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Il romanzo realista in Francia: Stendhal e Balzac

Che cosa vuol dire raccontare la società «com'è» e non come dovrebbe essere?

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Ritratto di un uomo robusto con i capelli neri e i baffi, le braccia incrociate sul petto, vestito con un'ampia veste bianca da monaco
Louis Boulanger, Ritratto di Honoré de Balzac, 1836, olio su tela. Tours, Musée des Beaux-Arts. Lo scrittore indossa la veste bianca da monaco con cui lavorava di notte. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

I due grandi realisti della Francia romantica: Stendhal, l'ambizione e l'energia di Julien Sorel e di Fabrizio del Dongo; Balzac, il denaro e la Commedia umana.

Che cosa vuol dire raccontare la società «com'è» e non come dovrebbe essere?

Lezione

Due realisti diversi

I maggiori romanzieri realisti dell'età romantica sono capaci di indagare in profondità, con lucidità, la vita moderna. Sono Stendhal e Balzac: vivono quasi negli stessi anni, e trovano entrambi la loro strada nel romanzo intorno al 1830. Tutti e due rappresentano la Francia del loro tempo, quella della Restaurazione Stendhal, quella di Luigi Filippo Balzac, fondandosi sullo studio della società e sull'osservazione. Eppure sono molto diversi fra loro.

Stendhal

Henri Beyle, che scrisse con lo pseudonimo di Stendhal, nacque a Grenoble nel 1783 e morì a Parigi nel 1842. Nel 1800 partecipò alla spedizione di Napoleone in Italia e visse per qualche tempo a Milano; tornato a Parigi, seguì di nuovo Napoleone in Germania, in Austria e nella disastrosa campagna di Russia. Dopo la caduta dell'imperatore tornò a Milano, dove rimase sette anni: frequentò Ludovico di Breme, Silvio Pellico, Carlo Porta e gli ambienti del «Conciliatore», viaggiò a Roma, Napoli e Firenze, scrisse una Storia della pittura in Italia e il libro di viaggio Roma, Napoli e Firenze (1817). Nel 1821 la polizia austriaca, che lo sospettava di essere legato ai carbonari, lo costrinse a tornare in Francia, dove visse scrivendo articoli d'arte e di musica. Dopo l'ascesa al trono di Luigi Filippo fu nominato console a Civitavecchia, nello Stato pontificio.

Prima del suo primo capolavoro, Il Rosso e il Nero (1830), Stendhal aveva scritto il saggio Sull'amore (1822) e il romanzo Armance (1827). Più tardi, in un congedo a Parigi, scrisse in pochissime settimane La certosa di Parma (1839), che Balzac salutò con entusiasmo come il più grande romanzo del secolo. Scrisse anche le Cronache italiane, racconti ispirati a fatti del Rinascimento italiano.

Stendhal si era formato sugli illuministi e restò sempre fedele a questa formazione, atea e materialista. Eppure la sua passione per l'amore, il sogno, la gloria, l'azione, le grandi imprese, l'analisi interiore è profondamente romantica. Del Romanticismo accolse l'entusiasmo e la fiducia nella storia, non il sentimentalismo o lo spirito religioso. Anche la sua passione per il Rinascimento italiano nasceva dal culto dell'energia, della volontà forte, delle grandi personalità: da qui il suo disagio di fronte alla società prosaica e meschina, attenta solo agli affari, nata dopo la caduta di Napoleone. Dal Romanticismo rifiutò anche lo stile enfatico: preferì una scrittura «magra», come amava dire, cioè semplice, nervosa, tutta cose, nata dall'osservazione diretta e senza pregiudizi. E fece ricorso all'ironia, per tenere a freno una passionalità e una sensibilità troppo vulnerabili; da qui, talvolta, l'impressione di un apparente cinismo.

Il Rosso e il Nero

Il Rosso e il Nero è diviso in due libri, che corrispondono alle due parti della vicenda: il soggiorno del protagonista, Julien Sorel, nella cittadina di provincia di Verrières, in casa del sindaco, il signor de Rênal, e poi a Parigi, presso la famiglia del marchese de La Mole. Stendhal prende spunto da un fatto di cronaca del 1827, il processo a un giovane precettore che aveva tentato di uccidere in chiesa la donna di cui era stato l'amante, e che fu condannato a morte.

Julien è il figlio di un falegname di Verrières, che il sindaco assume come precettore dei suoi figli. Dopo aver sedotto la signora de Rênal, Julien deve lasciare la città ed entra nel seminario di Besançon. Intelligente, ambizioso, sicuro di sé, mette presto in mostra il suo talento, e il direttore del seminario, l'abate Pirard, gli trova un posto di segretario presso il marchese de La Mole, a Parigi. Qui Julien fa carriera e ottiene un titolo nobiliare, perché deve sposare Mathilde, la figlia del marchese, che si è innamorata di lui e aspetta un figlio. Al culmine del successo, però, una lettera della signora de Rênal, scritta su ispirazione del suo confessore, denuncia al marchese che Julien usa la seduzione per farsi strada. Julien raggiunge la signora de Rênal nella chiesa di Verrières e le spara durante la messa, ferendola. Arrestato e processato, viene condannato alla ghigliottina, nonostante gli sforzi di Mathilde per salvarlo. In carcere riflette con calma lucida sulla vanità dell'ambizione e sull'amore profondo che lo legava alla signora de Rênal, che va a trovarlo spesso e muore tre giorni dopo la sua esecuzione.

La trama del romanzo è solo apparentemente «romanzesca»: attraverso Julien, Stendhal offre uno straordinario ritratto della Francia di Carlo X, che salito al trono nel 1824 cercò di restaurare l'assolutismo, prima di essere rovesciato dalla rivoluzione del luglio 1830. Il fascino di Julien sta nella sua ambiguità e nella sua inquietudine: vive in una società in cui non c'è più spazio per le grandi imprese e in cui non è più possibile salire grazie al merito, e si divide fra aspirazioni profonde e opportunismo, fra ingenuità e ambizione.

Dietro il seminarista che recita a memoria il Nuovo Testamento in latino si nasconde un ammiratore appassionato di Napoleone, che vorrebbe emularne la grandezza. Ateo, ma consapevole di non poter conquistare la gloria se non con la carriera ecclesiastica, Julien sceglie l'abito religioso come strumento di ascesa sociale. Il titolo del romanzo si spiega così: fra le molte interpretazioni possibili, la più probabile vede nel rosso e nel nero la contrapposizione fra la carriera militare e quella ecclesiastica. Il rosso è il colore delle uniformi napoleoniche; il nero quello della tonaca dei preti. Scegliendo il nero, Julien affida all'ipocrisia la realizzazione dei suoi progetti, in una società in cui l'ipocrisia è diventata un valore di riferimento: la disprezza, ma è costretto a misurarsi con essa in nome della sua ambizione.

La certosa di Parma

Lo stesso contrasto anima La certosa di Parma: da una parte l'Italia napoleonica, idealizzata dal ricordo e dalla nostalgia, dall'altra la società grigia della Restaurazione; da una parte le grandi illusioni di libertà, di nobiltà e di gloria, dall'altra l'inerzia e la passività a cui sono costretti i giovani. Il protagonista, Fabrizio del Dongo, fa appena in tempo ad assistere, a Waterloo, agli ultimi istanti della tragedia napoleonica, e poi vede a poco a poco spegnersi i suoi entusiasmi. Cacciato dal padre, si rifugia a Parma presso una zia, la duchessa Sanseverina, che nutre per lui una vera passione. Sospettato di idee liberali, ha bisogno della protezione del primo ministro, il conte Mosca, e la ottiene grazie alla zia; ma gli avversari del ministro lo attaccano continuamente, e gli intrighi di corte, segno della meschinità dei tempi, sono descritti con spietata lucidità. Dopo aver ucciso, in uno scontro, un attore, Fabrizio viene arrestato e chiuso nella torre Farnese. Qui comunica con la figlia del governatore della prigione, Clelia Conti, e se ne innamora. La zia organizza la sua evasione e poi, con un altro intrigo, fa avvelenare il principe di Parma. Sotto il nuovo principe Fabrizio può tornare a Parma, ritrovare Clelia e avere da lei un figlio. Quando muoiono tutti e due, si ritira nella certosa di Parma. La sua parabola si chiude malinconicamente, con il sapore amaro della sconfitta.

Balzac: il realismo «visionario»

Molto diverso è il realismo di Honoré de Balzac (1799-1850), decisamente più «sociale». Dopo aver tentato la strada del romanzo storico con Gli sciuani (1829), dedicato agli insorti controrivoluzionari della Bretagna e della Normandia, Balzac prese a modello il naturalista Buffon per studiare il condizionamento che l'ambiente esercita sull'uomo, e analizzò in modo dettagliato i diversi ruoli sociali come uno scienziato studia le specie animali. Ma si identificava anche con le passioni e con la volontà energica dei suoi eroi, e amava i grandi contrasti e i colpi di scena: tutti elementi di una sensibilità romantica. La sua originalità sta proprio nell'unire l'analisi scientifica e lo studio degli ambienti sociali più diversi a un'esigenza quasi mistica di unità e di armonia fra il mondo delle cose e quello dello spirito. La formula «realismo visionario», spesso usata dalla critica, vuole appunto rendere conto di questa doppia ispirazione.

Politicamente Balzac era un legittimista e un cattolico, che voleva la restaurazione della monarchia: un conservatore. Descrive la Francia di Luigi Filippo, segnata dal trionfo della borghesia, dalla rivoluzione industriale e dal decollo economico, dal punto di vista critico di chi non vi si riconosce. Individua nel denaro, nel valore esclusivo che ha assunto, la molla di questa società, e ne fa una critica sarcastica e spietata. Al tema del denaro e della mercificazione sono dedicati molti romanzi: Illusioni perdute (1837-1843) racconta la trasformazione dell'arte in merce; La cugina Betta (1846) la mercificazione del corpo femminile; Eugénie Grandet (1833) e Papà Goriot (1835) l'alienazione dei rapporti fra padre e figlie.

Eugénie Grandet

Al centro di Eugénie Grandet ci sono il denaro, l'avarizia e l'alienazione dei sentimenti che essi producono anche nella famiglia. Il romanzo è costruito sul contrasto fra il mondo dell'interesse, quello del vecchio Grandet, e il mondo dei sentimenti disinteressati, quello della figlia Eugénie. Grandet, ex bottaio diventato ricchissimo proprietario di vigne a Saumur, per avarizia costringe la moglie e la figlia a vivere in ristrettezze. Quando il fratello di Grandet fallisce e si uccide, arriva a casa il figlio, Charles: Eugénie si innamora del cugino e gli offre tutti i suoi risparmi, mentre il padre pensa solo a trarre vantaggio dalla situazione. Charles parte per le Indie promettendo di sposarla; ma anche lui obbedisce solo al proprio egoismo, e una volta arricchito sposa una nobile. Delusa, Eugénie sposa un uomo che le è indifferente, a patto che il matrimonio non sia consumato, e, rimasta presto vedova, si dedica alla beneficenza. Da una parte l'avidità, quella di Grandet ma anche quella di Charles, dall'altra i sentimenti e l'interiorità: è un tema che tornerà in molti scrittori naturalisti e veristi, compreso Giovanni Verga.

La Commedia umana

Nel 1842 Balzac decise di riunire in un unico progetto i romanzi già scritti e quelli futuri, per rappresentare in modo dettagliato l'intera società. Gli diede un titolo che richiama Dante: la Commedia umana. L'opera è divisa in tre gruppi: Studi di costume, Studi filosofici, Studi analitici. Il primo gruppo si divide a sua volta in Scene della vita privata (fra cui Papà Goriot), della vita di provincia (fra cui Eugénie Grandet), della vita parigina (fra cui Il cugino Pons, 1847), della vita politica, della vita militare, della vita di campagna.

Balzac vuole studiare ogni categoria sociale e ogni ambiente. A partire dal 1834 costruisce inoltre storie cicliche, con personaggi che ritornano da un romanzo all'altro e legami fra le diverse opere. Non mancano la riflessione filosofica sul senso della vita, come nella Pelle di zigrino (1831), negli Studi filosofici, e l'analisi scientifica dei sentimenti, come nella Fisiologia del matrimonio (1829), negli Studi analitici. Balzac è il grande maestro del realismo europeo: la sua lezione sarà ripresa dai realisti e dai naturalisti (Flaubert, Zola, Verga), ma anche da Dostoevskij e da Thomas Mann.

Una lunga via di Parigi fra alti palazzi grigi e rosati, alcuni con impalcature; in fondo, al centro, un grande arco di trionfo
Thomas Girtin, La rue Saint-Denis, 1802, acquerello. Londra, Tate. Sullo sfondo, la porta Saint-Denis: è la Parigi in cui si muoveranno i personaggi di Balzac. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Per orientarsi

Per orientarsi

  1. In che cosa Stendhal resta un illuminista, e in che cosa è un romantico?
  2. Che cosa significa il titolo Il Rosso e il Nero?
  3. Perché Julien Sorel sceglie la carriera ecclesiastica?
  4. Che cosa si intende per «realismo visionario» di Balzac?
  5. Quale ruolo ha il denaro nei romanzi di Balzac?
  6. Come è organizzata la Commedia umana? Che cosa sono i personaggi ricorrenti?

Per andare oltre

Approfondimenti

  • L’incontro notturno tra Julien e Mathilde

    Invitato da Mathilde, Julien sale di notte con una scala nella sua camera: lui teme una trappola, lei è paralizzata dall'imbarazzo; l'amore, per entrambi, è un dovere da compiere.

  • Eugenia comincia a giudicare il padre

    Charles piange il padre suicida, e Grandet pensa solo ai soldi: per la prima volta Eugénie guarda il padre con occhi diversi e comincia a giudicarlo.