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La dottrina dei simulacri nel libro IV del De rerum natura

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Perché questa lezione merita attenzione

Nel IV libro del De rerum natura, Lucrezio espone la cosiddetta dottrina dei simulacri (simulacra), riprendendo fedelmente la concezione di Epicuro. Secondo questa teoria, l’uomo percepisce la realtà attraverso i sensi grazie a particolari immagini materiali, i simulacri, che si staccano continuamente dalla superficie dei corpi. Essi possono essere immaginati come membrane sottilissime e invisibili […]

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Nel IV libro del De rerum natura, Lucrezio espone la cosiddetta dottrina dei simulacri (simulacra), riprendendo fedelmente la concezione di Epicuro.

Secondo questa teoria, l’uomo percepisce la realtà attraverso i sensi grazie a particolari immagini materiali, i simulacri, che si staccano continuamente dalla superficie dei corpi. Essi possono essere immaginati come membrane sottilissime e invisibili che vagano nello spazio e, nel momento in cui colpiscono i nostri organi sensoriali, rendono possibile la percezione.

Per esempio, quando i simulacri raggiungono gli occhi, noi vediamo gli oggetti. Lo stesso ragionamento viene applicato anche agli altri sensi. Come la vista dipende dall’incontro tra i simulacri e gli occhi, così anche i suoni possono essere considerati una sorta di simulacri che colpiscono il nostro apparato uditivo, permettendoci di udire.

In generale, tutti i processi percettivi sono ricondotti a un medesimo principio: la percezione dipende dal tipo di simulacro che entra in contatto con un determinato organo sensoriale.

La teoria dei simulacri viene utilizzata da Lucrezio anche per spiegare i sogni, le visioni e i deliri. Esistono infatti simulacri talmente sottili da poter penetrare attraverso i pori del corpo e produrre immagini mentali. Durante il sonno noi continuiamo a percepire simulacri, ma essi non provengono necessariamente da oggetti reali: possono anche essere generati da combinazioni fantastiche e da immagini irreali.

Epicuro e Lucrezio sostenevano inoltre che il sogno fosse, in qualche modo, una prosecuzione dell’attività diurna. Ciò avviene perché il concilium, cioè la forza che mantiene aggregati gli atomi del nostro corpo, durante il sonno allenta la propria presa e consente agli animi di vagare liberamente, proseguendo così parte delle attività e delle impressioni vissute durante il giorno.

Anche la sfera sessuale viene interpretata alla luce di questa concezione. I sogni erotici rappresentano infatti una naturale prosecuzione dei desideri e delle immagini accumulate durante la vita quotidiana.

Per Epicuro e per Lucrezio, la sessualità è un fenomeno assolutamente naturale e positivo, poiché rientra nella legittima ricerca del piacere. Occorre però distinguerla nettamente dall’amore passionale. Quest’ultimo è considerato una forma di perturbazione dell’animo, una passione irrazionale che genera sofferenza, dipendenza e turbamento interiore.

L’amore, dunque, deve essere guardato con diffidenza e in certa misura respinto, mentre la sessualità vissuta senza il coinvolgimento della passione amorosa è giudicata positivamente, poiché si inserisce perfettamente nell’ideale epicureo dell’edonismo moderato e della ricerca della serenità dell’animo.