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Il trionfo della morte: peste e carestie nel Seicento

Quali effetti ebbero la peste e la carestia sulla popolazione sarda?

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Un paesaggio desolato invaso da un esercito di scheletri che travolgono uomini e donne di ogni condizione
Pieter Bruegel il Vecchio, Il trionfo della Morte, olio su tavola, 1562 circa. Madrid, Museo del Prado. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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La peste del 1652-56 e la carestia del 1680-81 sconvolgono la Sardegna: i censimenti registrano un crollo della popolazione, che colpisce prima le città e poi le campagne.

Quali effetti ebbero la peste e la carestia sulla popolazione sarda?

Lezione

Nel corso del Seicento, oltre le periodiche e normali carestie o epidemie, la Sardegna conobbe due eventi particolarmente gravi, che sconvolsero l’isola: la peste del 1652-56 e la carestia del 1680-81.

Un censimento fatto nel 1655 (quindi a metà del mortale cammino della peste) segnala già una caduta di popolazione di circa il 25 per cento rispetto al censimento precedente: ma le conseguenze finali furono certamente più gravi.

Forse ancora più pesanti furono gli effetti della carestia del 1680-81, che provocò un nuovo tracollo demografico, segnalato dal censimento del 1688 con un bilancio di circa 80.000 morti. Questi due momenti tragici condizionarono a fondo, quindi, l’andamento generale della popolazione lungo l’arco del secolo: ma, come sempre accade in occasione di pestilenze o carestie, incidendo diversamente sulle città o sulle campagne. La pestilenza, infatti, agì in modo particolarmente cruento nelle città, più soggette al contagio, mentre la carestia fece sentire i suoi devastanti effetti soprattutto sulle popolazioni rurali, più indifese di fronte alle privazioni.

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