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La comunità di villaggio

Perché nella Sardegna medievale la terra apparteneva alla comunità?

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Una distesa di campi verdi divisi da filari di alberi, con colline basse all'orizzonte sotto un cielo grigio
Campi coltivati nel Campidano di Oristano. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, foto di Gianni Careddu.

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Dal Trecento il villaggio sardo si organizza intorno alla terra comune: ogni anno una parte, la vidazzone, è coltivata a grano, l’altra lasciata al pascolo. Un sistema che durerà per secoli, proteggendo i campi ma frenando i miglioramenti agricoli.

Perché nella Sardegna medievale la terra apparteneva alla comunità?

Lezione

Nel corso del XIV secolo, in connessione con quel processo di accentramento delle popolazioni sarde nei villaggi di cui si è detto, si andò costituendo un sistema di organizzazione del villaggio e del territorio circostante che resterà pressoché immutato per secoli, sino all’Ottocento.

La caratteristica essenziale di questa organizzazione è data dalla proprietà comunitaria della terra. I terreni intorno al villaggio, utilizzabili per le coltivazioni, spesso attraverso un’estrazione a sorte, non erano di proprietà privata, ma costituivano beni comuni.

Tutto il complesso di queste terre veniva annualmente diviso in due parti: una, che sarà chiamata col tempo vidazzone, veniva destinata alla semina dei cereali e, come abbiamo detto, assegnata ai singoli contadini; l’altra, detta paberile, veniva invece destinata al pascolo del bestiame domestico (masedu), cioè buoi e cavalli da lavoro, gli asini, qualche capra. Di anno in anno avveniva una rotazione, per cui il vecchio paberile diventava vidazzone e viceversa.

Alla pastorizia vera e propria, delle greggi di pecore o di capre e delle mandrie di bovini, venivano invece destinate le zone collinose e montagnose circostanti il villaggio, anch’esse di proprietà comune, che costituivano il saltus. Le sole proprietà private dei contadini erano costituite da piccoli orti o da vigne, più vicini al villaggio e recintati.

Con questa organizzazione comunitaria del territorio e con questa netta divisione dei settori destinati all’agricoltura da quelli destinati al pascolo, il villaggio tendeva a difendere le coltivazioni dalle invasioni delle greggi, riuscendo in qualche modo a limitare i conflitti tra i contadini e i pastori. Tuttavia, il sistema comportava modi di produzione agricola molto arretrati, come la rotazione annuale delle colture, e limitava le possibilità di miglioramenti dei terreni, affidati periodicamente a coltivatori diversi.

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