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Il mito di Spartaco

Perché, in una società fondata sulla schiavitù, le rivolte degli schiavi furono così rare?

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Statua di marmo di un uomo nudo e muscoloso, a braccia incrociate, con una catena spezzata ai piedi
Denis Foyatier, Spartaco, 1830. Parigi, Musée du Louvre. Wikimedia Commons, foto di Nathanael Burton, CC BY-SA 2.0.

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Lo schiavo trace che sfidò Roma è diventato un eroe romantico della libertà. Ma nel mondo romano, che contava milioni di schiavi, le grandi rivolte furono pochissime: perché gli schiavi non trasformarono mai la loro sofferenza in un progetto di liberazione?

Perché, in una società fondata sulla schiavitù, le rivolte degli schiavi furono così rare?

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Un eroe per i posteri

Spartaco, lo schiavo trace che nel 73 a.C. guidò la fuga dei gladiatori di Capua e tenne in scacco gli eserciti romani per due anni, ha goduto di una grande fama postuma. Fu soprattutto l’età romantica a vedere in lui un eroe caduto per la libertà: lo celebrarono sculture, come lo Spartaco di Denis Foyatier (1830) al Louvre, opere teatrali e musicali, romanzi; nel Novecento il cinema, con lo Spartacus di Stanley Kubrick (1960). È diventato il simbolo di chi si ribella all’oppressione.

Perché così poche rivolte?

Il mito non deve far dimenticare un dato che colpisce. Nel territorio romano, su circa dieci milioni di abitanti liberi, vivevano più di due milioni di schiavi, per lo più in condizioni disumane. Eppure le grandi rivolte furono rarissime: una in Apulia (185-184 a.C.), due in Sicilia (136-132 e 104-100 a.C.), e infine quella di Spartaco.

Gli schiavi non trasformarono mai la loro sofferenza in un ideale e in un progetto politico di liberazione collettiva. Né avrebbero potuto farlo: ciascuno viveva la propria condizione individualmente, senza pensare di poterla cambiare, sperando al massimo nella benevolenza del padrone. Vivevano in una società che non solo ammetteva la schiavitù, ma si reggeva su di essa. Questa mentalità comune rendeva impossibile una vera ribellione: anche se qualcuno l’avesse progettata, nessuno l’avrebbe capita, approvata, appoggiata. Lo stesso Spartaco, del resto, non voleva abolire la schiavitù: voleva fuggire da Roma, e i suoi seguaci si dispersero in saccheggi.

Per orientarsi

Per riflettere

  1. Perché l’età romantica fece di Spartaco un eroe?
    Risposta
    Perché i romantici videro in lui l’uomo che si ribella all’oppressione e muore per la libertà: un eroe solitario e generoso, simbolo dei popoli e degli individui che lottano contro un potere ingiusto.
  2. Quali ragioni spiegano la rarità delle rivolte servili?
    Risposta
    Gli schiavi vivevano la loro condizione individualmente, senza pensare di poterla cambiare e sperando al massimo nella benevolenza del padrone; la società romana non solo accettava la schiavitù ma si reggeva su di essa, e questa mentalità comune rendeva impensabile un progetto collettivo di liberazione.
  3. Che differenza c’è fra una rivolta e un progetto politico di liberazione?
    Risposta
    Una rivolta è una reazione violenta a una situazione insopportabile, spesso senza obiettivi chiari per il futuro; un progetto politico di liberazione ha un ideale e un programma (per esempio abolire la schiavitù) ed è capace di ottenere consenso. La rivolta di Spartaco fu una fuga armata, non un progetto di abolizione della schiavitù.
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