Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Il principato civile come rovescio del principato conquistato con il delitto; i due «umori» della città; perché il popolo è un fondamento più sicuro dei grandi; il proverbio del fango e gli esempi storici; il rischio del passaggio al potere assoluto; Machiavelli teorico del conflitto sociale; uno stile fatto di alternative e simmetrie.
Perché, per Machiavelli, il popolo è il fondamento più sicuro del potere di un principe?
Dentro il testo
Un capitolo costruito per contrasto
Il capitolo IX si apre con una formula di passaggio (Ma venendo all'altra parte) che lo lega strettamente al capitolo VIII. Lì Machiavelli aveva descritto il privato cittadino che diventa principe per scelleratezza, con il delitto e la violenza; qui esamina il caso opposto, quello del cittadino che sale al potere con il favore degli altri suoi cittadini. Il procedimento è tipico del Principe: un capitolo si contrappone a un altro, un'affermazione a un'altra, e il ragionamento avanza per alternative nette.
A separare i due casi è il punto di vista dei sudditi, che Machiavelli tiene sempre presente come metro di giudizio dell'azione di governo: il principe «scellerato» si impone contro di loro, il principe «civile» si appoggia su di loro. Proprio per questo il capitolo è il punto d'arrivo delle riflessioni sulla fondazione di uno stato nuovo: l'indagine sul potere personale diventa una vera teoria dello stato e dei conflitti sociali.
Il principato civile
Il principato civile non nasce dalla violenza ma dal consenso. Per conquistarlo non servono una virtù straordinaria o una fortuna eccezionale, ma una astuzia fortunata: un'espressione che unisce i due poli del pensiero di Machiavelli, l'iniziativa umana e il caso favorevole, e che ridimensiona l'eroismo dei grandi fondatori del capitolo VI.
L'aggettivo civile riguarda sia il modo in cui il potere si conquista, sia il modo in cui si conserva. Il principe civile governa una città in cui restano vive le magistrature e le forze sociali: il suo potere si regge su un equilibrio, e il compito del principe è appunto mantenerlo.
I due «umori» della città
Il cuore del capitolo è un'analisi della società. In ogni città si trovono questi dua umori diversi: il popolo desidera non essere comandato né oppresso, i grandi desiderano comandare e opprimere. Il termine umori viene dalla medicina antica, che spiegava la salute e il temperamento del corpo con l'equilibrio di quattro liquidi; poco dopo Machiavelli parla di appetiti, cioè di impulsi naturali. La città è descritta come un organismo vivente, attraversato da forze che non si possono eliminare ma solo governare.
Da questo contrasto nascono tre esiti possibili: il principato, la libertà (cioè la repubblica) o la licenza (l'anarchia). Il principe stesso è un prodotto del conflitto: i grandi, quando non riescono a resistere al popolo, scelgono uno di loro per sfogare sotto la sua ombra il loro desiderio di dominio; il popolo, quando non riesce a resistere ai grandi, sceglie uno che lo difenda.
Bisogna intendere bene chi sono i due protagonisti. Il populo di Machiavelli non è l'intera popolazione: è il ceto produttivo di mercanti, artigiani e piccoli proprietari che partecipa alla vita politica della città, mentre ne restano fuori i lavoratori salariati. I grandi sono l'oligarchia delle famiglie nobili e più ricche, gli «ottimati». Nel lessico di Machiavelli il populo è una comunità di cittadini che si riconosce nelle leggi e negli interessi comuni dello stato; ben diverso è il vulgo, la moltitudine che non ragiona e segue solo il proprio interesse immediato, che il principe può trasformare in popolo soltanto con un'azione energica di guida.
Perché il popolo è più sicuro dei grandi
Una volta stabilito il quadro, Machiavelli mette a confronto il principe che deve il potere ai grandi e quello che lo deve al popolo, con una serie di argomenti che vanno tutti nella stessa direzione:
- chi sale al potere con l'aiuto dei grandi si trova circondato da uomini che si considerano suoi pari e che non può comandare a suo modo; chi sale con il favore del popolo è solo al vertice, e intorno a lui quasi tutti sono pronti a obbedire;
- i grandi non si possono accontentare senza danneggiare altri, il popolo sì, perché il suo fine è più onesto: non vuole opprimere, vuole soltanto non essere oppresso;
- il popolo è troppo numeroso perché il principe possa difendersene se gli diventa nemico; i grandi sono pochi;
- un popolo ostile al massimo abbandona il principe; i grandi ostili, più lungimiranti e astuti, gli si rivoltano contro e passano in tempo dalla parte di chi sperano che vinca;
- il principe deve vivere sempre con lo stesso popolo, ma può creare e abbattere i grandi a suo piacimento.
La parola onesto non deve trarre in inganno: Machiavelli non sta dando un giudizio morale sui due ceti, ma osserva che il desiderio del popolo è più facile da soddisfare e quindi più utile al principe. Il criterio resta quello della stabilità del potere.
Come trattare i grandi, come conquistare il popolo
Il terzo paragrafo è una piccola classificazione dei grandi, costruita per dicotomie successive: quelli che legano le loro sorti al principe e quelli che non lo fanno; fra questi ultimi, quelli che si tengono in disparte per viltà, di cui il principe può servirsi se sono buoni consiglieri, e quelli che lo fanno per calcolo e ambizione, da temere come nemici dichiarati.
La conclusione pratica è netta: il principe deve avere el populo amico. Chi è salito al potere con il favore del popolo deve conservarlo; chi vi è salito con i grandi, contro al populo, deve conquistarlo subito, prendendolo sotto la sua protezione. Machiavelli aggiunge un'osservazione psicologica tipica del suo realismo: gli uomini, quando ricevono del bene da chi si aspettavano del male, si legano a lui più che se lo avessero sostenuto fin dall'inizio.
Il proverbio del fango e gli esempi storici
Come spesso accade nel Principe, la tesi è confermata da un esempio antico e difesa contro un'obiezione. L'esempio è Nabide, tiranno di Sparta, che resistette alla Grecia e a Roma perché gli bastava guardarsi da pochi nemici interni, avendo il popolo dalla sua.
L'obiezione è un proverbio: chi fonda in sul populo, fonda in sul fango. Machiavelli non lo respinge del tutto, ma ne limita la validità. Il proverbio è vero per il privato cittadino che si illude che il popolo lo salvi, come i Gracchi a Roma e Giorgio Scali a Firenze, rimasti soli nel momento del pericolo; è falso per il principe che sa comandare, non si perde d'animo nelle avversità e tiene vivo con i suoi provvedimenti l'animo dei sudditi. Il consenso popolare, dunque, non è un dono che si riceve una volta per tutte: è una forza che il principe deve organizzare e guidare.
Il pericolo del potere assoluto
L'ultimo paragrafo indica il punto debole del principato civile: il momento in cui il principe tenta di passare dallo ordine civile allo assoluto. Finché governa attraverso le magistrature, dipende dalla volontà dei cittadini che le occupano, i quali nei momenti difficili possono togliergli il potere disobbedendo; e quando il pericolo arriva è troppo tardi per prendere l'autorità assoluta, perché i cittadini, abituati a obbedire ai magistrati, non obbediscono a lui.
Machiavelli smaschera qui l'illusione del consenso facile: nei tempi tranquilli ognuno corre, ognuno promette, e ciascuno vuole morire per lui, quando la morte è discosto; nei tempi avversi i fedeli sono pochi. E la prova si può fare una volta sola. Per questo il principe savio deve fare in modo che i cittadini abbiano sempre bisogno dello stato e di lui: la fedeltà non si fonda sulle promesse, ma su un interesse stabile e concreto.
Machiavelli teorico del conflitto sociale
Il capitolo IX è uno dei più importanti del Principe sul piano ideologico, perché qui Machiavelli si rivela un vero teorico dei conflitti sociali. Agli occhi di pochi intellettuali italiani del primo Cinquecento era chiara la trasformazione in atto nelle grandi monarchie di Francia e di Spagna, dove il potere del sovrano si era rafforzato a spese della feudalità; e altrettanto chiara era la debolezza degli stati italiani, dove le oligarchie nobiliari ostacolavano lo sviluppo dei ceti produttivi.
Anche la storia di Firenze offriva esempi vicini. Dopo la discesa di Carlo VIII e la cacciata dei Medici (1494) la riforma della costituzione aveva istituito il Consiglio Maggiore, in cui pesava il ceto medio di mercanti e artigiani; quando i Medici tornarono al potere, nel 1512, Machiavelli suggerì loro di cercare un'alleanza con la parte popolare per limitare il potere dei grandi.
La stessa idea si ritrova nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, dove i «tumulti» fra la plebe e i nobili non sono un male da sopprimere, ma la ragione della grandezza di Roma: da quei conflitti nacquero i tribuni della plebe, che per secoli tennero a freno la prepotenza dei nobili. Il Principe parte dallo stesso nucleo di pensiero, ma lo applica alla situazione concreta di Firenze dopo il ritorno dei Medici.
Uno stile fatto di alternative
La forma del capitolo rispecchia il metodo del pensiero. Machiavelli procede per alternative e simmetrie: o con il favore del populo o con quello de' grandi; o principato o libertà o licenzia; o si governano in modo… che si obligano in tutto alla tua fortuna, o no; o comandano per loro medesimi, o per mezzo de' magistrati. Ogni volta il ragionamento si divide in due strade e ne scarta una.
Le opposizioni sono spesso costruite in parallelo, con le stesse parole che si rispondono: questi opprimere, e quello non essere oppresso; per essere troppi… per essere pochi; nelle prosperità… nelle avversità; quando lo stato ha bisogno de' cittadini, rovesciamento di quando e' cittadini hanno bisogno dello stato. Il lessico mescola le parole della medicina e della natura (umori, appetiti) ai latinismi della cancelleria (Praeterea, etiam, obsidione, periclitare), e il passaggio improvviso al tu (alla tua fortuna, tu ti debbi servire) trasforma l'analisi in un consiglio rivolto direttamente al principe.
Verso le competenze
Esercizi
Comprendere
- Che cosa distingue il principato civile da quello descritto nel capitolo VIII?
Risposta
Nel capitolo VIII il privato cittadino diventa principe con il delitto e la violenza; nel principato civile vi arriva con il favore dei suoi concittadini. - Che cosa serve, secondo Machiavelli, per arrivare al principato civile?
Risposta
Non servono solo virtù o solo fortuna, ma «una astuzia fortunata», cioè un'abilità accompagnata dalla buona sorte. - Quali sono i due «umori» presenti in ogni città, e che cosa desidera ciascuno?
Risposta
Il popolo desidera non essere comandato né oppresso; i grandi desiderano comandare e opprimere il popolo. - Quali tre esiti possono nascere dal contrasto fra popolo e grandi?
Risposta
Il principato, la libertà (cioè la repubblica) o la licenza, cioè l'anarchia. - Perché il principe che deve il potere ai grandi si mantiene con più difficoltà?
Risposta
Perché è circondato da molti che si considerano suoi pari e che non può comandare né guidare a suo modo. - In quali casi, secondo Machiavelli, il proverbio «chi fonda in sul populo, fonda in sul fango» è vero?
Risposta
È vero per il privato cittadino che si illude di essere salvato dal popolo se viene oppresso dai nemici o dai magistrati, come i Gracchi e Giorgio Scali; non vale per un principe capace di comandare e coraggioso.
Analizzare
- Elenca gli argomenti con cui Machiavelli dimostra che il favore del popolo è più sicuro di quello dei grandi.
Risposta
Il principe sostenuto dal popolo è solo al vertice e tutti gli obbediscono; il fine del popolo è più onesto e facile da soddisfare; il popolo è troppo numeroso per difendersene, i grandi sono pochi; il popolo nemico abbandona, i grandi nemici si ribellano; il principe vive sempre con lo stesso popolo, ma può creare e abbattere i grandi. - Il termine umori e il termine appetiti vengono da un campo semantico preciso. Quale, e che immagine della città suggeriscono?
Risposta
Vengono dal lessico della medicina e della natura: la città è vista come un corpo vivente, attraversato da impulsi naturali che non si possono eliminare ma solo governare. - Nel terzo paragrafo Machiavelli classifica i grandi con una serie di divisioni successive. Ricostruisci lo schema.
Risposta
I grandi si dividono in quelli che legano le loro sorti al principe (da onorare e amare, se non sono avidi) e quelli che non lo fanno; questi ultimi si dividono a loro volta fra chi lo fa per viltà (utili se sono buoni consiglieri) e chi lo fa per calcolo e ambizione (da temere come nemici dichiarati). - Nell'ultimo paragrafo individua il chiasmo che contrappone i tempi tranquilli e i tempi avversi. Che effetto produce?
Risposta
«quando e' cittadini hanno bisogno dello stato» e «quando lo stato ha bisogno de' cittadini»: lo scambio dei termini mette in evidenza il rovesciamento dei rapporti nel momento del pericolo e smaschera la fragilità del consenso basato sulle promesse. - In quale punto Machiavelli passa alla seconda persona? Con quale effetto?
Risposta
Nel terzo paragrafo («alla tua fortuna», «tu ti debbi servire», «più a sé che a te»): l'analisi diventa un consiglio diretto al principe, come in un dialogo.
Interpretare
- Che cosa intende Machiavelli quando definisce il fine del popolo più onesto di quello dei grandi? Si tratta di un giudizio morale?
Risposta
Traccia: il popolo vuole solo non essere oppresso, e questo desiderio si può soddisfare senza danneggiare nessuno; il criterio è l'utilità per la stabilità del potere, non la morale. - In che senso il principe deve essere savio, nell'ultima frase del capitolo?
Risposta
Traccia: deve prevedere i tempi avversi e creare le condizioni perché i cittadini abbiano sempre bisogno dello stato e di lui, senza fidarsi delle promesse fatte nei tempi tranquilli. - Su che cosa si deve fondare, secondo Machiavelli, la fedeltà dei cittadini?
Risposta
Su un interesse stabile e concreto: i cittadini devono avere bisogno dello stato e del principe in ogni circostanza; non sulle promesse, che nei momenti di pericolo non vengono mantenute. - Nel capitolo VI Machiavelli scrive che la natura delli populi è varia e che bisogna essere pronti a far credere per forza chi non crede più. Come si concilia questa affermazione con l'elogio del popolo nel capitolo IX?
Risposta
Traccia: in entrambi i casi il consenso non è un dato acquisito ma qualcosa che il principe deve conquistare e mantenere; nel capitolo IX il principe che si fonda sul popolo deve comunque saper comandare e tenere vivo l'animo dei sudditi con i suoi ordini.
Ampliare il lessico
- Machiavelli usa populo e, in altri luoghi, vulgo. Spiega la differenza fra i due termini e cerca nel dizionario il significato attuale di «volgo», «popolo» e «popolare».
Risposta
Il populo è la comunità dei cittadini che si riconosce nelle leggi e negli interessi comuni dello stato; il vulgo è la moltitudine che non ragiona e segue solo l'interesse immediato. Oggi «volgo» ha un valore spregiativo (la massa ignorante), «popolo» indica l'insieme dei cittadini di uno stato o una comunità nazionale, «popolare» ciò che riguarda il popolo o ha largo favore. - Qual è il significato della parola bisogno nell'ultimo paragrafo (abbino bisogno dello stato e di lui)?
Risposta
Indica la necessità, la dipendenza: i cittadini devono sentire che lo stato e il principe sono indispensabili alla loro sicurezza e ai loro interessi.
Scrivere
- Machiavelli giudica le azioni del principe in base alla loro efficacia politica. Partendo da questo capitolo e dagli altri capitoli del Principe che conosci, scrivi un testo di circa 300 parole intitolato «Identikit del principe perfetto», confrontando le sue indicazioni con esempi o idee del presente.
Risposta
Traccia: il consenso popolare, la capacità di prevedere i tempi avversi, l'uso della forza e dell'astuzia, la flessibilità; confronto con il modo in cui oggi i governi cercano e conservano il consenso.
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