Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Una parola con tre vite: nel diritto è la cessione di un bene, in Marx l'estraneità del lavoratore al proprio lavoro, in psichiatria la follia.
Che cosa vuol dire sentirsi estranei al proprio lavoro, e a sé stessi?
Lezione
Dal latino al diritto
La parola alienazione viene dal latino alienare, «rendere estraneo, allontanare», a sua volta da alienus, «che appartiene ad altri». Nel linguaggio giuridico indica il passaggio di proprietà di un bene: si parla, per esempio, di «alienazione dei beni dello Stato» quando lo Stato li vende a privati.
Marx e il lavoro alienato
In filosofia e in economia, soprattutto con Karl Marx, l'alienazione è il progressivo estraniarsi dell'individuo dai prodotti della sua attività e dall'attività stessa. Nella fabbrica il lavoratore non possiede ciò che produce, non decide come produrlo, non si riconosce in ciò che fa: il suo è un lavoro alienato. Ne nasce una scissione della personalità: ciò che è proprio dell'uomo, il suo lavoro, gli diventa estraneo, e l'uomo stesso finisce per sentirsi un oggetto fra gli oggetti.
La follia
Nel linguaggio medico la parola indica anche una malattia mentale, ed è sinonimo di follia: per questo un tempo il medico che curava i malati di mente si chiamava alienista. Il tema torna nella letteratura del Novecento, per esempio nel Memoriale di Paolo Volponi (1962), dove la follia del protagonista nasce dentro l'ingranaggio della fabbrica.
Per orientarsi
Per riflettere
- Quali sono i tre significati della parola alienazione? Che cosa li accomuna?
- Perché, secondo Marx, il lavoro in fabbrica è un lavoro alienato?
- Ti sembra che la parola alienazione descriva ancora qualche aspetto del lavoro o della vita di oggi? Fai un esempio.
Esplora la rete dei collegamentiApprofondimenti motivati, non semplici contenuti correlati
Collegare
