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Il Parlamento del Regno di Sardegna

Che potere avevano i Sardi di fronte al sovrano spagnolo?

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Pagina di un manoscritto medievale con un’iniziale decorata e il testo scritto a mano
La prima pagina delle Ordinacions di Pietro IV d’Aragona sull’organizzazione della corte (1344): fu lui a convocare nel 1355 il primo Parlamento sardo. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Il Parlamento del Regno, diviso nei tre Stamenti militare, ecclesiastico e reale, votava i tributi chiesti dal sovrano, il «donativo», e in cambio presentava le sue richieste, che approvate diventavano legge. I suoi Atti, a partire dal 1355, sono una fonte preziosa per la storia dell’isola.

Che potere avevano i Sardi di fronte al sovrano spagnolo?

Lezione

L’istituzione più importante del Regnum era il Parlamento, un organismo rappresentativo composto di tre Stamenti o Bracci: quello militare, quello ecclesiastico e quello reale.

Lo Stamento militare (o feudale) comprendeva i feudatari e gli altri nobili di minore rango; lo Stamento ecclesiastico era composto dai rappresentanti del clero; lo Stamento reale era formato dai rappresentanti delle città.

Il Parlamento, che veniva convocato periodicamente — di norma ogni dieci anni — costituiva l’istituzione che avrebbe dovuto rappresentare il Regnum nella sua totalità e quindi le diverse componenti sociali dell’isola: di fatto, però, esprimeva in particolare la voce dei ceti privilegiati, tra i quali godevano di maggiore forza il ceto feudale e l’alto clero. Il mondo contadino e il popolo delle città non erano direttamente rappresentati nel Parlamento e pertanto potevano soltanto sperare di vedere difesi anche i loro interessi attraverso la voce dei ceti dirigenti (nobiltà, clero, borghesia cittadina).

Le funzioni del Parlamento, come di quello siciliano o di altre assemblee dell’età moderna, non erano però, si badi bene, di ordine legislativo, come potremmo pensare avendo presente la struttura degli attuali sistemi parlamentari. Esso non aveva, cioè, il potere di emanare leggi, poiché soltanto il sovrano godeva di questo potere: il Parlamento aveva soltanto una funzione di ordine finanziario e veniva convocato essenzialmente per votare il donativo, cioè il tributo in denaro che la Sardegna, al pari degli altri stati dipendenti dalla Spagna, doveva versare periodicamente alla Corona e che veniva addebitato agli abitanti dell’isola.

Ogni villaggio e ogni città dovevano annualmente versare la loro quota, calcolata in base al numero di “fuochi”, cioè di nuclei familiari, che li componevano e che venivano periodicamente verificati attraverso i censimenti.

Malgrado questi limiti, la convocazione del Parlamento rappresentava comunque un momento importante per la vita dell’isola, poiché in occasione delle discussioni parlamentari venivano messi in luce molti problemi che riguardavano, in genere, i ceti privilegiati, ma che talvolta interessavano l’intera collettività isolana. Anche le richieste che i parlamentari avanzavano in quelle occasioni erano spesso di interesse comune, relativamente alla difesa dell’isola, alla diminuzione dei tributi, ai miglioramenti delle strutture economiche, agli interventi in aiuto del mondo rurale o della popolazione cittadina, e così via.

Non è che il sovrano accettasse sempre queste richieste: anzi, il più delle volte non ne teneva affatto conto oppure si limitava a promettere, rimandandone la soddisfazione ad altre occasioni. Ma quando le richieste erano accettate e sanzionate dal sovrano, diventavano capitoli di corte e avevano valore di legge.

La discussione parlamentare rappresentava, quindi, un momento di dialogo e di confronto importante fra le forze sociali e talvolta un modo di affrontare e risolvere insieme importanti problemi interni. Di queste discussioni parlamentari, a partire da quella del 1355, ci restano, manoscritti, i resoconti sintetici, che costituiscono gli Atti parlamentari e sono conservati in numerosi Archivi sardi e spagnoli. Si tratta di documenti di grande importanza per gli storici, poiché forniscono notizie e informazioni molto utili per la ricostruzione del quadro politico, economico, demografico e sociale della Sardegna del tempo. Per questo, appare particolarmente felice la decisione del Consiglio Regionale sardo, presa nel 1984, di affidare la trascrizione di questi Atti a numerosi studiosi perché ne curino la pubblicazione.

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