Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Un appuntamento d'amore vissuto da entrambi come una prova da superare: l'ambizione di Julien, l'eroismo da romanzo di Mathilde e lo «strabismo napoleonico» del protagonista.
Julien e Mathilde si amano, o recitano una parte?
Dentro il testo
Una svolta nel romanzo
Siamo nel secondo libro del Rosso e il Nero. Julien Sorel, allontanato da Verrières dopo la relazione con la signora de Rênal, è diventato a Parigi il segretario del marchese de La Mole. L'incontro notturno con la figlia del marchese, Mathilde, è una svolta: qui si pongono le premesse della rapida, anche se breve, ascesa sociale del protagonista, che arriverà a ottenere un titolo nobiliare e la promessa di sposare la ragazza. Il brano mette inoltre in luce il carattere di Mathilde, e quanto esso somigli a quello di Julien.
La difficile arte della seduzione
Attratti l'uno dall'altra, i due giovani decidono di infrangere le regole sociali che impedirebbero l'incontro fra un plebeo e una nobile. Ma lo fanno per ragioni diverse. Julien è spinto dall'ambizione e dall'amor proprio: sale la scala con la pistola in mano, «non provava affatto amore», e quando finalmente prova un po' di felicità è «la più viva felicità dell'ambizione». Mathilde è mossa da una vocazione eroica e sentimentale: si esalta davanti all'orgoglio e al coraggio di Julien, qualità che non trova più nei giovani della sua classe.
Tutti e due, però, mettono la passione al servizio di un astratto senso del dovere, e il loro convegno è fatto di gesti rigidi e di parole impacciate. Julien, convinto a lungo di cadere in una trappola, pensa soprattutto a non compromettere la propria dignità; e quando decide di parlare d'amore, non trova parole proprie: recita a memoria le frasi più belle della Nuova Eloisa di Rousseau. La scelta non è casuale: in quel romanzo l'amore fra i due protagonisti, la nobile Julie e il suo precettore, è ostacolato proprio dalla differenza di classe.
Mathilde si preoccupa prima dei dettagli pratici del piano, come la scala da far sparire; poi la sorprende un dolore inatteso, il sentimento di aver concesso troppo a un uomo di condizione inferiore. Si dà a Julien come chi supera una prova di carattere, per non essere da meno del coraggio che lui ha dimostrato: «Il povero ragazzo […] deve essere felice, altrimenti sono io che manco di carattere». Anche la sua passione è presa dai libri: i suoi slanci, nota il narratore, «erano un po' voluti», perché l'amore appassionato «era piuttosto un modello che si imitava che una realtà».
Lo «strabismo napoleonico» di Julien
Il critico Mario Lavagetto, attento alla dimensione psicoanalitica dei personaggi, ha descritto il comportamento di Julien come uno «strabismo napoleonico».
Mathilde crede di riconoscere in Julien un nuovo Danton, un uomo energico capace di guidare una rivoluzione. A differenza dei giovani aristocratici che frequentano il salotto dei La Mole, come il fratello Norbert o il marchese de Croisenois, Julien ha il coraggio di essere ridicolo: gli altri vivono nel terrore di non essere come tutti, e si proteggono dietro la perfetta conformità ai codici del loro mondo. Julien vuole impadronirsi di quei codici, ma in lui agisce qualcosa di più forte, un modello: vuole essere come Napoleone, o almeno, scrive Lavagetto, «il Napoleone di qualche cosa». Per realizzare quel modello accetta la «terribile ipocrisia di ogni istante» e si adegua alle regole.
Il modello gli detta una serie di obblighi, di «bisogna». Julien deve a sé stesso di stringere la mano della signora de Rênal, di entrare nella sua stanza senza essere ancora spinto dalla passione, di arrampicarsi in una notte di luna sulla scala che porta in camera di Mathilde, di non sopportare sguardi arroganti, di non rinunciare alle sue ambizioni per una vita più sicura. Ogni suo gesto, conclude Lavagetto, è segnato da una sorta di strabismo: con un occhio guarda la realtà, con l'altro controlla se il suo comportamento corrisponde a quello che avrebbe tenuto Napoleone.
Il brano ne è un esempio evidente: Julien non vive l'incontro, lo esegue, controllando a ogni passo di essere all'altezza della parte.
Un romanzo come uno specchio
Proprio nel secondo libro, poco dopo questo capitolo, Stendhal interrompe il racconto per difendere il proprio realismo. Nel capitolo XIX scrive: «Eh, signore, un romanzo è uno specchio che passa lungo una strada maestra. Ora vi riflette agli occhi l'azzurro del cielo, ora il fango delle pozzanghere della strada. E l'uomo che porta lo specchio nella gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Il suo specchio mostra il fango, e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui c'è la pozzanghera, e ancor più l'ispettore stradale che lascia ristagnare l'acqua e formarsi la pozzanghera». Per Stendhal il romanziere non deve rappresentare il mondo come dovrebbe essere, ma com'è.
Verso le competenze
Esercizi
Comprendere e analizzare
- Quale funzione ha l'idea fissa del complotto che assilla Julien? All'inizio è un modo per rendere l'impresa più eroica ai suoi occhi; e poi, in camera di Mathilde?
- Nonostante la freddezza dell'incontro, Julien prova una forma di felicità. Di quale felicità si tratta?
- Perché Julien, per parlare d'amore, ricorre alle frasi della Nuova Eloisa?
Interpretare e commentare
- Analizza il comportamento di Mathilde e osserva come il personaggio si divida fra la volontà, la decisione razionale e il turbamento emotivo, dovuto al rimorso e alla paura.
- Da questa scena si possono ricavare alcuni caratteri essenziali di Mathilde e di Julien: elencali in un testo che non superi le quindici righe.
Il testo e oltre
- Cerca altre definizioni del romanzo date da scrittori antichi e moderni, come quella dello «specchio» di Stendhal. Quale esprime meglio la tua idea di romanzo? Leggila in classe e motiva la tua scelta.
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