Fëdor Moller, Ritratto di Nikolaj Gogol', primi anni Quaranta dell'Ottocento, olio su tela. Mosca, Galleria Tret'jakov. Wikimedia Commons, pubblico dominio.
Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
La vicenda del Naso in tre parti, la «grammatica dell'assurdo» con cui Gogol' rende credibile l'impossibile, e il ritratto di un mondo in cui conta solo il grado.
Perché una storia impossibile può dire la verità su una società?
Dentro il testo
La vicenda
Il racconto è diviso in tre parti, segnate da numeri romani, e il brano corrisponde all'inizio della seconda.
Nella prima parte, una sorta di prologo, il barbiere Ivan Jakovlevič si sveglia il 25 marzo e, mentre taglia il pane a colazione, ci trova dentro un naso dall'aspetto familiare: è quello di un suo cliente, l'assessore di collegio Kovalëv. Dopo una terribile sfuriata della moglie, il barbiere cerca di capire come un naso sia finito in una pagnotta, senza riuscirci; poi esce di corsa per sbarazzarsi dell'oggetto imbarazzante. Dopo vari tentativi maldestri, riesce a gettarlo nella Neva da un ponte; ma un poliziotto di quartiere lo ha visto e gli chiede severo che cosa stesse facendo. La prima parte si chiude così: «Ivan Jakovlevič impallidì… Ma qui l'avvenimento si copre completamente di nebbia, e di quello che accadde dopo non si sa assolutamente nulla».
La seconda parte è dedicata alla ricerca affannosa del naso da parte di Kovalëv. Fra i molti tentativi, il maggiore si rivolge anche a un giornale per pubblicare un annuncio; l'impiegato, sbalordito, rifiuta, perché il giornale potrebbe perdere la sua reputazione: se tutti cominciassero a scrivere che gli è scappato il naso… E Kovalëv, imperturbabile: «Ma che cosa c'è di assurdo? A me non sembra che ci sia niente di strano». Alla fine il naso viene ritrovato e riportato a casa da un solerte funzionario di polizia; Kovalëv è felicissimo, ma ripiomba nella disperazione quando scopre che il naso non vuole saperne di riattaccarsi alla faccia. Anche questa parte si chiude con parole quasi uguali a quelle che chiudono la prima.
La terza parte, la più breve, si apre così: «Al mondo succedono assurdità di ogni genere. A volte manca qualsiasi verosimiglianza». Il 7 aprile il naso torna da solo al suo posto, e Kovalëv può festeggiarne il ritorno. Dopo qualche considerazione sull'inverosimiglianza di tutta la storia, il narratore conclude: «Ma la cosa più strana, la più incomprensibile di tutte, è che gli autori possano scegliere argomenti come questi».
La grammatica dell'assurdo
Il fascino del racconto sta nel rigore minuzioso con cui l'assurdo, il grottesco e l'inverosimile sono calati nella vita quotidiana. Gogol' non spiega mai come un naso possa camminare, vestirsi e andare in carrozza: lo racconta come un fatto normale, con la precisione di un cronista. Si potrebbe parlare di una «grammatica dell'assurdo»: l'impossibile segue regole coerenti, e proprio per questo diventa credibile. Ne sono esempi la descrizione accurata dell'abito del naso, con l'uniforme ricamata d'oro e il «cappello piumato» da cui si capisce il suo grado; la sua devozione in chiesa, dove prega «con un'espressione della più profonda devozione»; la sua supponenza quando Kovalëv lo affronta: «Vi sbagliate, egregio signore. Io sono per conto mio».
Ogni naso al suo padrone
Il naso ribelle, che più avanti verrà acciuffato mentre sta per fuggire in diligenza verso Riga con un passaporto intestato a un funzionario, somiglia molto al suo padrone, forse è solo più sfacciato. Kovalëv è un arrampicatore sociale venuto a Pietroburgo per fare carriera: si fa chiamare «maggiore» perché suona più nobile di «assessore di collegio», cerca un posto da vicegovernatore e non è contrario a sposarsi, «ma solo nel caso che la fidanzata portasse duecentomila rubli di capitale». Il suo naso, invece, ha già il grado di consigliere di stato, tre gradini più in alto nella Tabella dei ranghi: ecco perché Kovalëv non sa come rivolgergli la parola, e il naso lo tratta con sufficienza, giudicandolo dai bottoni dell'uniforme. Se ognuno ha il naso che si merita, può capitare che fra certe persone e certi nasi si arrivi a un divorzio temporaneo.
Lo scherzo nasconde così una satira precisa della società russa, in cui un uomo vale quanto il suo grado e la sua divisa, e la burocrazia ha preso il posto delle persone. Già Puškin aveva capito che Il naso era molto più di uno scherzo. Nel 1836, presentando il racconto ai lettori della sua rivista, «Sovremennik» (Il Contemporaneo), scrisse in una nota: «N. V. Gogol' per molto tempo non ha acconsentito a pubblicare questo scherzo; ma noi vi abbiamo trovato tante cose inattese, fantastiche, allegre, originali, che lo abbiamo convinto a permetterci di condividere con il pubblico il piacere che ci aveva dato il suo manoscritto».
Verso le competenze
Esercizi
Comprendere e analizzare
Dopo aver scoperto la scomparsa del naso, la prima reazione di Kovalëv è di correre «dritto dal capo della polizia». Ti sembra una decisione normale? Come la spieghi?
Più avanti nel racconto si legge: «Mordendosi le labbra, uscì dalla pasticceria e decise, contro le sue abitudini, di non guardare nessuno e di non sorridere a nessuno». Quale aspetto del carattere di Kovalëv rivela questo particolare? Ti sembra coerente con quello che sai del personaggio?
Il dialogo fra Kovalëv e il suo naso è un capolavoro di comicità surreale. Analizzalo nei dettagli: sostituisci i puntini di sospensione di Kovalëv con battute complete e descrivi, momento per momento, i due «personaggi».
Interpretare e commentare
Nella prima redazione del racconto la strana disavventura di Kovalëv aveva una spiegazione plausibile: era stato tutto un sogno del maggiore. Secondo te, togliere questa spiegazione «normalizzante» ha giovato o nuociuto al racconto? Argomenta la tua tesi in una pagina.
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