Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Papa Gregorio Magno scrive ai Sardi per diffondere il cristianesimo fra le popolazioni ancora pagane dell’interno: nelle sue lettere loda il capo barbaricino Ospitone e chiede ai vescovi di combattere l’idolatria.
Come si diffuse il cristianesimo fra i Barbaricini?
Lezione
Il papa Gregorio Magno, nel corso del suo pontificato, si impegnò a fondo per la diffusione in tutta l’Europa del Cristianesimo, incoraggiando in particolare l’opera dei monaci, incaricati di predicare il Vangelo alle popolazioni non ancora cristianizzate. In questa direzione egli prestò attenzione anche alla situazione religiosa della Sardegna, dove ancora il Cristianesimo non era penetrato a fondo; infatti, molte popolazioni delle zone interne erano legate alla religione pagana. Per questo inviò numerose lettere ai Sardi o a importanti esponenti religiosi.
«Poiché nessuno del tuo popolo è cristiano, io so che in questo tu sei migliore di tutto il tuo popolo, perché tu sei cristiano. In effetti, mentre tutti i Barbaricini vivono come delle bestie prive di ragione, ignorando il vero Dio, adorano gli alberi e le pietre, il fatto che tu veneri il vero Dio mostra di quanto sei superiore a tutti quanti. Ma la fede che tu hai ricevuto deve essere anche accompagnata da buone azioni, e tu devi offrire al Cristo nel quale credi ciò per cui tu sei in vantaggio: devi portare a lui tutti quelli che potrai, farli battezzare ed esortarli ad amare la vita eterna. Se non puoi farlo tu stesso, perché sei altrimenti occupato, salutandoti, ti domando di aiutare in ogni modo gli uomini che abbiamo inviato in Sardegna, Felice, nostro confratello vescovo, e nostro figlio Ciriaco, servitore di Dio, perché, aiutandoli nelle loro fatiche, tu mostri la tua devozione al Dio onnipotente, ed egli ti aiuti nelle tue buone azioni, tu che avrai aiutato i suoi servitori in una buona opera.
Tramite loro noi vi inviamo la benedizione di san Pietro che vi chiediamo di ricevere con animo benevolo».
«Contro gli adoratori di idoli, i seguaci degli aruspici [degli indovini] e dei sortilegi, esortiamo con molta insistenza la vostra fraternità a vigilare con attenzione pastorale, a pronunciare discorsi contro gli uomini di questa tendenza, ad allontanarli con parole persuasive da un tale sacrilegio, da un tale disprezzo del giudizio divino, da un tale pericolo per la vita presente. E se ne troverai che non vorranno cambiar strada né correggersi, vogliamo che tu li tratti con grande zelo, e se sono schiavi vogliamo che li castighi con colpi e tormenti capaci di portarli a correggersi; se sono uomini liberi, essi meritano la prigione e una severa punizione».
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