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Lo scudo dei quattro mori

Da dove viene la bandiera dei quattro mori?

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Bandiera bianca divisa da una croce rossa, con in ogni riquadro la testa di un uomo dalla pelle scura con una benda bianca sulla fronte
La bandiera dei quattro mori nella versione usata fino al 1999, con la benda sulla fronte e i volti rivolti verso sinistra. Wikimedia Commons, CC0.

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Lo stemma con i quattro mori, oggi simbolo della Regione, nasce nell’araldica della Corona d’Aragona e arriva in Sardegna come segno del Regnum Sardiniae; la benda sugli occhi, che in origine cingeva la fronte, scende sugli occhi solo in epoca sabauda.

Da dove viene la bandiera dei quattro mori?

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Lo scudo dei quattro mori è oggi, come si sa, lo stemma ufficiale della Regione autonoma della Sardegna, che l’ha adottato ufficialmente il 19 giugno del 1950. Lo stemma è composto da una croce rossa in campo bianco e, nei quarti in cui è diviso lo scudo, sono raffigurate quattro teste di mori con gli occhi coperti da una benda bianca. L’insegna rappresenta anche il simbolo del Partito Sardo, che lo adottò dalla sua nascita, nel 1921.

Sulle sue origini esistono da secoli, fra gli storici e gli studiosi di araldica, svariate teorie e interpretazioni. Secondo una tradizione di studi, che risale alla cultura sarda del Seicento, lo stemma avrebbe avuto origine nell’età dei quattro Giudicati, che lo avrebbero adottato per celebrare le loro vittorie sugli Arabi, rappresentati con teste di mori e con la benda sugli occhi in segno di sconfitta. Per altri studiosi, di nazionalità spagnola, lo stemma sarebbe stato creato invece da re di Aragona Pietro I, in occasione della vittoria sugli Arabi ad Alcoraz, nel 1096.

In realtà — almeno a quanto risulta da alcuni studi recenti — lo scudo dei quattro mori comparve per la prima volta in un sigillo di piombo della Cancelleria reale all’epoca del re catalano-aragonese Pietro il Grande, nel 1281, e volle significare la volontà di questo sovrano di unificare, sotto una sola corona, i quattro regni di Aragona, Catalogna, Valenza e Baleari, nati dalla lunga guerra condotta dai principi cattolici contro gli Arabi per la riconquista dei paesi della penisola iberica. La croce era il simbolo della conquista cattolica; i quattro mori, che apparivano però senza la benda bianca, rappresentavano i quattro stati vincitori sui musulmani.

Per quanto riguarda la Sardegna, lo stemma le fu probabilmente assegnato nel corso del Quattrocento, quando il Regnum Sardiniae, unificato sotto la sovranità aragonese, dopo la fine del Giudicato di Arborea e dopo la battaglia di Macomer (1478), fu definitivamente separato dal Regnum Corsicae, che non era stato conquistato militarmente. Da quel momento lo stemma fu usato, in campo internazionale, per indicare il Regnum Sardiniae.

La sua prima apparizione nell’isola, tuttavia, è successiva: infatti lo troviamo, per la prima volta, nel 1590, nel frontespizio della seconda edizione dei Capitols de Cort del Stament militar de Sardenya, un’opera di Francesco Bellit, che conteneva i «capitoli di corte», cioè le deliberazioni regie sulle richieste avanzate dallo Stamento militare. Lo scudo crociato, con le figure dei quattro mori e con le bende disegnate sulla fronte, fu poi raffigurato in altre opere e apparve nel corso del Seicento nelle monete coniate dalla zecca di Cagliari: era ormai considerato il segno distintivo del Regnum e si richiamava all’età dei Giudicati come momento significativo dell’autonomia dei sardi.

La variante della benda calata sugli occhi dei mori comparve invece alla metà del Settecento, in epoca sabauda, a quanto pare per un errore del disegnatore: ma da quel momento lo stemma si affermò secondo questo nuovo disegno e da allora non è più mutato.

«La variante, che si adattava bene alla teoria dell’origine autoctona [cioè dell’origine indigena, sarda], finì poi col prevalere perché nei mori bendati si volevano identificare i quattro Giudicati sardi vittoriosi sugli arabi sconfitti, per questo raffigurati con gli occhi coperti. Ancora oggi questa teoria è ufficialmente seguita e lo stemma dei quattro mori, adottato dalla Regione autonoma della Sardegna con la variante erronea, ha perso del tutto il significato storico delle sue origini.»
(Luisa D’Arienzo)

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