Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Le città sarde sono una creazione medievale: Oristano nasce dall’abbandono di Tharros, i Pisani fondano il Castello di Cagliari e Villa di Chiesa, Sassari cresce fino a diventare un Comune autonomo nel 1235. La scheda segue le pagine dello storico Marco Tangheroni.
Come nacquero e crebbero le città della Sardegna medievale?
Lezione
«Le città sarde sono una creazione medievale, in buona parte determinata dall’apporto di forze e modelli continentali. Le città antiche della Sardegna — molto diverse per struttura, per composizione sociale e per funzione economica — erano andate scomparendo quasi completamente nel corso dei secoli dell’alto medioevo, anche se i più recenti scavi archeologici dimostrano, per alcune, una persistente vitalità ancora nel secolo VIII».
Nel Logudoro, Porto Torres, erede della romana Turris, conservava una importante funzione portuale ed era sede, fino alla nascita e alla prevalenza di Sassari, di mercanti pisani e genovesi, ma i giudici risiedevano di preferenza ad Ardara. Nella Gallura rinasceva, come Terranova o Civita, l’antica Olbia che divenne la capitale del Giudicato, anche se i giudici preferivano risiedere in varie ville dell’interno.
«Per quanto riguarda l’Arborea non sembra del tutto infondata l’antica tradizione che vuole avvenuto, nell’XI secolo, il definitivo trasferimento della popolazione residua di Tharros ad Oristano. Ed Oristano, delle città medievali sarde, è tra quelle il cui sviluppo fu maggiormente dovuto a forze interne, tra le quali anche la volontà dei giudici, che, pure, erano ancora privi, forse, nella prima metà del XII secolo, di una propria curia. La funzione portuale di Oristano, pur distante qualche chilometro dal mare, e la presenza di colonie mercantili genovesi e pisane dovettero aver avuto una maggiore incidenza nel suo sviluppo».
A Cagliari, sulle rovine dell’antica Karalis punico-romana, l’insediamento era disperso in un’area abbastanza vasta, intorno a porti diversi e al riparo di stagni e lagune, dove, intorno al 900-930, si sviluppò S. Igia, che divenne la capitale del Giudicato e tale rimase sino al 1257, quando fu distrutta dai Pisani che avevano costruito sulla collina Castel di Castro, l’attuale Castello di Cagliari, ponendolo sotto il diretto dominio del Comune di Pisa.
«La sua crescita urbanistica e demografica nel giro di pochi decenni fu impressionante: all’inizio del XIV secolo, fortificata in modo imponente, essa si avvicinava, secondo calcoli abbastanza prudenti, ai 10.000 abitanti (Pisa — ricordiamo — doveva allora contarne circa 40.000).
Attorno alla città murata si svilupparono presto importanti sobborghi: Stampace, a sud-ovest, centro prevalentemente artigianale, Lapola intorno al porto e, a sud-est, Villanova, ricca di orti. In questi sobborghi risiedevano anche non pisani e Sardi, mentre la residenza all’interno del Castello era riservata, di norma, ai cittadini di origine pisana».
Cagliari divenne ben presto un centro mercantile di primaria importanza nel Mediterraneo occidentale: il suo porto, frequentato ogni anno da centinaia di navi, diventò sede di transito e di commercio delle mercanzie importate e destinate a tutta la Sardegna meridionale, oltre che punto importante di esportazione dei cereali del Campidano e della Trexenta e dell’argento dell’Iglesiente.
«Ancora più rapido lo sviluppo di Villa di Chiesa (oggi Iglesias), che era ancora un piccolo villaggio non murato intorno al 1250. Essa dovette la sua fortuna allo sfruttamento intensivo delle miniere argentifere, di cui era ricco il suo territorio, e alla lavorazione industriale connessa all’attività mineraria. Inoltre, il conte Ugolino di Donoratico della Gherardesca (per decenni un protagonista della vita politica pisana come delle vicende sarde), ne fece la capitale dei suoi domini nell’isola e favorì con intelligente politica il suo sviluppo minerario, economico e demografico».
Sassari era ancora all’inizio del XII secolo una curtis dipendente dal monastero di S. Pietro di Silki e, nella seconda metà dello stesso secolo, una delle molte ville della parte settentrionale del Logudoro.
«All’inizio del Duecento Sassari appare, viceversa, in notevole sviluppo; fu popolata, oltre che da mercanti di origine pisana e genovese, da gente sarda, in seno alla quale si individuano alcune decine di famiglie dedite al commercio, impegnate, per i loro traffici, anche fuori dell’isola, partecipi, da protagoniste, alla vita politica di un Comune parzialmente autonomo e costantemente alla ricerca di un suo spazio con spostamenti dall’influenza pisana a quella genovese e a quella aragonese. La città fu in grado di ridurre Porto Torres all’esclusiva funzione di porto e di deposito di merci, accentrando in sé i commerci della Sardegna settentrionale in modo analogo a quanto fatto da Cagliari per la Sardegna meridionale».
Nel 1235 la città proclamò la sua indipendenza e si costituì come Comune autonomo.
Da M. Tangheroni, “L’economia e la società della Sardegna”, in Storia dei Sardi e della Sardegna, II, Il medioevo. Dai Giudicati agli Aragonesi, Milano, Jaca Book, 1987, pp. 184-187.
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