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Perché le milizie mercenarie hanno rovinato l’Italia: analisi del testo

Perché, secondo Machiavelli, uno stato che affida la propria difesa ai mercenari è destinato alla rovina?

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Statua equestre in bronzo di un condottiero in armatura, con lo sguardo severo, su un cavallo al passo.
Andrea del Verrocchio, Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, 1480-1488, bronzo (fusione di Alessandro Leopardi). Venezia, Campo Santi Giovanni e Paolo. Foto di Didier Descouens. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

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Perché questa lezione merita attenzione

Le buone leggi e le buone armi, i quattro tipi di milizie, il ritratto dei mercenari, i veri «peccati» dei principi, gli esempi antichi e moderni, la storia della decadenza militare italiana e lo stile del capitolo.

Perché, secondo Machiavelli, uno stato che affida la propria difesa ai mercenari è destinato alla rovina?

Dentro il testo

Dalle leggi alle armi

Il capitolo XII segna uno spartiacque nel Principe. Le prime righe riassumono la prima parte dell'opera, dedicata ai diversi tipi di principato, e annunciano un discorso nuovo, valido per tutti: Machiavelli vuole parlare generalmente delle offese e difese, cioè delle strategie militari di cui ogni stato ha bisogno, qualunque sia il suo ordinamento.

Lo spazio che l'autore riserva alla guerra, dal capitolo XII al XIV, si spiega con un principio enunciato subito, in tono perentorio: i fondamenti di ogni stato sono le buone leggi e le buone armi. Machiavelli riconosce il legame fra istituzioni e forze armate, ma lo rende subito asimmetrico: dove non ci sono buone armi non possono esserci buone leggi, mentre dove ci sono buone armi le buone leggi vengono di conseguenza. Per questo può lasciare indietro le leggi e parlare soltanto delle armi: senza la forza che le difende, anche le leggi migliori restano parole.

Quattro tipi di milizie e un giudizio senza appello

La classificazione che segue è costruita con il tipico procedimento dilemmatico (o disgiuntivo) di Machiavelli: le milizie o sono propie o sono altrui, e quelle altrui si dividono a loro volta in mercennarie, auxiliarie e mixte. Ne risultano quattro possibilità:

  • milizie proprie, formate da cittadini o sudditi e guidate dal principe o dalla repubblica;
  • milizie mercenarie, soldati pagati agli ordini di un capitano di ventura;
  • milizie ausiliarie, truppe che un altro stato manda in aiuto;
  • milizie miste, in parte proprie e in parte altrui.

L'apertura a tanti casi diversi è però solo apparente. Una frase brevissima chiude ogni alternativa: le mercenarie e le ausiliarie sono inutile e pericolose. Il ragionamento procede poi per focalizzazione progressiva: le ausiliarie vengono rinviate al capitolo XIII, le miste restano sullo sfondo, e tutta l'attenzione si concentra sulle mercenarie, il caso che interessa davvero l'Italia del tempo.

Il ritratto dei mercenari

Quando arriva a descrivere i mercenari, la prosa controllata delle prime righe si scalda. Ne nasce un ritratto impietoso, costruito con un accumulo di aggettivi: disunite, ambiziose, sanza disciplina, infedele. La serie si chiude con un chiasmo (gagliarde infra gli amici, infra ' nimici vile), che mette in evidenza il rovesciamento dei comportamenti: coraggio con gli alleati, viltà davanti al nemico. Seguono due frasi nominali parallele, senza verbo, che condensano l'assenza di qualunque legge divina e umana: non timore di Dio, non fe' con li uomini.

La causa di tutto è economica: i mercenari non hanno altro motivo per combattere che um po' di stipendio, e nessuno muore per una paga. La conclusione è affidata a due infiniti secchi, senza verbo reggente: quando la guerra arriva, o fugirsi o andarsene. Il discorso si rivolge direttamente a un tu, il principe, che diventa il destinatario concreto dell'avvertimento: nella pace se' spogliato da lloro, nella guerra dagli inimici.

Anche i capitani sono stretti in un dilemma senza uscita. Se sono valorosi, non ci si può fidare, perché cercheranno la propria grandezza a spese di chi li paga; se non lo sono, portano alla sconfitta. In entrambi i casi il risultato è la rovina.

I veri «peccati» dei principi

La tesi, scrive Machiavelli, non ha bisogno di molte prove: basta guardare la rovina dell'Italia, conquistata da Carlo VIII nel 1494 col gesso, cioè senza combattere. A questo punto il testo allude a Girolamo Savonarola, che nelle sue prediche aveva presentato l'invasione francese come un castigo di Dio per i peccati degli italiani. Machiavelli gli dà ragione solo in apparenza: i peccati ci sono stati, ma non sono quelli che credeva il frate. Sono errori politici e militari, primo fra tutti l'aver affidato la difesa ai mercenari; e poiché li hanno commessi i principi, sono stati i principi a pagarne le conseguenze, perdendo i loro stati.

La parola peccati viene così trasferita dal piano religioso a quello politico. È lo stesso spostamento che il capitolo XV compirà con le virtù e i vizi: a Machiavelli interessa la verità effettuale delle cose, cioè le cause concrete degli avvenimenti.

Gli esempi antichi e moderni

Dopo l'enunciazione teorica viene la dimostrazione, affidata, come sempre nel Principe, a una serie di esempi storici, antichi e moderni, alternati fra loro:

  • esempi positivi: Roma e Sparta, rimaste per secoli armate e libere, e gli svizzeri del presente, armatissimi e liberissimi;
  • esempi negativi antichi: Cartagine, che rischiò di essere sopraffatta dai propri mercenari dopo la prima guerra punica, e Tebe, che perse la libertà affidandosi a Filippo il Macedone;
  • esempi negativi moderni: i milanesi traditi da Francesco Sforza, che da loro capitano divenne loro signore, e la regina Giovanna II di Napoli, abbandonata all'improvviso da Muzio Attendolo Sforza.

Più complesso è il caso di Venezia e Firenze, che con i mercenari avevano allargato i loro domini senza che i capitani si facessero principi. Machiavelli smonta l'obiezione: i fiorentini sono stati soltanto fortunati, e il caso di Paolo Vitelli mostra in quale trappola si trovavano (se avesse preso Pisa, avrebbero dovuto obbedirgli). Quanto ai veneziani, finché combatterono sul mare con i loro nobili e il loro popolo furono invincibili; quando passarono alla terraferma e ai mercenari, dovettero far uccidere il Carmagnola per difendersi da lui e persero tutto in un solo giorno ad Agnadello. La legge che ne ricava ha la forma di una sentenza: da queste armi nascono lenti, tardi e deboli aquisti e sùbite e miracolose perdite.

Il modello delle armi proprie

Al sistema dei mercenari Machiavelli oppone un modello preciso. Il principe deve andare in persona e fare il capitano; la repubblica deve mandare e sua ciptadini, sostituirli se non sono capaci e tenerli a freno con le leggi se lo sono. Tornano qui le buone legge dell'inizio: in una repubblica armata le leggi impediscono che un cittadino valoroso diventi un tiranno, e per questo è più difficile che una repubblica con armi proprie perda la libertà.

Dietro queste pagine c'è l'esperienza del segretario fiorentino, che aveva visto da vicino il fallimento dei mercenari nella guerra contro Pisa e aveva voluto l'Ordinanza del 1506. Il tema delle armi proprie tornerà con forza nell'appello finale del Principe e sarà sviluppato nel dialogo Dell'arte della guerra (1521).

Una storia della decadenza italiana

Nell'ultima parte del capitolo Machiavelli risale alle origini del male, perché solo conoscendole si potrà porvi rimedio. La sua ricostruzione segue una catena di cause:

  • il declino dell'autorità imperiale in Italia e la crescita del potere temporale dei papi;
  • la ribellione delle città contro i nobili legati all'imperatore, con l'appoggio della Chiesa, e la nascita delle signorie;
  • l'inesperienza militare dei preti e dei cittadini delle repubbliche, che li spinse ad assoldare stranieri;
  • la nascita delle compagnie di ventura italiane, da Alberico da Barbiano a Braccio e Sforza, fino ai capitani dei nostri tempi.

L'ironia amara di Machiavelli si concentra nella formula el fine della loro virtù, che introduce una serie di quattro participi in climax: l'Italia è stata corsa da Carlo VIII, predata da Luigi XII, sforzata da Ferdinando il Cattolico, vituperata dagli svizzeri.

Il capitolo si chiude con una descrizione quasi tecnica del modo di combattere dei condottieri. Per accrescere il proprio prestigio e risparmiare sui costi, avevano ridotto la fanteria a favore della cavalleria; per evitare fatiche e pericoli, avevano reso la guerra un rituale senza rischi: niente uccisioni negli scontri, prigionieri liberati senza riscatto, nessun attacco notturno, nessuna fortificazione, nessuna campagna d'inverno. Il quadro è volutamente estremo, perché deve mostrare il contrasto con gli eserciti stranieri; la parola finale, vituperata, riprende la formula vituperata da' Svizeri usata poche righe prima e lascia il lettore davanti all'immagine di un'Italia stiava e disonorata.

Lo stile

Il capitolo alterna due registri. Le parti teoriche (i fondamenti dello stato, la classificazione delle milizie) sono esposte con una prosa lucida e controllata, fatta di distinzioni nette e di frasi brevi. Quando invece il discorso tocca i mercenari e la rovina dell'Italia, la scrittura diventa appassionata: accumuli di aggettivi, chiasmi, parallelismi, frasi nominali, ironia.

Anche la lingua mescola due livelli: da una parte i latinismi grafici e lessicali (ciptadini, exempli, damno, in exemplis), dall'altra le forme e le espressioni del fiorentino parlato (e per «i», le sono, feciano, cavagli, pigliare la Italia col gesso). È la stessa mescolanza che caratterizza tutto il Principe: un trattato scritto per persuadere, oltre che per spiegare.

Verso le competenze

Esercizi

Comprendere

  1. Riassumi in circa 200 parole il contenuto del capitolo.
    Risposta
    Traccia: dopo aver chiuso la parte sui tipi di principato, Machiavelli afferma che i fondamenti di ogni stato sono le buone leggi e le buone armi e decide di parlare delle armi; distingue milizie proprie, mercenarie, ausiliarie e miste, e condanna le mercenarie e le ausiliarie come inutili e pericolose; descrive i difetti dei mercenari e dei loro capitani; individua nell'uso dei mercenari la vera causa della rovina dell'Italia; propone il modello del principe che guida l'esercito di persona e della repubblica che manda i suoi cittadini; porta esempi antichi e moderni; ricostruisce la nascita delle compagnie di ventura e il loro modo di combattere, che ha ridotto l'Italia schiava.
  2. Quali sono, per Machiavelli, i due fondamenti di ogni stato? Perché decide di parlare solo di uno dei due?
    Risposta
    Le buone leggi e le buone armi. Parla solo delle armi perché dove non ci sono buone armi non possono esserci buone leggi, mentre dove ci sono buone armi è inevitabile che ci siano anche buone leggi: le armi vengono prima.
  3. Quali tipi di milizie distingue Machiavelli? Quali giudica inutili e pericolose?
    Risposta
    Proprie, mercenarie, ausiliarie e miste. Giudica inutili e pericolose le mercenarie e le ausiliarie.
  4. Perché i mercenari non sono disposti a morire per il principe che li paga?
    Risposta
    Perché l'unica ragione che li tiene sul campo di battaglia è la paga, che non basta a far morire nessuno: non hanno altro amore né altra cagione che li leghi allo stato.
  5. Quali sono, secondo Machiavelli, i veri «peccati» che hanno portato alla rovina dell'Italia? a) i peccati morali degli italiani; b) gli errori politici e militari dei principi, che si sono affidati ai mercenari; c) l'eccessivo potere della Chiesa; d) la crudeltà dei capitani di ventura.
    Risposta
    b) Gli errori politici e militari dei principi, che si sono affidati ai mercenari.
  6. Come combattevano, secondo Machiavelli, gli eserciti dei capitani di ventura? Elenca almeno quattro delle loro abitudini.
    Risposta
    Avevano ridotto la fanteria a favore della cavalleria; non si uccidevano negli scontri ma si facevano prigionieri e si liberavano senza riscatto; non attaccavano di notte le città, né gli assediati attaccavano gli accampamenti; non fortificavano il campo con palizzate o fossati; non combattevano d'inverno.

Analizzare

  1. Machiavelli usa spesso il procedimento dilemmatico, che pone di fronte a due alternative che si escludono. Individuane almeno due esempi nel testo.
    Risposta
    Per esempio: le arme… o le sono propie o le sono mercennarie o auxiliarie o mixte; E capitani mercennari, o e' sono uomini excellenti o no; i capitani valorosi minacciano il padrone o con lo opprimere te… o con lo oprimere altri; le armi hanno ad essere operate o da uno principe o da una republica; con Paolo Vitelli i fiorentini, se fosse passato ai nemici, non avevano remedio, e se lo tenevano avevano ad ubedirlo.
  2. Ricostruisci il procedimento di progressiva focalizzazione con cui, dai quattro tipi di milizie, Machiavelli arriva a parlare di un solo tipo.
    Risposta
    Prima elenca quattro tipi; poi esclude in blocco mercenarie e ausiliarie con un giudizio brevissimo; rinvia le ausiliarie a un altro capitolo e lascia da parte le miste; infine concentra tutto il discorso sulle mercenarie, che riguardano direttamente l'Italia del suo tempo.
  3. Nella descrizione delle milizie mercenarie individua l'accumulo di aggettivi, il chiasmo e le frasi nominali. Quale effetto producono?
    Risposta
    Accumulo: disunite, ambiziose, sanza disciplina, infedele; chiasmo: gagliarde infra gli amici, infra ' nimici vile; frasi nominali: non timore di Dio, non fe' con li uomini. Insieme producono un ritratto incalzante e impietoso: le frasi brevi e prive di verbo hanno il tono di una sentenza definitiva, e il chiasmo mette in risalto il rovesciamento dei comportamenti (coraggio con gli alleati, viltà con i nemici).
  4. A chi si riferiscono i pronomi e gli aggettivi di seconda persona (te, tua, tu) nella frase Vogliono bene essere tua soldati, mentre che tu non fai guerra? Che cosa intende dire Machiavelli?
    Risposta
    Si riferiscono al principe a cui il trattato si rivolge, e in generale a chiunque governi uno stato. Machiavelli vuol dire che i mercenari sono pronti a prendere la paga in tempo di pace, ma quando c'è da combattere davvero fuggono o se ne vanno.
  5. Raccogli le espressioni con cui nel capitolo si parla dell'Italia. Quale immagine ne emerge?
    Risposta
    la ruina di Italia; pigliare la Italia col gesso; i capitani furono arbitri di Italia; Italia è stata corsa da Carlo, predata da Luigi, sforzata da Ferrando e vituperata da' Svizeri; gli hanno condotta la Italia stiava e vituperata. Emerge l'immagine di un paese passivo, violato e umiliato, quasi una persona offesa, privo di difese proprie e in balìa degli stranieri.
  6. Quali effetti negativi ha prodotto, secondo Machiavelli, il predominio della cavalleria sulla fanteria?
    Risposta
    Ha ridotto la fanteria a una parte minima degli eserciti (meno di duemila fanti su ventimila soldati), ha reso gli eserciti costosi e poco numerosi, adatti al prestigio dei capitani più che alla guerra vera; quando sono arrivati gli eserciti stranieri, basati su fanterie numerose e disciplinate, gli stati italiani non sono stati in grado di resistere.

Ampliare il lessico

  1. Machiavelli usa due volte l'aggettivo gagliarde per i mercenari (gagliarde infra gli amici; parevano gagliarde infra loro). Cerca sul dizionario l'etimologia della parola e spiega con quale significato è usata nel testo.
    Risposta
    «Gagliardo» viene probabilmente dal francese antico gaillard, di origine celtica, «forte, vigoroso». Nel testo indica una forza solo apparente: i mercenari si mostrano baldanzosi e forti con gli alleati o fra loro, ma sono vili davanti a un vero nemico.
  2. Nel testo compaiono molte parole con grafia latineggiante, come ciptadini, exempli, damno, experienzia. Trovane almeno altre tre e scrivi accanto la forma dell'italiano di oggi.
    Risposta
    Per esempio: mixte (miste), auxiliarie (ausiliarie), excellenti (eccellenti), expugnava (espugnava), exercito (esercito), externe (esterne), Sancto (Santo), monstro (mostrato), coniunse (congiunse).

Interpretare

  1. Per argomentare la sua tesi, Machiavelli usa esempi antichi e moderni. Quali ti sembrano più efficaci e perché? Rispondi in circa 150 parole.
    Risposta
    Traccia: gli esempi moderni sono i più efficaci perché vicini ai lettori e verificabili (Francesco Sforza che da capitano diventa signore di Milano, il Carmagnola fatto uccidere dai veneziani, Agnadello, Paolo Vitelli); gli esempi antichi (Roma, Sparta, Cartagine, Tebe) danno autorità alla tesi e mostrano che la regola vale in ogni tempo. L'alternanza serve a presentare la tesi come una legge generale della politica.
  2. La polemica contro le armi mercenarie è antica: Petrarca la affronta nella canzone Italia mia, benché 'l parlar sia indarno (Canzoniere, CXXVIII), che Machiavelli cita alla fine del Principe: «Né v'accorgete anchor per tante prove / del bavarico inganno / ch'alzando il dito colla morte scherza?» (vv. 65-67). Confronta i due testi in circa 100 parole, tenendo conto dei diversi contesti storici e culturali.
    Risposta
    Traccia: Petrarca, a metà del Trecento, si rivolge ai signori italiani con un appello morale e patriottico, deplorando i mercenari tedeschi che fingono di combattere (alzano il dito in segno di resa); Machiavelli, all'inizio del Cinquecento, dopo le invasioni straniere, analizza le cause politiche e militari della crisi e propone un rimedio concreto, le armi proprie. In comune c'è la denuncia dei mercenari come rovina dell'Italia; diverso è il punto di vista, morale e lirico in Petrarca, politico e argomentativo in Machiavelli.
  3. Nel giugno 2023, durante la guerra fra Russia e Ucraina, Evgenij Prigožin, capo del Gruppo Wagner, una compagnia militare privata impiegata da anni da Mosca in Africa e in Europa orientale, guidò i suoi uomini in un ammutinamento armato contro i vertici militari russi, interrotto dopo un giorno. Ti sembra possibile applicare a questo episodio le categorie di Machiavelli? Rispondi in circa 200 parole.
    Risposta
    Traccia: si può osservare che la vicenda illustra il rischio indicato da Machiavelli, quello di capitani di ventura che, rafforzati dalle vittorie, si rivolgono contro chi li paga (con lo opprimere te che gli se' patrone); bisogna però tenere conto delle differenze fra uno stato moderno, con un esercito nazionale, e gli stati italiani del Cinquecento, che si affidavano interamente ai mercenari.

Scrivere un'analisi del testo

  1. Scrivi un commento al capitolo di circa 3000 battute, prendendo in considerazione questi aspetti: perché, secondo Machiavelli, le armi mercenarie e ausiliarie sono inutile e pericolose e perché le milizie cittadine sarebbero migliori; i tipi di esempi usati per sostenere la tesi; quali sono i veri peccati dei principi italiani e se hanno a che fare con i precetti religiosi; le scelte retoriche (accumuli, chiasmi, parallelismi) con cui l'autore cerca di colpire il lettore. Prosegui poi con una riflessione su uno di questi temi: la natura e gli scopi del Principe; il rapporto fra i cittadini e le forze armate al tempo di Machiavelli e oggi.
    Risposta
    Traccia: partire dal principio delle buone leggi e delle buone armi; spiegare che i mercenari combattono solo per la paga e i loro capitani, se valorosi, minacciano chi li assolda; ricordare gli esempi antichi e moderni e il loro valore di prova; mostrare come Machiavelli trasforma il «peccato» di Savonarola in errore politico; analizzare il ritratto dei mercenari; collegare il capitolo all'Ordinanza fiorentina e all'appello del capitolo XXVI, e infine, per l'oggi, all'articolo 52 della Costituzione.
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