Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Dal romanzo di costume di Jane Austen al romanzo storico di Walter Scott, modello anche per Manzoni; le passioni di Emily Brontë e la denuncia sociale di Dickens; negli Stati Uniti il fantastico di Hawthorne e di Poe e l'allegoria di Melville.
Che cosa racconta il romanzo inglese dell'Ottocento della società che lo legge?
Lezione
Il secolo del romanzo
Il romanzo moderno nasce nel Settecento in Inghilterra e in Francia, ma è nell'Ottocento che raggiunge il suo apice, diffondendosi in tutta Europa e arrivando anche in Russia e negli Stati Uniti. Il filosofo Hegel lo definisce la «moderna epopea borghese»: come l'epica raccontava il mondo degli eroi antichi, il romanzo racconta quello della borghesia. Nascono così molti sottogeneri: il romanzo storico (Walter Scott, Victor Hugo, Aleksandr Puškin), il romanzo sociale e realistico (Charles Dickens, Stendhal, Honoré de Balzac), il racconto fantastico (Edgar Allan Poe, Nathaniel Hawthorne, E. T. A. Hoffmann), il romanzo di formazione (Goethe, Stendhal, Dickens).
Jane Austen: ironia e buon senso
In Inghilterra il passaggio al Romanticismo è rapido nella poesia, più graduale nel romanzo, che conserva a lungo i valori della razionalità, dell'eleganza e dell'equilibrio. Ne è un esempio Jane Austen (1775-1817). Figlia di un ecclesiastico, trascorse una vita appartata, in famiglia; secondo il ricordo di un nipote scriveva nel salotto di casa, su piccoli fogli che nascondeva quando entrava qualcuno.
Il suo primo romanzo, L'abbazia di Northanger, scritto alla fine degli anni Novanta del Settecento ma pubblicato postumo nel 1818, prende in giro i romanzi gotici e i danni che la letteratura può fare a una lettrice ingenua. Seguono Ragione e sentimento (1811), Orgoglio e pregiudizio (1813), il romanzo che la scrittrice chiamava il suo «figlio prediletto», Mansfield Park (1814), Emma (1815) e, postumo, Persuasione (1818).
Sono storie di matrimoni, di equivoci e di riconoscimenti, ambientate nella piccola nobiltà di campagna; ma dietro la commedia c'è uno sguardo lucido sulla società, sul denaro e sulla condizione delle donne, che dipendevano dal matrimonio per avere una sicurezza economica. In Emma la scrittura raggiunge la massima finezza: la protagonista si inganna continuamente sugli altri e su sé stessa, e il romanzo mostra come le parole possano nascondere la verità e come ogni lettura sia un'interpretazione.
Walter Scott e il romanzo storico
Lo scozzese Walter Scott (1771-1832) rappresenta un Romanticismo moderato, attento alla misura e al buon senso di eredità illuminista. Con Ivanhoe (1819), ambientato nell'Inghilterra del XII secolo al tempo di Riccardo Cuor di Leone e del conflitto fra Sassoni e Normanni, crea il modello del romanzo storico: un'epoca del passato ricostruita nelle sue condizioni sociali, nei contrasti politici e nei costumi, in cui personaggi inventati si muovono accanto a personaggi storici. I suoi eroi sono spesso uomini del «giusto mezzo», moderati ed equilibrati, nei quali il lettore borghese può riconoscersi. Il modello di Scott ebbe un'enorme fortuna in tutta Europa, e Manzoni lo conobbe bene.
Emily Brontë e Charles Dickens
Il romanzo pienamente romantico nasce con due autori molto diversi. Emily Brontë (1818-1848), sorella delle scrittrici Charlotte e Anne, scrisse un solo romanzo, Cime tempestose (1847), una storia di passioni travolgenti e oscure che riprende i temi del romanzo gotico, l'eroe satanico e il soprannaturale, in modo del tutto nuovo. Nella fattoria di Wuthering Heights il trovatello Heathcliff, accolto dalla famiglia Earnshaw, ama Catherine, che però sposa Edgar Linton; la vendetta di Heathcliff coinvolge due generazioni, finché i giovani Hareton e Cathy non riescono a spezzare la catena dell'odio.
Charles Dickens (1812-1870) fa invece del romanzo uno strumento di denuncia sociale. Conobbe da bambino la miseria: il padre fu imprigionato per debiti e lui, a dodici anni, dovette lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Il successo arrivò presto, con Il circolo Pickwick (1836-1837). Nei suoi romanzi tornano l'infanzia sofferente (Oliver Twist, 1837-1838) e la difficile formazione di un giovane (David Copperfield, 1849-1850), le ingiustizie sociali e la città industriale, con i contrasti di classe raccontati in Tempi difficili (1854). Seguono, fra gli altri, La piccola Dorrit (1855-1857), Grandi speranze (1860-1861) e Il nostro comune amico (1864-1865). La sua critica della società capitalistica è stata definita un «anticapitalismo romantico»: più patetica e umanitaria che politica.
Gli Stati Uniti: il fantastico e l'allegoria
Negli Stati Uniti, negli stessi anni, nascono il racconto e il romanzo fantastico. Nathaniel Hawthorne (1804-1864) ambienta il suo capolavoro, La lettera scarlatta (1850), nel New England puritano del Seicento: Hester Prynne, che ha avuto una figlia fuori dal matrimonio, è costretta a portare sul petto una A scarlatta, di «adultera»; accanto a lei si muovono il marito, tornato sotto falso nome per vendicarsi, e il pastore Dimmesdale, padre segreto della bambina, consumato dal senso di colpa.
Il vero fondatore del racconto fantastico e del racconto poliziesco è Edgar Allan Poe (1809-1849). Figlio di attori girovaghi, rimasto presto orfano di madre, fu accolto, senza essere adottato legalmente, dal ricco mercante John Allan; lavorò come giornalista e critico e morì a quarant'anni, segnato dall'alcol e dalla povertà. Scrisse un romanzo, Le avventure di Gordon Pym (1838), poesie (Il corvo e altre poesie, 1845) e saggi di poetica, come La filosofia della composizione. Ma la sua fama è legata ai racconti, raccolti per la prima volta nei Racconti del grottesco e dell'arabesco (1840): racconti del terrore (La caduta della casa Usher, Il gatto nero, Il pozzo e il pendolo), racconti fantastici e metafisici (Una discesa nel Maelström), racconti polizieschi (I delitti della Rue Morgue, La lettera rubata), oltre a Lo scarabeo d'oro. Poe porta nella letteratura l'incubo, lo sprofondamento, la vertigine, l'inconscio; e costruisce la suspense con una precisione quasi scientifica, che si ritrova anche nelle sue descrizioni realistiche della città, come in L'uomo della folla.

Herman Melville (1819-1891) fu mozzo e marinaio di una baleniera, da cui disertò. L'amicizia con Hawthorne lo spinse verso l'allegoria. Moby Dick (1851) è insieme romanzo d'avventura, fantastico e filosofico: il narratore, Ishmael, racconta la caccia del capitano Achab alla balena bianca, emblema del male e del mistero, che si conclude con il naufragio della nave; Ishmael si salva aggrappato alla bara che si era fatto costruire il suo amico Queequeg. Il libro fu un insuccesso, come i romanzi successivi; Melville scrisse anche i Racconti della veranda (1856), fra cui Bartleby lo scrivano e Benito Cereno, e il romanzo breve Billy Budd, rimasto inedito alla sua morte e pubblicato solo nel 1924.
Per orientarsi
Per orientarsi
- Perché Hegel definisce il romanzo la «moderna epopea borghese»?
- Che cosa prende in giro Jane Austen nell'Abbazia di Northanger?
- Quali sono i caratteri del romanzo storico creato da Walter Scott?
- In che cosa il romanzo di Emily Brontë e quello di Dickens sono diversi?
- Quali tipi di racconto ha inventato o rinnovato Edgar Allan Poe?
- Perché Moby Dick si può definire un romanzo allegorico?
Per andare oltre
Approfondimenti
- «Avvenente, intelligente e ricca»: Emma entra in scena
Bella, intelligente, ricca e sicura di sé: le prime pagine del romanzo presentano Emma Woodhouse nel giorno in cui l'amica e istitutrice si sposa e la lascia sola con il padre.
- La premiazione del torneo
Al torneo di Ashby il principe Giovanni deve incoronare il campione: il Cavaliere Diseredato si inginocchia davanti a Lady Rowena, e quando gli tolgono l'elmo tutti riconoscono Ivanhoe.
