Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Dopo aver respinto gli Arabi, Pisa e Genova si insediano in Sardegna con le loro famiglie nobili e i loro mercanti. Le loro rivalità travolgono i Giudicati: a metà del Duecento Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari, viene distrutta dai Pisani; cadono poi Torres e Gallura, e resta indipendente solo l’Arborea.
Perché i Giudicati, tranne l’Arborea, scomparvero nel Duecento?
Lezione
Dopo aver impedito l’occupazione della Sardegna, con la vittoria su Mugāhid nel 1016, Pisa e Genova continuarono a prestare particolare attenzione all’isola: infatti, da quel momento le due repubbliche marinare, in cambio delle loro prestazioni militari, si sentirono autorizzate a chiedere ai giudici sardi concessioni di vario genere. Ebbe inizio così una progressiva infiltrazione pisano-genovese nell’isola, prima di tutto attraverso l’insediamento di istituti religiosi, come l’Opera di Santa Maria di Pisa e la Chiesa di San Lorenzo di Genova, che ottennero dai giudici terre, chiese, esenzioni fiscali e in breve tempo consolidarono la loro presenza in Sardegna, diventando potenti strumenti di penetrazione delle rispettive città.
Questa presenza fu rafforzata dall’arrivo di molti esponenti delle famiglie nobiliari di Pisa e Genova che, venuti in Sardegna come alleati militari dei giudici, in breve ottennero grandi proprietà fondiarie (le donnicalie) in varie parti dell’isola. I legami che si crearono, attraverso una complicata rete di matrimoni, tra questi nobili e le famiglie dei giudici, resero più stabile la loro presenza, creando stretti vincoli di sangue tra le dinastie giudicali sarde e le più potenti dinastie nobiliari pisane e genovesi.
L’insediamento di questi nobili coincise con l’arrivo di mercanti, uomini d’affari, trafficanti di ogni tipo, spesso appartenenti alle stesse famiglie nobiliari, che contribuirono allo sviluppo del commercio in tutta l’isola, ma soprattutto nelle città costiere. L’arrivo e la stabilizzazione, lungo il XII secolo, dei Visconti a Cagliari, dei Malaspina a Bosa, del conte Ugolino di Pisa a Villa di Chiesa (Iglesias), dei Doria ad Alghero e a Castelgenovese (Castelsardo), costituirono il punto di partenza per lo sviluppo di queste città e quindi per la rinascita di una civiltà urbana nell’isola.
Queste città, diventate importanti centri commerciali, potenziarono i loro porti e le loro attrezzature per far fronte al consistente aumento dei traffici di importazione di prodotti diversi (stoffe, olio, prodotti dell’artigianato, ecc.) e, soprattutto, di esportazione di grano e di sale. Una volta divenute centri di stabili insediamenti di mercanti pisani o genovesi, acquistarono gradualmente anche una piena autonomia amministrativa, dandosi statuti particolari e diventando così dei liberi Comuni, sull’esempio delle città italiane di quei secoli.
Questo processo di insediamento nobiliare e commerciale non avvenne in modo pacifico. Infatti, lungo il XII e XIII secolo si crearono forti rivalità tra le due repubbliche, ambedue tese ad aumentare il loro dominio economico e politico sull’isola: intese matrimoniali, intrighi, alleanze incrociate, scontri armati si susseguirono in un intreccio complesso, coinvolgendo anche le dinastie dei quattro giudici, oramai inseriti in un gioco diplomatico e politico per loro incontrollabile. Alla fine del XII secolo la Sardegna si trovò di fatto divisa in due grandi sfere di influenza: Cagliari, Arborea e Gallura erano sotto il controllo di Pisa, mentre nel Giudicato di Torres prevaleva l’influenza genovese.
Il potere dei giudici era ormai quasi soltanto nominale e si avviava ad estinguersi del tutto. Lungo il XIII secolo, infatti, la crisi dei Giudicati divenne definitiva e il primo a perdere l’indipendenza fu il Giudicato di Cagliari. La sua capitale, Santa Igia, sorta — come abbiamo detto — in seguito alle incursioni arabe, era diventata un centro importante, proiettato verso il mare e in grado di contrapporsi al nuovo borgo fortificato che i Pisani avevano creato su una collina adiacente (Castrum Karalis). Ma la crescita economica di Santa Igia e del Giudicato di Cagliari era contraria agli interessi di Pisa e pertanto, nel 1257, un esercito pisano, alleato con i restanti Giudicati di Arborea, di Torres e di Gallura, assediata la città, la espugnò distruggendola.
Nessun’altra città sorgerà mai sulle sue rovine, mentre il nuovo Castrum Karalis, circondato da mura sovrastanti nuovi quartieri, andrà assumendo da quel momento un ruolo di primo piano nelle vicende politiche ed economiche dell’isola.
Qualche anno più tardi cadrà il Giudicato di Torres, in parte assegnato in feudo a famiglie genovesi, in parte annesso al Giudicato di Arborea. Nel 1296 anche il Giudicato di Gallura, occupato da Pisa, cesserà di esistere. Nel corso di pochi decenni, quindi, tre dei quattro Giudicati sardi si estinsero, lacerati da una lunga serie di guerre e di contrasti di ogni genere, e sconvolti, nelle loro originarie strutture economiche e politiche, dalla pressione della potenza commerciale e militare di Pisa e di Genova. Soltanto il Giudicato di Arborea riuscirà, per più di un secolo ancora, a sopravvivere e a conservare la sua autonomia.
