Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Nel I secolo a.C. la repubblica è all’apice della potenza ma attraversa una crisi profonda: istituzioni pensate per una città-stato, una classe dirigente divisa fra ottimati e popolari, e soprattutto eserciti fedeli ai loro generali più che allo stato. Da qui nascono i «potenti» come Pompeo.
Perché nel I secolo a.C. i generali diventano più forti delle istituzioni?
Lezione
Una potenza in crisi
Nel I secolo a.C. la repubblica romana raggiunge il massimo della sua espansione e della sua ricchezza. Eppure è attraversata da una crisi profonda. In parte è una crisi sociale: l’impoverimento delle plebi rurali, le richieste degli Italici di ottenere la piena cittadinanza. Ma soprattutto è una crisi politica: le istituzioni repubblicane, nate per governare una città-stato, non sono più adatte a una grande potenza internazionale.
L’oligarchia che governa dal senato non è riuscita né a mediare i conflitti sociali (si pensi al fallimento delle riforme dei Gracchi) né a rinnovare le istituzioni. La classe dirigente si è spaccata in due fazioni, gli ottimati e i popolari, e le magistrature sono diventate strumenti di potere personale: la dittatura, nata come carica temporanea ed eccezionale, con Silla è diventata per la prima volta a tempo indeterminato. Silla ha cercato di dare stabilità alla repubblica rafforzando il senato, ma le sue riforme non hanno pacificato lo stato: i conflitti erano troppo forti e il senato aveva perso autorevolezza, ridotto sempre più a un luogo di trame, intrighi e corruzione.
Eserciti fedeli ai generali
Il fenomeno più destabilizzante, destinato a segnare la tarda repubblica e poi l’impero, è però il potere crescente dell’esercito e dei suoi comandanti. Con la riforma di Mario del 107 a.C. l’arruolamento volontario era stato aperto anche ai proletari, i nullatenenti, che fino ad allora erano esclusi dal servizio militare (si pensava che chi non aveva beni da difendere non sarebbe stato un buon soldato). L’esercito di contadini-soldati, che si scioglieva dopo ogni campagna, era così diventato un esercito di professionisti.
La paga dei soldati e soprattutto il lotto di terra promesso ai veterani dipendevano ormai dalla fortuna del loro comandante. Anche nell’esercito si era insomma instaurato il rapporto di clientela tipico della società romana: i soldati erano fedeli al generale, non allo stato. È a questa categoria di comandanti che appartiene Gneo Pompeo (106-48 a.C.), che domina la vita politica romana dopo la morte di Silla.

Per orientarsi
Per riflettere
- In che senso la crisi della repubblica è soprattutto politica?
Risposta
Perché le istituzioni della repubblica erano nate per governare una città-stato e non bastavano più per una grande potenza: il senato non riusciva né a mediare i conflitti sociali né a rinnovarsi, la classe dirigente era divisa fra ottimati e popolari e le magistrature, come la dittatura, diventavano strumenti di potere personale. - Che cosa cambiò con la riforma militare di Mario? Perché rese i generali così potenti?
Risposta
Dal 107 a.C. anche i proletari poterono arruolarsi volontariamente: l’esercito di contadini, che si scioglieva dopo ogni campagna, diventò un esercito di professionisti. Paga e terre per i veterani dipendevano dal comandante, e i soldati diventarono fedeli a lui più che allo stato: un generale con un esercito fedele poteva imporsi alle istituzioni. - Spiega che cosa significa che anche nell’esercito si era instaurato un rapporto di clientela.
Risposta
Come i clienti dipendevano da un patrono, che li proteggeva in cambio di fedeltà, così i soldati dipendevano dal loro generale: era lui a garantire la paga, il bottino e il lotto di terra a fine servizio, e loro lo seguivano anche contro lo stato.
