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Le cattedrali romaniche

Perché la Sardegna è così ricca di chiese romaniche?

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Una chiesa romanica isolata in un prato, con la facciata e l'alto campanile a fasce bianche e nere e un portico ad archi
La basilica della Santissima Trinità di Saccargia, presso Codrongianos, consacrata nel 1116, con la sua facciata a fasce di pietra bianca e nera. Wikimedia Commons, CC0, foto di Mauro Marongiu.

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Fra l’XI e il XIII secolo i monaci benedettini e le maestranze pisane e lombarde riempiono la Sardegna di chiese romaniche, spesso isolate nella campagna: dalla Santissima Trinità di Saccargia a Santa Giusta.

Perché la Sardegna è così ricca di chiese romaniche?

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Lungo i secoli XI-XIII, caratterizzati dallo sviluppo dei Giudicati e dalla progressiva presenza nell’isola dei Pisani e dei Genovesi, ebbe modo di svilupparsi un’intensa attività costruttiva, con l’erezione di numerose chiese e di monasteri, prevalentemente in stile romanico, una forma architettonica diffusa in Europa negli stessi secoli, così definita perché si richiamava ai modelli dell’arte classica.

In Sardegna, questa attività costruttiva fu favorita dall’arrivo dei monaci benedettini, provenienti da Montecassino e da San Vittore di Marsiglia, e successivamente dei Camaldolesi e dei Vallombrosani. Furono infatti i monaci ad incoraggiare la costruzione di monasteri e di nuove chiese, chiamando, in assenza di maestranze locali, abili artigiani di varia provenienza, lombardi, francesi, pisani, genovesi, che nell’isola condivisero condizioni favorevoli per esprimere le loro capacità artistiche, importando modelli e stili architettonici del loro paese di origine.

Molti di questi edifici religiosi, ancor oggi esistenti, offrono una suggestiva immagine dell’arte medievale e rappresentano un patrimonio artistico di grande valore, non soltanto regionale. Come ha scritto la storica dell’arte Renata Serra, «la Sardegna ha nell’architettura romanica la parte più consistente, di qualità più alta e maggiormente studiata del suo intero patrimonio artistico […]. Non a caso, quelle romaniche sono state finora le uniche manifestazioni artistiche sarde considerate, benché per cenni fugaci, talvolta persino nei manuali scolastici».

Tra questi edifici, uno dei più affascinanti è la chiesa della SS. Trinità di Saccargia, isolata e perfettamente inserita nel paesaggio della campagna circostante, a non molti chilometri da Sassari. Costruita ad opera dei frati camaldolesi nel corso del XII secolo, con pietra trachitica scura e calcare bianco, essa mostra chiari segni dello stile romanico pisano, sia nel disegno e nelle decorazioni della facciata e del campanile, sia nella struttura e nell’austera severità degli interni.

Analoga suggestione offrono altre numerose chiese di quei secoli, talvolta isolate nella campagna o poco distanti dai centri abitati, come San Michele di Salvénero, Sant’Antioco di Bisarcio, Nostra Signora di Tergu, San Pietro di Sorres, Santa Sabina di Silanus (una delle chiese più antiche della Sardegna, costruita intorno al 1100); talvolta inserite all’interno dei centri abitati, come la basilica di San Gavino, a Porto Torres, o la cattedrale di Santa Giusta, una delle più grandi costruzioni romaniche dell’isola, costruita intorno al 1150, che servì poi come modello per altre costruzioni analoghe.

Una chiesa romanica di pietra scura con il campanile mozzo, su un'altura rocciosa fra i cespugli
La chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio, presso Ozieri, antica cattedrale romanica isolata nella campagna (XI-XII secolo). Wikimedia Commons, CC BY 3.0, foto di Sailko.
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