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2.

Le rivolte di Sertorio e Spartaco

In che modo la repressione delle rivolte favorisce l’ascesa politica di Pompeo e Crasso?

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Le rivolte nella penisola iberica e in Italia favoriscono l’affermazione di Pompeo e Crasso come protagonisti della politica romana.

In che modo la repressione delle rivolte favorisce l’ascesa politica di Pompeo e Crasso?

Lezione

Un equilibrio fragile dopo Silla

La fine della dittatura di Silla non elimina le tensioni che avevano provocato le guerre civili. Nei territori controllati da Roma continuano a manifestarsi opposizioni politiche e resistenze locali; in Italia la schiavitù alimenta un diverso tipo di conflitto.

Le rivolte di Sertorio e Spartaco hanno origini e obiettivi differenti. La prima intreccia la lotta politica romana con la resistenza di popolazioni iberiche; la seconda nasce dalla condizione servile.

Sertorio nella penisola iberica

Quinto Sertorio, esponente dello schieramento mariano, organizza nella penisola iberica una resistenza al governo dominato dai vincitori sillani. Dall’80 a.C. trova sostegno fra popolazioni locali, soprattutto lusitane, e fra Romani ostili all’assetto imposto da Silla.

Il conflitto non si riduce a una semplice guerra d’indipendenza: Sertorio si presenta anche come rappresentante di una diversa legittimità politica romana.

Contro di lui viene inviato Gneo Pompeo, già distintosi al fianco di Silla. Prima della campagna iberica, Pompeo aveva contribuito a reprimere la ribellione di Lepido, scoppiata anche sullo sfondo delle tensioni provocate dalle assegnazioni di terre ai veterani sillani.

La guerra contro Sertorio è difficile e prolungata. Nel 72 a.C. Sertorio viene assassinato da alcuni suoi collaboratori; Pompeo sconfigge poi le forze rimaste sotto il comando di Perperna. Il successo rafforza il suo prestigio militare.

Spartaco e la fuga da Capua

Nel 73 a.C. un gruppo di gladiatori fugge da una scuola di Capua. Fra i capi emerge Spartaco, di origine trace.

La condizione dei gladiatori rende evidente un aspetto della società romana: esseri umani privati della libertà sono costretti a rischiare la vita per lo spettacolo. La fuga si trasforma rapidamente in una rivolta capace di attrarre molti schiavi e altri individui in condizioni difficili.

L’esercito ribelle raggiunge dimensioni notevoli, ma le cifre tramandate dalle fonti non permettono un conteggio sicuro. Anche gli obiettivi dei diversi gruppi non coincidono sempre: il tentativo di lasciare l’Italia convive con saccheggi e operazioni nel Mezzogiorno.

I limiti della rivolta

Non è corretto attribuire a Spartaco un programma politico moderno di abolizione generale della schiavitù. La ricerca della libertà personale costituisce un elemento fondamentale, ma le intenzioni precise dei ribelli sono difficili da ricostruire.

La loro condizione non favorisce un’alleanza stabile con tutti gli strati poveri della popolazione libera. L’inferiorità giuridica degli schiavi e le differenze di interesse ostacolano una mobilitazione comune.

Crasso e la repressione

Il comando della guerra viene affidato a Marco Licinio Crasso, già sostenitore di Silla e proprietario di un’immensa ricchezza, accresciuta anche attraverso gli acquisti legati alle proscrizioni.

Nel 71 a.C. Crasso sconfigge l’esercito ribelle. Spartaco muore combattendo. Circa seimila prigionieri vengono crocifissi lungo la via Appia fra Capua e Roma: la pena assume una funzione pubblica di intimidazione.

Pompeo, di ritorno dalla penisola iberica, annienta un gruppo di fuggiaschi e rivendica una parte del merito della vittoria. La competizione per il prestigio mostra quanto il successo militare sia ormai una risorsa politica.

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