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L’Europa e l’Italia dal 1815 al 1861

Perché il 1848 è una data decisiva per l'Europa?

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Dentro un vagone ferroviario affollato, in primo piano una donna anziana, una madre che allatta e un ragazzo addormentato siedono stanchi su una panca di legno
Honoré Daumier, Il vagone di terza classe, 1862-1864 circa, olio su tela. New York, Metropolitan Museum of Art. Wikimedia Commons, CC0.

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Perché questa lezione merita attenzione

Dalla Restaurazione all'Unità d'Italia: la rivoluzione industriale, le nuove classi sociali, i moti liberali e democratici, il 1848, la politica di Cavour.

Perché il 1848 è una data decisiva per l'Europa?

Lezione

I tempi e i luoghi

Dopo la caduta di Napoleone, le grandi potenze si riuniscono nel Congresso di Vienna (novembre 1814 – giugno 1815) per ridisegnare la carta d'Europa e restaurare i vecchi sovrani. Comincia l'età della Restaurazione. Russia, Austria e Prussia, poi anche la Francia, stringono la Santa Alleanza, un patto per difendere l'ordine restaurato da ogni tentativo di rivoluzione; l'Inghilterra resta fuori.

L'ordine di Vienna viene però scosso più volte da moti e insurrezioni. La data decisiva è il 1848-1849, quando la rivoluzione scoppia in quasi tutta Europa. È l'ultima battaglia della borghesia contro l'assolutismo, ma anche il momento in cui emerge un nuovo conflitto, quello fra i capitalisti e il proletariato, fra la borghesia e il movimento dei lavoratori. Per l'Europa, quindi, l'età romantica va dal 1815 al 1848.

In Italia e in Germania le cose vanno diversamente, perché qui il problema principale resta l'unità nazionale, raggiunta nel 1861 e nel 1871. Per l'Italia l'età del Romanticismo coincide con quella del Risorgimento e si chiude con l'Unità. Negli anni Cinquanta si parla di un «secondo Romanticismo», ormai stanco e sentimentale, contro il quale reagiranno la Scapigliatura e Giosue Carducci.

L'economia: la rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale, nata in Inghilterra nella seconda metà del Settecento, si diffonde lentamente nel continente: in Belgio alla fine del secolo, in Svizzera nei primi decenni dell'Ottocento, in Francia negli anni Trenta, in Germania negli anni Cinquanta. Italia, Spagna e Russia arriveranno più tardi. L'Italia resta un paese rurale: un'agricoltura moderna, di tipo capitalistico, esiste solo nella valle del Po; nel Centro domina la mezzadria, nel Sud rapporti ancora quasi feudali.

Nella prima metà del secolo la produzione agricola cresce di circa la metà nei paesi più avanzati, grazie alle macchine e a nuove colture come la patata. La popolazione europea passa da circa 150 a oltre 210 milioni di abitanti, e dagli anni Trenta milioni di europei emigrano verso le Americhe e l'Australia. Le città con più di centomila abitanti raddoppiano; dieci sono italiane, fra cui Napoli, Milano, Palermo, Roma e Torino.

Le macchine a vapore e le ferrovie cambiano le comunicazioni, il senso del tempo e dello spazio, il paesaggio stesso, segnato da binari, ponti, gallerie, stazioni. La città e il treno diventano protagonisti della letteratura e dell'arte. Ma la città industriale ha anche un volto di miseria: quartieri operai sovraffollati, giornate di lavoro di dodici o sedici ore, poveri e vagabondi, che Balzac, Dickens ed Engels descrivono nelle loro pagine. Nascono le prime lotte operaie; in Inghilterra alcuni gruppi di lavoratori, i luddisti, distruggono le macchine, accusate di togliere il lavoro.

Cambia anche la struttura della società. I vecchi ordini, chiusi e definiti dalla nascita e dal diritto (nobiltà, clero, terzo stato), lasciano il posto alle classi, definite dal posto che si occupa nel processo produttivo. La borghesia (imprenditori, proprietari terrieri, professionisti) combatte prima l'aristocrazia; dagli anni Quaranta deve fare i conti con il proletariato, la classe dei lavoratori salariati.

La politica in Italia e in Europa

In Italia il Congresso di Vienna non restaura la Repubblica di Venezia: il suo territorio, con la Lombardia, forma il Regno Lombardo-Veneto, affidato all'Austria. Tornano i vecchi sovrani, che aboliscono il codice napoleonico. Alcuni governi sono duramente repressivi, come quello di Vittorio Emanuele I nel Regno di Sardegna, quello austriaco nel Lombardo-Veneto e quello del cardinale Rivarola nello Stato pontificio; più moderato è Ferdinando I di Borbone nel Regno delle Due Sicilie, mentre Ferdinando III di Toscana avvia caute riforme. In Europa la Polonia è divisa fra Austria, Prussia e Russia, la Germania è una confederazione di trentanove Stati, in Francia Luigi XVIII concede una costituzione moderata.

Contro l'ordine restaurato si organizzano le società segrete, come la massoneria e la carboneria, con l'appoggio di settori dell'esercito. Le ondate rivoluzionarie sono tre: 1820-1821, 1830-1831, 1848-1849. Nel 1830 in Francia sale al trono Luigi Filippo d'Orléans, il «re borghese», e il Belgio si rende indipendente dall'Olanda; in Italia i moti carbonari falliscono, repressi dall'Austria. L'Europa appare divisa fra un Occidente più avanzato e liberale e un Centro-Est autocratico.

In Italia i democratici vogliono la repubblica, ma sono divisi: Giuseppe Mazzini punta su una repubblica unitaria e su un nazionalismo di impronta romantica; Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari su una repubblica federale, in nome del razionalismo illuminista. I tentativi insurrezionali mazziniani, fra il 1833 e il 1844, falliscono per l'indifferenza delle campagne. Negli anni Quaranta prevalgono i moderati: i neoguelfi di Vincenzo Gioberti, che sognano una federazione di Stati guidata dal papa, e i liberali laici come Cesare Balbo.

Nel 1848 la rivoluzione percorre tutta l'Europa con tre anime: liberale e costituzionale, nazionale, democratica e socialista. A Parigi nasce una repubblica a suffragio universale; ma la borghesia, spaventata dalle rivendicazioni operaie, elegge presidente Luigi Bonaparte, che nel 1852 si farà imperatore come Napoleone III. Falliscono le rivoluzioni di Vienna e di Praga e il tentativo di unificare la Germania. In Italia Carlo Alberto, re di Sardegna, è sconfitto dagli austriaci nella prima guerra d'indipendenza; cadono la Repubblica romana di Mazzini e Garibaldi e la Repubblica di Venezia di Daniele Manin.

Dopo il 1848 restano regimi liberali solo in Inghilterra e nel Regno di Sardegna, dove Vittorio Emanuele II mantiene lo Statuto concesso dal padre. Qui Camillo Benso di Cavour, ministro dal 1850 e capo del governo dal 1852, affronta l'unità come una questione diplomatica, da risolvere con l'aiuto di Francia e Inghilterra e senza coinvolgere il popolo. La partecipazione alla guerra di Crimea, il Congresso di Parigi (1856), l'accordo di Plombières con Napoleone III (1858) portano alla seconda guerra d'indipendenza (1859) e all'annessione della Lombardia; nel 1860 si uniscono al Piemonte la Toscana e l'Emilia, mentre la spedizione dei Mille di Garibaldi conquista il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 nasce il Regno d'Italia; restano fuori Roma e il Veneto.

L'Unità è opera di una minoranza: i moderati, la borghesia, l'aristocrazia terriera del Nord. Le masse cittadine partecipano solo a tratti, quelle contadine ne restano escluse e spesso le sono ostili. Ne nasce una frattura fra il Nord e il Centro-Sud destinata a pesare a lungo sulla storia del paese.

Per orientarsi

Per orientarsi

  1. Quando fu convocato il Congresso di Vienna? Quali obiettivi si proponeva? Quale situazione determinò in Europa?
  2. Perché il 1848 fu un anno decisivo nella storia europea?
  3. In che modo la rivoluzione industriale cambiò la struttura della società? Quali nuove tensioni nacquero?
  4. Che differenza c'è fra un ordine e una classe?
  5. Quali progetti per l'Italia avevano i democratici e quali i moderati?
  6. L'Unità d'Italia fu opera di una minoranza, e le masse contadine ne restarono escluse. Quali conseguenze può aver avuto questo fatto sulla storia del paese?

Per andare oltre

Approfondimenti

  • Stile
    Classe, borghesia, proletariato

    Tre parole nate o rinnovate fra Settecento e Ottocento per descrivere una società nuova: da dove vengono e come cambia il loro significato.