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La letteratura romantica: temi e tendenze

Perché nell'Ottocento il romanzo diventa il genere-guida della letteratura?

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Una giovane donna vestita di bianco giace rovesciata sul letto, con la testa e le braccia abbandonate; sul suo petto siede un piccolo demone e da una tenda spunta la testa di una cavalla dagli occhi vuoti
Johann Heinrich Füssli, L’incubo, 1781, olio su tela. Detroit, Institute of Arts. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

La scissione fra l'io e il mondo vissuta come contrasto storico o come dissidio esistenziale; la poesia del simbolo e quella civile; il trionfo del romanzo; i generi e il nuovo pubblico.

Perché nell'Ottocento il romanzo diventa il genere-guida della letteratura?

Lezione

Il senso di una scissione

Il Romanticismo letterario comincia nel 1798, quando escono in Germania il primo numero dell'«Athenäum» e in Inghilterra le Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge.

Alla base delle poetiche romantiche c'è il senso della scissione: la sensazione di essere lontani dal significato, dalla pienezza, dall'armonia. Questa lontananza è sentita come il carattere stesso della modernità, contrapposta all'armonia del mondo classico; è vissuta come una perdita, che non si può colmare con l'imitazione degli antichi e il rispetto delle regole, come pretendeva il Neoclassicismo.

Ma il sentimento della scissione non è solo rimpianto. I romantici rivendicano il valore della poesia moderna, anzi la sua superiorità su quella antica. Gli antichi esprimevano la natura in modo spontaneo, perché erano essi stessi natura; i moderni, figli della civiltà e della cultura, devono cercarla fuori di sé, nel mondo delle idee. Ma proprio questa tensione verso l'infinito è il loro riscatto. Affidandosi al genio e alla propria spontaneità creatrice, il poeta romantico può ritrovare idealmente la natura perduta, attraverso il rimpianto e la forza del sentimento.

È la tesi di Friedrich Schiller nel saggio Sulla poesia ingenua e sentimentale (1795-1796). Il poeta ingenuo, cioè antico, è natura; il poeta sentimentale, cioè moderno, cerca la natura, perché vivendo nella civiltà se ne è separato. Il sentimento della natura dei moderni, scrive Schiller, somiglia a quello del malato per la salute. Friedrich Schlegel riprende la distinzione, opponendo la poesia oggettiva degli antichi alla poesia interessante dei moderni.

Due modi di vivere la scissione

Gli scrittori romantici vivono la scissione fra l'io e il mondo in due modi.

  • Come contrasto storico fra l'ideale e il reale, fra i valori e la società. Ne nascono le poetiche realistiche e razionalistiche, a volte ironiche, che rappresentano i conflitti della storia e della società: è la strada di Stendhal e Balzac in Francia e soprattutto del Romanticismo lombardo e di Manzoni in Italia. Da qui il romanzo storico, il romanzo sociale, la novella in versi.
  • Come dissidio ontologico, cioè eterno, legato alla natura stessa dell'uomo. Ne nascono il soggettivismo e il simbolismo irrazionale della grande lirica tedesca e inglese, dominata dalla tensione verso l'infinito e dal desiderio di cogliere, per intuizione e quasi per magia, l'universale naturale o religioso.

August Wilhelm Schlegel immagina che all'origine sia esistito un linguaggio puro e assoluto, espressione immediata dell'ingenuità dei popoli, e lo identifica con l'antico sanscrito; il linguaggio moderno, invece, è convenzionale e corrotto, diverso da popolo a popolo. La poesia ha il compito di superare questa corruzione e di ritrovare la purezza del linguaggio originario.

Il perturbante e il fantastico

Dalla via esistenziale nascono la grande poesia di John Keats, Friedrich Hölderlin e Giacomo Leopardi, ma anche la narrativa fantastica, che esplora i temi del doppio, del sogno e dell'incubo, il confine inquietante fra il naturale e il soprannaturale: è il caso di Frankenstein (1818) di Mary Shelley e dei racconti dell'americano Edgar Allan Poe.

I grandi temi

Le due tendenze affrontano in modo diverso anche i grandi temi dell'epoca.

  • Il primitivo e il Medioevo. La contrapposizione fra natura e società porta al gusto del primitivo. Il primitivo può essere identificato con il popolo e con le origini della nazione, e allora porta alla ricerca storica sul Medioevo, come in Walter Scott o nei romantici italiani (Giovanni Berchet, Tommaso Grossi, Massimo d'Azeglio, il Manzoni dell'Adelchi); oppure può portare a inventare un Medioevo fuori dalla storia, esotico e fantastico, fatto di leggende e di miti.
  • L'ideale e il reale. Il conflitto può essere superato calando l'ideale nel reale, come cerca di fare fra Cristoforo nei Promessi sposi, e identificandosi con la storia di un popolo e con le sue battaglie politiche, come nel Romanticismo lombardo o in Victor Hugo; oppure per via mistica, magica, irrazionale, cercando l'unione con il tutto naturale o con l'assoluto religioso, come Novalis e altri romantici tedeschi e inglesi.
  • L'amore. L'amore è uno degli strumenti principali per superare la scissione: nella conquista della persona amata si gioca il senso stesso della vita, e la donna diventa il simbolo, spesso irraggiungibile, di una vita piena. L'amore romantico esce dalla letteratura e diventa costume, anche grazie all'opera in musica. Il contrasto fra ideale e reale assume qui la forma del conflitto fra la passione, anarchica e irregolare, e le leggi sociali, fondate sull'utile e sull'ipocrisia. Lo mostra il successo europeo della Dama delle camelie (1848) di Alexandre Dumas figlio e della Traviata (1853) che Giuseppe Verdi ne trasse.
  • Gli eroi problematici e la città. I protagonisti dei romanzi di Stendhal, di Balzac, di Manzoni sono eroi problematici, che portano in un mondo alienato un bisogno di valori e di rinnovamento morale, o almeno la coscienza della sua immoralità. Con Balzac, Charles Dickens e Nikolaj Gogol' nasce intanto il tema della città industriale.

La poesia romantica

In Germania il fondamento della poesia romantica è il simbolo. Già alla fine del Settecento Goethe aveva distinto il simbolo dall'allegoria. Il simbolo coglie l'universale nel particolare, in un istante, per intuizione: in una cosa o in un dettaglio della natura vede immediatamente la luce di un significato superiore. L'allegoria invece parte dal particolare per cercare l'universale, attraverso un ragionamento, e si può sempre tradurre in un concetto. I romantici tedeschi fanno del simbolo il cuore della loro poetica.

Per Novalis (pseudonimo di Friedrich von Hardenberg, 1772-1801) la poesia deve cogliere il legame profondo che unisce in un tutto la natura e l'interiorità del poeta. L'uomo è parte di un insieme vivente di forze spirituali e magiche, e la poesia è lo strumento che rivela questa unità originaria, per intuizione, attraverso una rete di analogie. È una rivelazione dell'infinito, sempre approssimativa, concessa ai poeti come un dono sacro: per questo il poeta ha una funzione profetica, quasi sacerdotale.

In Inghilterra Wordsworth e Coleridge cantano l'unità misteriosa della vita, con un gusto per la magia e l'analogia vicino al simbolismo di Novalis. Una seconda generazione di poeti, che emerge dopo il 1810, quella di George Byron, Percy Bysshe Shelley e John Keats, canta la fuga e la ribellione, la perdita della serenità classica, il culto della bellezza e il dolore per la sua assenza nel mondo contemporaneo, il rifiuto della società borghese. Il byronismo diventa una moda europea, un modo di vivere da eroe ribelle, senza compromessi.

In Italia e in Francia prevalgono invece le tendenze storico-realistiche, che recuperano elementi razionalistici e illuministi e preferiscono l'allegoria al simbolo. Anche la figura del poeta-vate ha qui una dimensione civile, non religiosa o mistica: si pensi a Foscolo, al primo Leopardi, alle odi di Manzoni. In Francia l'esempio è Victor Hugo, che con la prefazione al dramma Cromwell (1827) apre la stagione del Romanticismo francese e si propone come profeta e vate della nazione, spesso in polemica con il potere, come mostrano i suoi rapporti tempestosi con Napoleone III.

Il trionfo del romanzo

Il romanzo nasce nel Settecento, ma è l'Ottocento il secolo del romanzo. Escono in quest'epoca veri classici della narrazione, che raccontano il mondo sociale e scavano nell'interiorità dei personaggi. Il romanzo si diffonde in tutta Europa, compresa la Russia, e negli Stati Uniti, che entrano per la prima volta nella storia della letteratura occidentale. Trionfo della borghesia e trionfo del romanzo vanno insieme: il romanzo presuppone un pubblico ampio, a cui si rivolge con un linguaggio medio, fuori dai modelli della tradizione, che erano pensati per un'élite.

Il romanzo è il genere-guida dell'Ottocento. Ecco i suoi caratteri:

  1. è un genere «antiletterario», senza un modello da imitare;
  2. nasce dalla mescolanza degli stili ed è quindi sperimentale;
  3. presuppone un «patto narrativo»: il lettore comune si identifica emotivamente nella vicenda e accetta di credere a ciò che legge. Il poeta Coleridge parla di una «sospensione volontaria dell'incredulità»;
  4. è il genere della totalità della vita: può rappresentare qualunque aspetto dell'esistenza, e chiunque, anche la persona più comune, può esserne protagonista;
  5. vive solo se c'è un pubblico vasto e borghese, e un autore capace di conquistare il mercato.

Fra l'inizio del secolo e il 1840 nascono diversi sottogeneri:

  • il romanzo storico, ambientato in un'epoca del passato di cui mette in luce i tratti culturali e sociali: Walter Scott, Alessandro Manzoni, Victor Hugo, Aleksandr Puškin;
  • il romanzo sociale e realistico, che rappresenta in modo verosimile la società, per descriverne o denunciarne i problemi: Charles Dickens, Honoré de Balzac, Stendhal;
  • il romanzo-confessione: Benjamin Constant e Alfred de Musset;
  • il romanzo di formazione, che racconta le prove di un giovane che diventa adulto: Goethe, Stendhal, Puškin, Dickens, Charlotte Brontë, Jane Austen;
  • il romanzo giallo, costruito intorno a un crimine e alla sua soluzione: I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe;
  • il racconto e il romanzo fantastico, che infrangono le leggi della realtà: Mary Shelley, Poe e Nathaniel Hawthorne, E. T. A. Hoffmann, Théophile Gautier.

I generi e il pubblico

Con il Romanticismo il genere letterario smette di essere una norma. Il carattere epico o lirico di un'opera dipende dallo spirito che la anima, non dalla forma; i generi sono studiati nella loro evoluzione storica e diventano forme sperimentali, da reinventare ogni volta. I nuovi modelli sono Dante e Shakespeare, le cui opere non obbediscono a regole fisse.

I due generi principali sono il romanzo e la lirica, perché in essi si esprimono le due tendenze dell'immaginario romantico: quella storico-realistica soprattutto nel romanzo, quella esistenziale soprattutto nella lirica. Da allora, quando si dice «poesia», si pensa alla lirica, non all'epica o alla satira; e quando si dice «romanzo» si pensa al romanzo storico o di costume. Per Hegel il romanzo è la forma moderna e borghese dell'epica.

Anche la forma della lirica cambia: il componimento diventa breve, abbandona le forme chiuse e si trasforma in canto. Leopardi intitola Canti le sue poesie, sceglie la forma breve e libera, usa l'endecasillabo sciolto già sperimentato da Monti e da Foscolo o alterna liberamente endecasillabi e settenari nella canzone. Il futuro della lirica italiana dipende da questa libertà più che dalle strofe chiuse delle odi e degli Inni sacri di Manzoni.

Il romanzo indebolisce gli altri generi e li «romanzizza». Il poema epico scompare; la tragedia classica, ancora praticata da Foscolo e dal giovane Leopardi, cede il posto al dramma storico, che rifiuta le regole e le unità di tempo e di luogo e guarda a Shakespeare, rilanciato da August Wilhelm Schlegel nelle Lezioni sull'arte e la letteratura drammatica (1808); anche il dramma storico, però, si estingue quasi del tutto dopo il 1848. Nella poesia compaiono la ballata (o romanza), di carattere epico-narrativo, e la novella in versi. La contaminazione fra generi diversi è uno dei tratti del periodo.

Cambia anche il canone. Al posto di Virgilio per l'epica, di Orazio per la satira, di Petrarca per la lirica, di Racine per la tragedia, i romantici scelgono Shakespeare, Omero e Dante, sentiti, anche grazie alla lezione di Giambattista Vico, come poeti primitivi, pieni di passione e di generosa barbarie, voci di interi popoli alle loro origini.

Il nuovo rapporto con i lettori porta all'allargamento del pubblico. I romantici italiani, legati al movimento nazionale, cercano nuovi lettori con forme d'arte realistiche e popolari; e nasce in Italia, per la prima volta, un pubblico di massa: dei Promessi sposi si vendono quasi sessantamila copie fra il 1827 e il 1840. Anche la critica letteraria cambia: non si rivolge più a pochi eruditi ma, dai giornali, educa il gusto del pubblico, anche in senso politico; e al metodo retorico, attento solo alla lingua e allo stile, sostituisce un metodo storicistico, che studia gli autori in rapporto con la società. I generi di maggior successo sono il romanzo storico, la memorialistica (basti pensare a Le mie prigioni di Silvio Pellico), la novella in versi, il pamphlet politico e soprattutto il melodramma, l'arte più popolare del secolo.

Per orientarsi

Per orientarsi

  1. Quali differenze individua Schiller fra poesia ingenua e poesia sentimentale?
  2. Per gli scrittori romantici il rapporto fra individuo e società è un contrasto. In che cosa consiste? Quali sono i due modi fondamentali in cui si esprime nelle loro opere?
  3. In che modo l'amore diventa un tema centrale della poetica romantica?
  4. Che differenza c'è, secondo Goethe, fra simbolo e allegoria?
  5. In Italia e in Francia il poeta ha una funzione di guida: politica, etico-civile, religiosa o mistico-profetica? Motiva la risposta.
  6. Che cosa significa «patto narrativo»?
  7. Perché con il Romanticismo il genere letterario smette di essere una norma?

Per andare oltre

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