle arme mercennarie, io le vo' discorrere più da alto101; acciò che, veduta l'origine e progressi di esse, si possa meglio correggerle102. Avete adunque ad intendere come, tosto che in questi ultimi tempi lo Imperio cominciò ad essere ributtato di Italia103 e che il papa nel temporale vi prese più reputazione104, si divise la Italia in più stati105. Per che molte delle ciptà grosse presono l'arme contro agli loro nobili106, e quali prima (favoriti dallo imperatore) le tenevano oppresse107; e la chiesa le favoriva, per darsi reputazione nel temporale108. Di molte altre e loro ciptadini ne diventorno principi109. Onde che, essendo venuta la Italia quasi che nelle mani della chiesa e di qualche republica, et essendo quelli preti e quelli altri ciptadini usi a non conoscere arme110, cominciorno a soldare forestieri111. El primo che dette reputazione ad questa milizia fu Alberico di Conio, romagniuolo112. Dalla disciplina di costui discese intra gli altri Braccio e Sforza113, che negli loro tempi furono arbitri di Italia114. Doppo questa vennono tutti li altri, che infino alli nostri tempi hanno governato queste arme115: e 'l fine della loro virtù116 è stato che Italia è stata corsa da Carlo117, predata da Luigi118, sforzata da Ferrando119 e vituperata da' Svizeri120.

Parafrasi

E poiché con questi esempi sono arrivato all'Italia, che è stata governata per molti anni dalle milizie mercenarie, voglio esaminarle risalendo più indietro nel tempo, perché, conosciute la loro origine e la loro evoluzione, si possa porvi rimedio più facilmente. Dovete dunque sapere che, non appena in tempi recenti l'Impero cominciò a essere respinto dall'Italia e il papa vi acquistò più autorità politica, l'Italia si divise in più stati. Infatti molte delle città più grandi presero le armi contro i loro nobili, che prima, con l'appoggio dell'imperatore, le tenevano sottomesse; e la Chiesa le sosteneva, per accrescere il proprio prestigio politico. In molte altre città alcuni cittadini ne diventarono signori. Così, poiché l'Italia era finita quasi tutta nelle mani della Chiesa e di alcune repubbliche, e quei preti e quegli altri cittadini non erano abituati a usare le armi, si cominciò ad assoldare stranieri. Il primo che diede prestigio a questa milizia fu Alberico da Conio, romagnolo. Dalla sua scuola uscirono, fra gli altri, Braccio e Sforza, che ai loro tempi furono gli arbitri dell'Italia. Dopo di loro vennero tutti gli altri, che fino ai nostri tempi hanno comandato queste milizie: e il risultato del loro valore è stato che l'Italia è stata percorsa da Carlo, saccheggiata da Luigi, violentata da Ferdinando e umiliata dagli svizzeri.

L'ordine che gli hanno tenuto121 è stato prima, per dare reputazione a loro propii122, avere tolto reputazione alle fanterie123. Feciono questo perché, sendo senza stato et in sulla industria124, e pochi fanti non davano loro reputazione e gli assai non potevano nutrire125; e però si redussono a' cavagli126, dove con numero sopportabile erano nutriti et onorati127; et erano ridotte le cose in termine che in uno exercito di XX mila soldati non si trovava dumila fanti128. Avevano, oltre a questo, usato ogni industria129 per levare ad sé et a' soldati la paura e la fatica: non si amazando nelle zuffe, ma pigliandosi e sanza taglia130; non traevano la notte nelle terre131, quegli della terra non traevano alle tende132; non facevano intorno al campo né steccato né fossa133; non campegiavano el verno134. E tutte queste cose erano permesse nelli loro ordini militari, e trovati da loro per fuggire (come è detto) la fatica e li pericoli135; tanto che gli hanno condotta la Italia stiava e vituperata136.

Parafrasi

Il metodo che hanno seguito è stato prima di tutto togliere prestigio alla fanteria, per darne a sé stessi. Lo fecero perché, non avendo uno stato e vivendo del loro mestiere, pochi fanti non davano loro prestigio e molti non potevano mantenerli; perciò si limitarono alla cavalleria, con cui un numero sostenibile di soldati era mantenuto e onorato; e si arrivò al punto che in un esercito di ventimila soldati non si trovavano duemila fanti. Inoltre avevano usato ogni accorgimento per togliere a sé e ai soldati la paura e la fatica: negli scontri non si uccidevano, ma si facevano prigionieri e si liberavano senza riscatto; di notte non attaccavano le città, e gli abitanti delle città non attaccavano gli accampamenti; non proteggevano il campo con palizzate né con fossati; non combattevano d'inverno. E tutte queste cose erano permesse dalle loro regole militari, inventate da loro per evitare, come si è detto, la fatica e i pericoli: tanto che hanno ridotto l'Italia schiava e disonorata.

Note

  1. 1
    Quot sunt... militibus: «Quanti siano i tipi di milizie, e delle milizie mercenarie» (latino). Come tutti i capitoli del Principe, anche questo ha un titolo latino.
    ↩
  2. 2
    discorso particularmente: trattato in modo particolareggiato, caso per caso; discorrere ha qui valore transitivo, «esaminare».
    ↩
  3. 3
    tutte le qualità... ragionare: tutti i tipi di principato di cui all'inizio dell'opera mi ero proposto di parlare. Machiavelli riassume così la prima parte del trattato, i capitoli I-XI.
    ↩
  4. 4
    le cagioni... essere loro: le cause della loro prosperità e della loro decadenza.
    ↩
  5. 5
    monstro... tenergli: mostrato (monstro, con grafia latineggiante) i modi (e modi) con cui molti hanno cercato (cerco, participio forte di «cercare») di conquistarli e di conservarli.
    ↩
  6. 6
    discorrere generalmente... acadere: trattare in generale, cioè per tutti i tipi di principato insieme, gli attacchi e le difese che possono rendersi necessari (acadere) in ciascuno di quelli già nominati (prenominati).
    ↩
  7. 7
    Noi abbiamo detto... fondamenti buoni: Machiavelli richiama soprattutto il capitolo VII, dove ha mostrato Cesare Borgia impegnato a gettare le fondamenta del proprio potere. Gli sua: «i suoi», forma fiorentina del possessivo plurale.
    ↩
  8. 8
    di necessità conviene che ruini: è inevitabile che vada in rovina.
    ↩
  9. 9
    E principali... arme: i principali fondamenti di tutti gli stati, sia nuovi sia antichi (vechi) sia misti (mixti, in parte antichi e in parte acquistati di recente), sono le buone leggi e le buone milizie. E vale «i», articolo maschile plurale del fiorentino; arme indica le forze armate.
    ↩
  10. 10
    E perché... buone legge: e poiché non ci possono essere buone leggi dove non ci sono buone milizie, e dove ci sono buone milizie è inevitabile che ci siano buone leggi. Si notino le diverse grafie della stessa parola (leggie, legie, legge), frequenti nei testi del tempo.
    ↩
  11. 11
    io lascerò... delle arme: tralascerò di parlare delle leggi e parlerò delle milizie.
    ↩
  12. 12
    o le sono propie... mixte: o sono proprie (propie, formate dai cittadini o dai sudditi dello stato) o mercenarie (soldati pagati, guidati da capitani di ventura) o ausiliarie (auxiliarie, truppe che un altro stato manda in aiuto) o miste. Le sono: «esse sono», con il pronome soggetto, tipico del fiorentino.
    ↩
  13. 13
    inutile e pericolose: inutile è un plurale femminile con l'antica uscita in -e, come più avanti infedele e vile. Alle milizie ausiliarie Machiavelli dedica il capitolo XIII.
    ↩
  14. 14
    fermo: saldo, stabile al potere.
    ↩
  15. 15
    disunite: prive di coesione, non solidali fra loro.
    ↩
  16. 16
    ambiziose: desiderose di potere e di guadagno.
    ↩
  17. 17
    gagliarde... vile: baldanzose con gli alleati, vili davanti ai nemici; l'apostrofo sta per l'articolo e, «i». Le due espressioni formano un chiasmo (aggettivo e complemento, complemento e aggettivo).
    ↩
  18. 18
    non timore... uomini: non hanno timore di Dio né lealtà (fe', cioè «fede») verso gli uomini: due frasi nominali, senza verbo.
    ↩
  19. 19
    tanto si differiscie... assalto: la rovina si rimanda (si differiscie, «si differisce», dal latino differre) soltanto finché si rimanda il combattimento: i mercenari rivelano la loro inutilità appena devono battersi.
    ↩
  20. 20
    nella pace... inimici: in pace sei derubato (spogliato) da loro, in guerra dai nemici. Se': «sei»; lloro: «loro», con la consonante raddoppiata dopo da, come nella pronuncia.
    ↩
  21. 21
    le tenga in campo: le trattenga sul campo di battaglia.
    ↩
  22. 22
    um po'... per te: un po' di paga, che non basta a renderli disposti a morire per te. Um è «un» davanti a p; il tu a cui Machiavelli si rivolge è il principe.
    ↩
  23. 23
    Vogliono bene... andarsene: vogliono sì (bene) essere tuoi (tua, possessivo plurale) soldati finché non fai guerra; ma quando la guerra arriva, vogliono fuggire o andarsene. I due infiniti finali, senza verbo reggente espresso, rendono la frase brusca e incisiva.
    ↩
  24. 24
    La qual cosa... persuadere: dovrei fare poca fatica a convincere di questo.
    ↩
  25. 25
    riposata tutta: appoggiata del tutto, affidata completamente.
    ↩
  26. 26
    Le quali... infra loro: queste milizie un tempo (già) fecero qualche progresso a vantaggio di qualcuno (per alcuno) e sembravano forti quando combattevano fra loro, cioè fra gli eserciti mercenari degli stati italiani. Feciano: «fecero», forma fiorentina.
    ↩
  27. 27
    il forestiero: lo straniero, cioè gli eserciti stranieri scesi in Italia dal 1494.
    ↩
  28. 28
    onde che... col gesso: perciò al re di Francia Carlo VIII fu possibile prendere l'Italia «col gesso», cioè senza combattere: nel 1494 i suoi ufficiali avanzavano segnando con il gesso le case dove sarebbero alloggiati i soldati. Il motto era attribuito a papa Alessandro VI.
    ↩
  29. 29
    E chi diceva... il vero: e chi diceva che ne erano causa (n'erono cagione) i nostri peccati, diceva la verità. È un'allusione a Girolamo Savonarola, che nelle prediche del 1494 aveva presentato la discesa di Carlo VIII come un castigo di Dio per i peccati degli italiani.
    ↩
  30. 30
    ma non erano... narrati: ma non erano quelli che credeva lui (i peccati morali e religiosi), bensì quelli che ho descritto io: errori politici e militari, come affidarsi ai mercenari.
    ↩
  31. 31
    e perché... ancora loro: e poiché erano peccati dei principi, ne hanno pagato la pena anche (ancora) loro, perdendo i propri stati.
    ↩
  32. 32
    la infelicità di queste arme: l'inefficacia, l'esito disastroso di queste milizie.
    ↩
  33. 33
    E capitani... o no: i capitani mercenari o sono uomini di grande valore o non lo sono. E capitani: «i capitani»; e': «essi».
    ↩
  34. 34
    se sono... intenzione: se lo sono, non puoi fidarti, perché cercheranno sempre la propria grandezza, o schiacciando te che sei il loro padrone (patrone, chi li paga) o attaccando altri contro la tua volontà.
    ↩
  35. 35
    ti rovina per lo ordinario: ti porta alla rovina, come avviene di solito, perché perde le battaglie.
    ↩
  36. 36
    E se si rispondessi... o no: e se si obiettasse che chiunque avrà (arà) le armi in mano farà lo stesso, mercenario o no.
    ↩
  37. 37
    replicherrei... republica: risponderei che le milizie devono essere adoperate (operate) da un principe o da una repubblica.
    ↩
  38. 38
    fare lui l'offizio del capitano: assumere personalmente il compito (offizio, «ufficio») del comandante.
    ↩
  39. 39
    ha ad mandare e sua ciptadini: deve mandare i suoi cittadini; ciptadini è una grafia latineggiante, modellata su civitas.
    ↩
  40. 40
    quando ne manda... valente uomo: quando ne manda uno che non si dimostri capace.
    ↩
  41. 41
    e quando sia... el segno: e quando lo sia, tenerlo a freno con le leggi perché non oltrepassi il limite (el segno) del suo incarico.
    ↩
  42. 42
    E per experienzia... damno: e per esperienza si vede che soltanto i principi e le repubbliche armate (con milizie proprie) fanno grandissimi progressi, mentre le milizie mercenarie non fanno mai altro che danno (damno, grafia latina).
    ↩
  43. 43
    e con più difficultà... externe: ed è più difficile che una repubblica armata con milizie proprie cada sotto il dominio (alla obedienzia) di un suo cittadino, che una repubblica armata con milizie straniere (externe).
    ↩
  44. 44
    Stettono... libere: Roma e Sparta rimasero per molti secoli armate e libere: libere proprio perché armate.
    ↩
  45. 45
    Svizeri... liberissimi: gli svizzeri (i cantoni della Confederazione elvetica) sono armatissimi e liberissimi. La loro fanteria era allora la più temuta d'Europa.
    ↩
  46. 46
    sono in exemplis: sono tra gli esempi (latino).
    ↩
  47. 47
    li quali... Romani: i quali rischiarono (furno per) di essere sopraffatti dai loro soldati mercenari, finita la prima guerra punica (264-241 a.C.): è la cosiddetta guerra dei mercenari (241-238 a.C.), domata da Amilcare Barca.
    ↩
  48. 48
    ancora che... ciptadini: benché avessero come comandanti i loro stessi cittadini.
    ↩
  49. 49
    Philippo macedone... Epaminunda: Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno; Epaminonda, il generale che aveva reso Tebe la prima potenza della Grecia, morì nella battaglia di Mantinea (362 a.C.).
    ↩
  50. 50
    fu fatto... la libertà: fu nominato dai tebani comandante delle loro truppe e, dopo la vittoria, tolse loro la libertà. Machiavelli semplifica la vicenda: Filippo intervenne in Grecia come alleato di Tebe nella terza guerra sacra (356-346 a.C.) e la sottomise dopo averla sconfitta a Cheronea (338 a.C.).
    ↩
  51. 51
    morto el duca Philippo: dopo la morte di Filippo Maria Visconti, ultimo duca di Milano della sua famiglia, avvenuta nel 1447 senza eredi maschi; i milanesi proclamarono allora la Repubblica ambrosiana.
    ↩
  52. 52
    soldorno... Viniziani: assoldarono (soldorno) contro i veneziani Francesco Sforza, condottiero e genero del duca defunto.
    ↩
  53. 53
    superati... Caravaggio: sconfitti i nemici a Caravaggio, nella pianura bergamasca, nel 1448.
    ↩
  54. 54
    si coniunse... patroni: si alleò con loro (i veneziani) per sottomettere i milanesi, suoi padroni; nel 1450 entrò a Milano e ne divenne duca.
    ↩
  55. 55
    Sforza suo padre: Muzio Attendolo, detto Sforza (1369-1424), condottiero romagnolo, padre di Francesco.
    ↩
  56. 56
    essendo soldato... disarmata: mentre era al servizio della regina Giovanna II di Napoli, la lasciò all'improvviso senza truppe, passando nel 1420 dalla parte di Luigi III d'Angiò, che le contendeva il regno.
    ↩
  57. 57
    fu constretta... Aragona: fu costretta a gettarsi nelle braccia del re di Aragona, Alfonso V, che adottò come erede.
    ↩
  58. 58
    per lo adrieto: in passato.
    ↩
  59. 59
    accresciuto... arme: hanno ampliato il loro dominio (imperio, latinismo) con queste milizie mercenarie.
    ↩
  60. 60
    e gli loro capitani... difesi: e i loro capitani non sono diventati principi, ma li hanno difesi.
    ↩
  61. 61
    suti: stati, antico participio di «essere».
    ↩
  62. 62
    de' capitani... temere: dei capitani valorosi che avrebbero potuto temere.
    ↩
  63. 63
    hanno avuto opposizione: hanno trovato altri capitani che li contrastavano.
    ↩
  64. 64
    hanno volto... altrove: hanno rivolto altrove le loro ambizioni.
    ↩
  65. 65
    Giovanni Aucut: Giovanni Acuto, cioè l'inglese John Hawkwood (1320 circa-1394), capo di compagnie di ventura in Italia e per molti anni capitano dei fiorentini, che lo onorarono con il ritratto equestre dipinto da Paolo Uccello in Santa Maria del Fiore.
    ↩
  66. 66
    del quale... la fede: poiché non vinse, non si poté conoscere la sua lealtà.
    ↩
  67. 67
    ma ogniuno... discrezione: ma tutti ammetteranno (confesserà) che, se avesse vinto, i fiorentini sarebbero stati in suo potere.
    ↩
  68. 68
    Sforzo... l'altro: Sforza (Muzio Attendolo) ebbe sempre come avversari i bracceschi, i soldati di Braccio da Montone, e i due si sorvegliarono (guardorno) a vicenda.
    ↩
  69. 69
    Francesco... Lombardia: Francesco Sforza rivolse la sua ambizione alla Lombardia, dove divenne duca di Milano.
    ↩
  70. 70
    Braccio... Napoli: Andrea Fortebracci, detto Braccio da Montone (1368-1424), cercò di formarsi uno stato a spese della Chiesa, togliendole Perugia nel 1416, e del Regno di Napoli.
    ↩
  71. 71
    vegniamo... poco tempo fa: veniamo a ciò che è accaduto (seguito) poco tempo fa.
    ↩
  72. 72
    Feciono... capitano: i fiorentini nominarono loro capitano, nel 1498, Paolo Vitelli (1461 circa-1499), condottiero di Città di Castello.
    ↩
  73. 73
    di privata fortuna... reputazione: partendo da una condizione di privato cittadino si era guadagnato grandissima fama.
    ↩
  74. 74
    Se costui expugnava Pisa: se costui avesse conquistato Pisa. La città si era ribellata a Firenze nel 1494; nel 1499 Vitelli, dopo aver aperto una breccia nelle mura, non diede l'assalto finale: fu accusato di tradimento e decapitato dai fiorentini.
    ↩
  75. 75
    veruno fia che nieghi: non ci sarà nessuno (veruno) che neghi.
    ↩
  76. 76
    come conveniva... seco: che i fiorentini avrebbero dovuto restare legati a lui.
    ↩
  77. 77
    perché se fussi... remedio: perché se fosse passato al servizio dei loro nemici, non avrebbero avuto scampo. L'imperfetto indicativo ha qui valore di condizionale, come in expugnava e in tenevano.
    ↩
  78. 78
    e se ' Fiorentini... ubedirlo: e se i fiorentini lo tenevano al loro servizio, avrebbero dovuto obbedirgli.
    ↩
  79. 79
    se si considerrà... loro: se si considereranno le loro conquiste.
    ↩
  80. 80
    si vedrà... loro propii: si vedrà che essi agirono con sicurezza e con gloria finché combatterono le loro guerre in prima persona.
    ↩
  81. 81
    che fu avanti... in terra: il che avvenne prima che rivolgessero le loro imprese alla terraferma, all'inizio del Quattrocento.
    ↩
  82. 82
    dove con gentili uomini... virtuosissimamente: dove, sul mare, combatterono con grandissimo valore, con i nobili (gentili uomini) e con il popolo in armi.
    ↩
  83. 83
    lasciorno... guerre di Italia: abbandonarono questo valore e seguirono le abitudini delle guerre italiane, cioè l'uso dei mercenari. Seguirne: «seguirono».
    ↩
  84. 84
    nel principio... in terra: all'inizio della loro espansione in terraferma.
    ↩
  85. 85
    per non vi avere molto stato: perché non vi possedevano molti territori.
    ↩
  86. 86
    non avevono... capitani: non avevano molto da temere da parte (degli) dei loro capitani, grazie al grande prestigio di cui godevano.
    ↩
  87. 87
    come eglino ampliorno... Carmignola: quando essi ampliarono i loro domini, il che avvenne sotto il comando del Carmagnola: Francesco Bussone, detto il Carmagnola (1385 circa-1432), condottiero passato nel 1425 dal servizio del duca di Milano a quello di Venezia.
    ↩
  88. 88
    ebbono... errore: ebbero una prova di questo errore.
    ↩
  89. 89
    battuto... Duca di Milano: dopo che, sotto il suo comando, avevano sconfitto il duca di Milano Filippo Maria Visconti, a Maclodio, nel 1427.
    ↩
  90. 90
    raffreddo nella guerra: diventato tiepido nel condurre la guerra.
    ↩
  91. 91
    iudicorno... aquistato: giudicarono di non poter più vincere con lui, perché non voleva, né di poterlo licenziare, per non perdere di nuovo ciò che avevano conquistato.
    ↩
  92. 92
    onde che... ammazarlo: perciò furono costretti, per mettersi al sicuro da lui, a ucciderlo: accusato di tradimento, il Carmagnola fu decapitato a Venezia nel 1432. La sua vicenda è il soggetto della tragedia di Alessandro Manzoni Il conte di Carmagnola (1820).
    ↩
  93. 93
    Bartolomeo da Bergamo: Bartolomeo Colleoni (1400 circa-1475), capitano generale della Repubblica di Venezia, ricordato dal monumento equestre di Andrea del Verrocchio a Venezia.
    ↩
  94. 94
    Ruberto da Sancto Severino: Roberto Sanseverino (1418-1487), che combatté per Venezia nella guerra di Ferrara (1482-1484).
    ↩
  95. 95
    Conte di Pitigliano: Niccolò Orsini, conte di Pitigliano (1442-1510), capitano dei veneziani nel 1509.
    ↩
  96. 96
    con li quali... loro: con i quali dovevano temere di perdere, più che sperare di vincere.
    ↩
  97. 97
    come intervenne... Vailà: come accadde poi a Vailate, cioè ad Agnadello, presso Cremona, dove il 14 maggio 1509 l'esercito della Lega di Cambrai, guidato da Luigi XII di Francia, sconfisse i veneziani.
    ↩
  98. 98
    dove in una giornata... acquistato: dove in una sola battaglia (giornata) perdettero ciò che avevano conquistato con tanta fatica in ottocento anni, cioè dalle origini della città: dopo la sconfitta Venezia perse quasi tutti i domini di terraferma, poi in gran parte recuperati.
    ↩
  99. 99
    perché da queste arme... perdite: perché da queste milizie nascono (nascano) soltanto conquiste lente, tardive e deboli, e perdite improvvise (sùbite) e incredibili.
    ↩
  100. 100
    sono venuto... in Italia: sono arrivato, con questi esempi, a parlare dell'Italia.
    ↩
  101. 101
    io le vo'... da alto: voglio trattarne risalendo più indietro nel tempo.
    ↩
  102. 102
    acciò che... correggerle: affinché, conosciute la loro origine e la loro evoluzione, si possa porvi rimedio più facilmente.
    ↩
  103. 103
    tosto che... di Italia: non appena, in tempi relativamente recenti, l'autorità dell'Impero cominciò a essere respinta dall'Italia: Machiavelli pensa all'età dei comuni e alle loro lotte contro gli imperatori.
    ↩
  104. 104
    il papa... reputazione: il papa acquistò in Italia più autorità nel potere politico (temporale).
    ↩
  105. 105
    si divise... stati: l'Italia si divise in più stati.
    ↩
  106. 106
    molte delle ciptà... nobili: molte delle città più grandi presero le armi contro i loro nobili, cioè i feudatari.
    ↩
  107. 107
    e quali prima... oppresse: i quali in precedenza, con l'appoggio dell'imperatore, le tenevano sottomesse.
    ↩
  108. 108
    e la chiesa... nel temporale: e la Chiesa le sosteneva, per accrescere il proprio prestigio politico.
    ↩
  109. 109
    Di molte altre... principi: in molte altre città alcuni cittadini ne diventarono signori: è la nascita delle signorie.
    ↩
  110. 110
    essendo quelli preti... arme: poiché i preti, cioè lo Stato della Chiesa, e i cittadini delle repubbliche non erano abituati (usi) a maneggiare le armi.
    ↩
  111. 111
    cominciorno a soldare forestieri: cominciarono ad assoldare soldati stranieri.
    ↩
  112. 112
    Alberico di Conio, romagniuolo: Alberico da Barbiano (1348 circa-1409), conte di Cunio in Romagna, fondatore della compagnia di San Giorgio, la prima compagnia di ventura formata da italiani.
    ↩
  113. 113
    Dalla disciplina... Sforza: dalla sua scuola militare uscirono, fra gli altri, Braccio da Montone e Muzio Attendolo Sforza.
    ↩
  114. 114
    arbitri di Italia: padroni delle sorti d'Italia.
    ↩
  115. 115
    Doppo questa... arme: dopo questa scuola vennero tutti gli altri, che fino ai nostri tempi hanno guidato queste milizie.
    ↩
  116. 116
    e 'l fine della loro virtù: e il risultato del loro valore, detto con amara ironia.
    ↩
  117. 117
    corsa da Carlo: percorsa senza ostacoli da Carlo VIII di Francia, nel 1494.
    ↩
  118. 118
    predata da Luigi: saccheggiata da Luigi XII di Francia, che nel 1499 conquistò il ducato di Milano.
    ↩
  119. 119
    sforzata da Ferrando: violentata da Ferdinando il Cattolico, re di Aragona, che conquistò il Regno di Napoli (1503) e nel 1512 fece tornare i Medici a Firenze con il sacco di Prato.
    ↩
  120. 120
    vituperata da' Svizeri: umiliata dagli svizzeri, che dal 1512 controllarono di fatto il ducato di Milano.
    ↩
  121. 121
    L'ordine... tenuto: il metodo che hanno seguito.
    ↩
  122. 122
    per dare reputazione a loro propii: per dare prestigio a sé stessi.
    ↩
  123. 123
    avere tolto... fanterie: è stato togliere importanza alla fanteria.
    ↩
  124. 124
    sendo senza stato... industria: essendo (sendo) senza uno stato proprio e vivendo del loro mestiere (industria, «attività»).
    ↩
  125. 125
    e pochi fanti... nutrire: pochi fanti non davano loro prestigio e molti non potevano mantenerli.
    ↩
  126. 126
    si redussono a' cavagli: si limitarono alla cavalleria; cavagli è «cavalli», secondo la pronuncia fiorentina del tempo.
    ↩
  127. 127
    dove... onorati: dove con un numero sostenibile di soldati erano mantenuti e onorati.
    ↩
  128. 128
    erano ridotte... fanti: si era arrivati al punto che in un esercito di ventimila soldati non si trovavano duemila fanti.
    ↩
  129. 129
    usato ogni industria: usato ogni accorgimento.
    ↩
  130. 130
    non si amazando... taglia: non si uccidevano negli scontri, ma si facevano prigionieri e si liberavano senza riscatto (taglia).
    ↩
  131. 131
    non traevano... terre: di notte non attaccavano le città assediate (terre).
    ↩
  132. 132
    quegli della terra... tende: gli assediati non facevano sortite contro gli accampamenti.
    ↩
  133. 133
    non facevano... fossa: non proteggevano l'accampamento con palizzate (steccato) né con fossati.
    ↩
  134. 134
    non campegiavano el verno: non stavano in campo d'inverno.
    ↩
  135. 135
    E tutte queste cose... pericoli: e tutte queste cose erano permesse dai loro regolamenti militari, inventati da loro per evitare, come si è detto, la fatica e i pericoli; trovati è concordato con ordini.
    ↩
  136. 136
    gli hanno condotta... vituperata: hanno ridotto l'Italia schiava (stiava) e disonorata. La chiusa riprende vituperata da' Svizeri e prepara l'appello del capitolo XXVI.
    ↩

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