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Lezione

Eugenia comincia a giudicare il padre: analisi del testo

Che cosa succede ai sentimenti quando tutto si misura in denaro?

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Fotografia antica di un uomo corpulento con i capelli lunghi e scompigliati e i baffi, la camicia aperta, la mano destra appoggiata sul petto
Louis-Auguste Bisson, Ritratto di Honoré de Balzac, 1842, dagherrotipo. Parigi, Maison de Balzac. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

Il dolore di Charles misurato in candele e abiti da lutto: l'avarizia di Grandet, il risveglio della coscienza di Eugénie e il giudizio di Balzac su una società che ha fatto del denaro la sua religione.

Che cosa succede ai sentimenti quando tutto si misura in denaro?

Dentro il testo

Due mondi nella stessa casa

Il brano mette in scena lo scontro fra due mondi che convivono sotto lo stesso tetto: quello dell'interesse, rappresentato dal vecchio Grandet, e quello degli affetti, rappresentato dalle donne della casa e dal dolore di Charles.

Per Grandet tutto si misura in denaro. Il nipote che piange il padre «s'occupa più dei morti che del danaro»; la colazione preparata per lui è uno spreco di zucchero; il lutto è un'invenzione per «buttar via del denaro», perché «il lutto s'ha nel cuore e non negli abiti»; le candele di cera accese nella camera del ragazzo fanno sospettare un tesoro nascosto. Perfino quando consola il nipote, Grandet parla da commerciante: offre il vino perché a Saumur «non costa nulla», e si vanta di occuparsi «delle cose vostre», mentre in realtà sta già calcolando come guadagnare sul fallimento del fratello. Quando Nanon scherza sul silenzio della sera, risponde che «non occorre usar nulla»: anche le parole, per lui, sono un bene da non consumare. E nella sua fantasia non c'è posto per il lutto: gli sorride la prospettiva di «otto milioni in tre anni».

Balzac costruisce il personaggio con pochi tratti precisi e un po' grotteschi: la calma abituale, il «Ta, ta, ta, ta» canticchiato per chiudere ogni discussione, il gesto con cui si pianta in mezzo alla sala. L'avaro è un tipo antico, da Plauto a Molière; ma Grandet non è solo un carattere comico: è il ritratto di un uomo nuovo, il proprietario borghese arricchito, per il quale l'accumulo è diventato la ragione stessa della vita.

Eugénie comincia a giudicare

Il centro del brano è una frase breve: «da quel punto essa cominciò a giudicarlo». Fino a quel giorno Eugénie aveva obbedito al padre senza mettere in discussione la sua autorità; ora, davanti alla sua indifferenza per il dolore del nipote, scopre una distanza morale. I suoi «propositi generosi», rimasti addormentati, si risvegliano d'un tratto, e ogni parola del padre li ferisce. Grandet lo intuisce subito e reagisce con ironia: «Forse perché sei maggiore di età, ti permetti di contrariarmi?».

Alla durezza del padre si oppone la solidarietà fra madre e figlia. La signora Grandet, timida e devota, si prende la colpa della colazione, prega mentre il marito bestemmia, e alla fine si offre di affrontarlo al posto della figlia: «non mi mangerà, alla fine!». La scena delle due donne che corrono a letto «come topi spaventati che rientrano nei loro buchi» mostra con un'immagine quasi comica il potere che il padre esercita in casa. L'ultima battuta di Eugénie rivela invece il sentimento che sta nascendo in lei: non nomina il cugino, ma il pronome in corsivo, «egli piange sempre», basta a dire che pensa solo a lui.

Il mondo degli affetti, nel romanzo, è affidato alle donne. Escluse dagli affari e dal denaro, chiuse nella casa, la moglie e la figlia di Grandet sono insieme le vittime della sua avarizia e le custodi dei valori che lui ha dimenticato: la pietà per i morti, la compassione, la generosità.

Il denaro come religione

Verso la fine del brano il narratore interrompe il racconto e prende la parola in prima persona. È un procedimento tipico di Balzac: il narratore onnisciente non si limita a raccontare, ma commenta e giudica. Il punto di partenza è la bestemmia di Grandet: «Gli avari non credono nella vita futura». Da qui il discorso si allarga a tutta la società moderna, in cui «il denaro domina leggi, politica e costumi». La speranza nella vita eterna, su cui da diciotto secoli si reggeva la società, è stata trasferita nel presente: oggi si accettano sacrifici e sofferenze per conquistare il lusso, come un tempo si sopportava il martirio per conquistare il paradiso.

Il giudizio nasce dal punto di vista di Balzac, cattolico e legittimista: la febbre del denaro è condannata perché ha preso il posto della religione e ha corrotto la società. Anche le leggi chiedono all'uomo «Cosa paghi?» invece di «Cosa pensi?»: nella Francia di Luigi Filippo, infatti, potevano votare solo i cittadini che pagavano una certa somma di tasse. La domanda finale rivela il timore di un conservatore: che questa «dottrina» passi dalla borghesia al popolo.

Il conflitto fra l'avidità e i sentimenti, fra la «roba» e gli affetti, tornerà in molti romanzi naturalisti e veristi, fino al Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga.

Verso le competenze

Esercizi

Comprendere

  1. Perché Grandet rimprovera la moglie e la figlia?
  2. Quali preoccupazioni occupano la mente di Grandet durante la serata?
  3. Che cosa promette Eugénie alla madre alla fine del brano? Che cosa le risponde la madre?

Analizzare

  1. Individua nel testo tutte le espressioni in cui Grandet trasforma in questione di denaro un fatto che riguarda i sentimenti.
  2. Con quali immagini il narratore rappresenta la paura che la moglie e la figlia hanno di Grandet?

Interpretare

  1. Perché, secondo te, Balzac affida alle donne il mondo degli affetti?
  2. Rifletti sull'intervento del narratore che comincia con le parole «Gli avari non credono nella vita futura»: da quale punto di vista Balzac giudica la febbre del denaro? Ti sembra un giudizio ancora attuale?
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