Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
La filosofia dell'età romantica: l'idealismo di Fichte, Schelling e Hegel, il soggettivismo di Schopenhauer e Kierkegaard, il materialismo storico di Marx ed Engels.
La storia è il cammino della ragione, una forza cieca o una lotta fra classi?
Lezione
La Germania, nazione-guida
Nell'età romantica la Germania diventa la nazione-guida della filosofia europea. Il movimento più importante è l'idealismo, che esalta il potere creativo dell'uomo: il mondo non è qualcosa di dato una volta per tutte, ma una creazione o un riflesso dell'Io, dello spirito.
Fichte e Schelling
Per Johann Gottlieb Fichte (1762-1814) l'Io pone di fronte a sé il Non-Io, cioè il mondo esterno, come un limite da superare: nel superarlo l'uomo realizza la propria libertà.
Friedrich Schelling (1775-1854) vede invece nella natura e nella coscienza due manifestazioni di un unico principio, l'Assoluto. Nel Sistema dell'idealismo trascendentale (1800) attribuisce un ruolo decisivo all'arte: nell'opera d'arte si uniscono il particolare e l'universale, il finito e l'infinito, il conscio e l'inconscio. L'arte diventa così la forma più alta di conoscenza, perché rivela per intuizione l'ordine dell'Assoluto. È un'idea che i poeti romantici fanno propria.
Hegel: la ragione nella storia
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831), a partire dalla Fenomenologia dello spirito (1807), ristabilisce il primato della ragione. Per Kant la ragione era uno strumento per conoscere; per Hegel è la sostanza stessa della realtà. Tutto ciò che esiste, la storia, l'economia, le istituzioni, l'arte, la religione, è lo sviluppo dello spirito, cioè della ragione. Di qui la sua formula più famosa, nei Lineamenti di filosofia del diritto (1820): «Ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale».
Lo spirito si sviluppa in modo dialettico: ogni realtà contiene in sé la propria negazione, e dal loro conflitto nasce una realtà più ricca, che le comprende e le supera. Lo schema di tesi, antitesi e sintesi, con cui spesso si riassume la dialettica hegeliana, è in realtà una semplificazione. Applicata alla storia, la dialettica ne fa un cammino razionale che va dalla schiavitù alla libertà. Su questa idea si fonda lo storicismo, che ha avuto una grande influenza anche sulla cultura italiana.
Le critiche a Hegel: Schopenhauer e Kierkegaard
Contro la fiducia di Hegel nella ragione si muovono due pensatori che sviluppano un soggettivismo pessimista.
Per Arthur Schopenhauer (1788-1860), autore del Mondo come volontà e rappresentazione (1819), alla base della realtà c'è una cieca e irrazionale volontà di vivere, che condanna l'uomo al dolore e alla noia. L'arte è un modo per sottrarsi alla volontà: nella contemplazione artistica l'uomo coglie direttamente le idee universali. Ma ci riesce solo il genio, che si stacca dalla propria esperienza individuale. L'ideale etico consiste nel raggiungere in modo duraturo ciò che l'arte offre per un istante: la liberazione dalla volontà, la noluntas, attraverso il distacco dalla società. Con Schopenhauer l'isolamento, che per i romantici era una condizione di sofferenza, diventa una forma superiore di conoscenza e di vita morale.
Anche per il danese Søren Kierkegaard (1813-1855) al centro della vita c'è il singolo individuo, con la sua angoscia. L'uomo è finito e peccatore, di fronte all'infinità di Dio; è chiamato a scegliere continuamente, senza certezze, in un mondo dominato dal caso. L'angoscia della scelta è la sua condizione permanente.
Marx ed Engels: il materialismo storico
Karl Marx (1818-1883) e Friedrich Engels (1820-1895) rovesciano Hegel in senso materialista. Anche per loro la storia è dialettica, ma il suo motore non è lo spirito: è la lotta fra le classi, che nasce dai rapporti di produzione. Come la storia moderna era stata segnata dal conflitto fra la nobiltà feudale e la borghesia, vinto dalla borghesia con le rivoluzioni, così l'età contemporanea è segnata dalla contraddizione fra borghesia e proletariato. Anche questa, secondo Marx ed Engels, si risolverà con una rivoluzione, che toglierà ai capitalisti i mezzi di produzione per affidarli alla collettività e realizzerà una società di liberi e uguali, la società comunista.
Nel 1848 Marx ed Engels pubblicano il Manifesto del Partito comunista. Nella sua opera maggiore, Il capitale (il primo libro esce nel 1867, gli altri due, a cura di Engels, nel 1885 e nel 1894), Marx analizza il funzionamento del sistema capitalistico e l'alienazione prodotta da una società dominata dalle leggi del mercato.
Per orientarsi
Per orientarsi
- Che cosa intende l'idealismo per Io e per spirito?
- Perché per Schelling l'arte è la forma più alta di conoscenza?
- Che cosa significa che per Hegel la storia è dialettica?
- Perché Schopenhauer e Kierkegaard criticano Hegel? Che cosa propongono?
- Hegel, Schopenhauer e Marx concepiscono la storia in tre modi diversi. Abbina ciascuno di loro a una di queste affermazioni: la storia coincide con lo sviluppo della ragione; la storia è mossa da forze oscure e universali; la storia è mossa dai bisogni materiali e dai rapporti di produzione.
Per andare oltre
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