Vai al contenuto

Officina delle lettere

Lezione

La Chiesa nella Sardegna spagnola

Che ruolo ebbe la Chiesa nella Sardegna spagnola?

Comincia la lezione
Strumenti
Parole
Antica pianta a volo d’uccello di una città fortificata, con le mura, le strade e il porto
Veduta di Cagliari disegnata da Sigismondo Arquer e pubblicata nella Cosmographia di Sebastian Münster (1550). Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Soglia

Perché questa lezione merita attenzione

Con gli Aragonesi e gli Spagnoli si riorganizzano le diocesi e arriva un clero spesso straniero; dopo il Concilio di Trento i Gesuiti aprono scuole e collegi, mentre l’Inquisizione spagnola perseguita gli eretici, come il giurista cagliaritano Sigismondo Arquer, arso vivo nel 1571.

Che ruolo ebbe la Chiesa nella Sardegna spagnola?

Lezione

Anche l’organizzazione della Chiesa ebbe a subire in Sardegna notevoli modificazioni in coincidenza con l’avvento degli Aragonesi e, soprattutto, nel periodo “spagnolo”. Le diocesi, che nel periodo giudicale erano diciotto e facevano capo a tre arcivescovi e a quindici vescovi, furono drasticamente ridotte, dapprima a otto e poi a sette. Cagliari, Sassari e Oristano continuarono a godere dell’opera di un arcivescovo, mentre le altre città del Regno erano semplici sedi vescovili.

Questi alti prelati, in maggioranza spagnoli, godevano di una buona situazione economica e, soprattutto, di un prestigio e di poteri che venivano loro dalla protezione papale, mentre il basso clero, cioè i semplici parroci che risiedevano nei villaggi e nelle città, non vivevano certamente nell’abbondanza e spesso le loro condizioni economiche non erano molto diverse da quelle dei ceti popolari rurali o urbani.

Anche sul piano culturale esistevano forti differenze tra l’alto clero, generalmente colto e che talvolta annoverava uomini di profonda preparazione, non soltanto religiosa, e il basso clero, normalmente di levatura culturale molto modesta: spesso i piccoli parroci sapevano a stento leggere e scrivere, e conoscevano malamente, o non conoscevano affatto, il latino. Sul piano morale, il loro costume di vita lasciava spesso a desiderare e non erano infrequenti i casi di preti che avevano moglie, che praticavano l’usura o che, comunque, conducevano un’esistenza poco conforme ai loro obblighi ecclesiastici.

La situazione del clero, almeno sul piano culturale e morale, andò però migliorando nel corso dei secoli XVI e XVII, quando, in seguito alle direttive emanate dal Concilio di Trento (1545-63), i controlli vescovili sui comportamenti dei parroci si fecero più rigorosi: l’arrivo dei Gesuiti a Sassari (1559), a Cagliari (1564) e poi ad Iglesias e ad Alghero e, successivamente, l’istituzione dei seminari per la preparazione dei futuri sacerdoti, contribuirono notevolmente a questo miglioramento.

Un elemento importante nella vita della Chiesa sarda fu introdotto alla fine del Quattrocento, quando fu istituita l’Inquisizione, un tribunale che aveva già preso a funzionare in Spagna e che fu creato anche in Sardegna nel 1492. Fu insediata a Cagliari e poi trasferita, nel 1563, a Sassari. Il compito dell’Inquisizione era quello di impedire la diffusione di ogni forma di eresia e quindi di ogni forma di religiosità diversa da quella cattolica, e in particolare di lottare contro gli Ebrei che, anche in Sardegna, vivevano in piccole comunità nei ghetti cittadini, dediti soprattutto al commercio, all’usura o al piccolo artigianato. L’intervento rigoroso dell’Inquisizione fece scomparire queste comunità ebraiche, sottoposte ad una dura persecuzione e a severe condanne.

La presenza dell’Inquisizione nell’isola creò, comunque, numerose occasioni di tensione sia con l’alto clero locale, sia con l’amministrazione regia e con lo stesso viceré. La tendenza degli inquisitori ad esercitare un controllo rigido su ogni forma di religiosità, su ogni espressione culturale e sulla vita privata di uomini e donne, anche di elevata condizione sociale, non poteva non suscitare reazioni soprattutto da parte di chi, come gli alti ecclesiastici o i nobili o i funzionari dello Stato, si sentivano degradati nel loro prestigio e nella loro autorità dagli interventi dei giudici dell’Inquisizione.

Una vittima illustre di queste tensioni fu il giurista e pensatore cagliaritano Sigismondo Arquer, un intellettuale di grande levatura, in attivo rapporto con molti ambienti culturali europei. Coinvolto, come funzionario dello Stato, nello scontro tra l’Inquisizione e le diverse fazioni della nobiltà locale, Arquer fu accusato di aver aderito alla riforma luterana, arrestato nel 1566 a Toledo e, dopo anni di duro carcere, arso vivo come eretico nel 1571.

Esplora la rete dei collegamentiApprofondimenti motivati, non semplici contenuti correlati

Collegare

Perché questi contenuti stanno insieme