Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Considerati «strumenti parlanti», gli schiavi vivevano in condizioni disumane, che alimentavano rare ma violentissime rivolte. Una fonte antica, lo storico Appiano, e uno storico moderno, il latinista Luca Canali, a confronto sulla rivolta di Spartaco e sulla condizione servile.
Che cosa ci dicono un testo antico e uno moderno sulla condizione degli schiavi a Roma?
Dentro il testo
Le due fonti
- Testo A: opera storiografica antica di Appiano, storico greco di Alessandria (circa 95-165 d.C.), sulla rivolta di Spartaco. Obiettivo: capire il contesto, l’atteggiamento del potere romano e le modalità della rivolta.
- Testo B: testo storiografico moderno di Luca Canali (1925-2011), latinista italiano, sulla condizione degli schiavi a Roma. Obiettivo: capire la condizione degli schiavi e le ragioni della rivolta.
Testo A: il racconto di Appiano
Il racconto di Appiano mostra prima di tutto l’atteggiamento dei Romani verso gli schiavi: un misto di disprezzo e di paura. La rivolta fu a lungo sottovalutata, perché sembrava una semplice lotta contro gladiatori; poi destò tali timori che nessuno voleva assumere il comando delle truppe, finché lo accettò Crasso.
La tattica di Spartaco era quella tipica della guerriglia: azioni di disturbo, attacchi improvvisi. Ma i ribelli avevano sconfitto i Romani anche in campo aperto. Il macabro episodio del prigioniero romano crocifisso fra i due eserciti rivela che Spartaco era ben consapevole del destino che lo attendeva.
La rivolta si intreccia poi con la lotta di potere fra Crasso e Pompeo: per non lasciare a Pompeo la gloria della vittoria, Crasso si scaglia con tutte le sue forze contro Spartaco e respinge ogni trattativa. La «guerra servile» fece decine di migliaia di vittime, e la punizione dei seimila superstiti, crocifissi lungo la via Appia da Capua a Roma, dimostra quanto profondo fosse il timore delle rivolte degli schiavi.
Testo B: Luca Canali, una potenza fondata sul sangue degli schiavi
Nella sua Controstoria di Roma (2004) il latinista Luca Canali descrive la condizione degli schiavi dal loro punto di vista. Lo schiavo era privo di ogni diritto: un prigioniero di guerra sopravvissuto al massacro dei vinti e strappato alla sua terra e alla sua famiglia, oppure un uomo comprato al mercato degli schiavi, venduto al dettaglio o all’ingrosso secondo l’età, la forza, la bellezza, la cultura. Da quel momento nessuna autorità si occupava più di lui: per la società cessava di esistere, era solo uno strumento nelle mani del padrone, o del suo fattore, che lo rivendeva appena diventava vecchio o malato.
Gli schiavi più forti e abili nelle armi venivano addestrati come gladiatori: pochissimi diventavano famosi e ricchi, la maggior parte, rinchiusa nelle prigioni chiamate ergastula, moriva presto nei giochi del circo, il passatempo preferito non solo della plebe ma anche dell’aristocrazia. Canali conclude con una provocazione: ammiriamo monumenti come il Colosseo, ma quante vite di schiavi è costato? «L’intera potenza di Roma fu fondata sul sangue di moltitudini di schiavi».
Verso le competenze
Esercizi
Testo A
- Qual era l’atteggiamento dei Romani verso gli schiavi?
Risposta
Un misto di disprezzo e di paura: all’inizio sottovalutarono la rivolta come una lotta contro gladiatori, poi ne ebbero tanto timore che nessuno voleva assumere il comando. - Chi erano Crasso e Pompeo?
Risposta
Due dei comandanti più potenti di Roma. Crasso, ricchissimo e di famiglia illustre, accettò il comando contro Spartaco; Pompeo stava tornando dalla vittoria contro Sertorio in Spagna e fu chiamato a sua volta a combattere i ribelli. - Perché Crasso decise di annientare gli schiavi senza alcuna trattativa?
Risposta
Per non lasciare a Pompeo la gloria della vittoria: voleva chiudere la guerra da solo e in fretta, prima che Pompeo arrivasse. - Quale punizione fu inflitta agli schiavi superstiti? Che significato aveva?
Risposta
I seimila superstiti furono crocifissi lungo la via Appia, da Capua a Roma: era un monito terribile per chiunque pensasse di ribellarsi a Roma.
Testo B
- Dal punto di vista giuridico, qual era la condizione degli schiavi a Roma?
Risposta
Lo schiavo non aveva alcun diritto: era una proprietà del padrone, uno «strumento» di cui il padrone poteva disporre come voleva e che poteva vendere quando non gli serviva più. - Da dove i Romani si rifornivano di schiavi?
Risposta
Dalle guerre (i prigionieri sopravvissuti al massacro dei vinti) e dal mercato degli schiavi, dove venivano comprati e venduti; nel testo di Appiano si ricorda anche il ruolo dei pirati nel commercio di uomini. - Chi erano i gladiatori?
Risposta
Erano schiavi, spesso prigionieri di guerra, scelti per la forza e l’abilità nelle armi e addestrati a combattere negli spettacoli del circo; pochissimi diventavano famosi, la maggior parte moriva presto. - Considera la frase finale: «L’intera potenza di Roma fu fondata sul sangue di moltitudini di schiavi». Sei d’accordo? Motiva la tua risposta.
Risposta
Traccia: puoi essere d’accordo, ricordando che il lavoro degli schiavi reggeva l’agricoltura, le miniere, le grandi costruzioni e i giochi; oppure osservare che la potenza di Roma si fondava anche su altri elementi (l’esercito, le istituzioni, il diritto, l’integrazione dei popoli vinti). Motiva la tua posizione con esempi.
Allenarsi a pensare
- Fare un titolo di giornale. Immagina di scrivere un articolo per una rivista di divulgazione storica sulla rivolta di Spartaco. Inventa un titolo che attiri il lettore e un occhiello, cioè il brevissimo sommario che accompagna il titolo.
Risposta
Traccia: per esempio «Il gladiatore che fece tremare Roma», con l’occhiello «Dal 73 al 71 a.C. Spartaco e migliaia di schiavi sconfissero più volte le legioni: la loro rivolta finì con seimila croci sulla via Appia».
Esplora la rete dei collegamentiApprofondimenti motivati, non semplici contenuti correlati
Collegare
