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Il secondo inno alla notte: analisi del testo

Perché per Novalis la notte vale più del giorno?

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Ritratto di un giovane dai capelli castani lunghi fino al collo, con la camicia bianca aperta e una giacca scura
Franz Gareis, Ritratto di Novalis, 1799 circa, olio su tela. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

Il rovesciamento romantico della luce e del buio: la notte, il sonno, l'ebbrezza e l'amore come vie verso l'eterno.

Perché per Novalis la notte vale più del giorno?

Dentro il testo

Il rovesciamento della luce

Da secoli la luce è il simbolo della verità e della ragione; per gli illuministi era addirittura il nome della loro epoca, l'età dei «lumi». Novalis rovescia questo simbolo. Il giorno è il tempo del lavoro, dell'«affaccendarsi infelice», del potere di ciò che è terreno: un tempo misurato, assegnato, finito. La notte invece è «senza tempo e senza spazio», eterna: è il regno dell'infinito.

L'inno si apre infatti con domande quasi impazienti, che suonano come un lamento: deve proprio tornare il mattino? Il ritorno del giorno è sentito come una violenza, l'interruzione di un'esperienza più alta.

Il sacro sonno

Al centro del testo c'è l'invocazione al sonno, che il poeta chiama «sacro». Il sonno vero non è il riposo quotidiano: quello è solo un'ombra, un riflesso pietoso della «vera notte». Il sonno di cui parla Novalis è l'immagine della morte, che per il poeta, dopo la scomparsa di Sophie, non è più un nemico ma la soglia dell'eterno e del ricongiungimento con chi si è amato.

Le vie verso l'infinito

Chi è «consacrato alla notte» conosce diverse vie per avvicinarsi al mistero. C'è l'ebbrezza: il vino, l'olio di mandorle, l'oppio, che spengono la ragione e aprono le porte dell'inconscio. C'è l'amore, anche fisico: il sonno aleggia intorno al seno della fanciulla e fa del suo grembo un cielo. E ci sono le antiche storie, i miti e le leggende, da cui il sonno viene incontro all'uomo portando la chiave delle dimore dei beati. Tutto ciò che sfugge al controllo della ragione diventa una possibile rivelazione.

Un linguaggio simbolico

È la poetica del simbolo di cui parlavano Goethe e i romantici tedeschi: la notte, il sonno, il papavero non stanno per un concetto preciso, traducibile in parole chiare, come avverrebbe in un'allegoria. Sono immagini che lasciano intravedere un significato superiore, inesprimibile, e lo comunicano per intuizione. La prosa ritmica, fatta di domande, invocazioni, ripetizioni e lunghe frasi cadenzate, ha il tono di una preghiera: è un inno, appunto, rivolto a una divinità.

Verso le competenze

Esercizi

Comprendere

  1. Che cosa rappresentano il giorno e la notte in questo inno?
  2. Chi sono gli «stolti» di cui parla il poeta? Che cosa non capiscono?
  3. Quali vie per avvicinarsi all'infinito sono indicate nel testo?

Analizzare

  1. Individua le domande e le invocazioni del testo. Che effetto producono?
  2. Perché si può dire che la notte e il sonno sono simboli, e non allegorie?

Dal testo all'epoca

  1. In che senso questo inno rovescia i valori dell'Illuminismo?
  2. Il tema della notte torna in molti poeti, da Foscolo (Alla sera) a Leopardi (Canto notturno di un pastore errante dell'Asia). Scegli uno di questi testi e confrontalo con l'inno di Novalis.
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