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Il Romanticismo italiano e la battaglia fra classici e romantici

Perché il Romanticismo italiano cerca di conciliare invece di rompere con il passato?

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Ritratto di un uomo maturo con i capelli grigi, vestito di nero, seduto con le mani appoggiate su una tabacchiera
Francesco Hayez, Ritratto di Alessandro Manzoni, 1841, olio su tela. Milano, Pinacoteca di Brera. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

Un Romanticismo che concilia invece di rompere: il vero, la storia, l'impegno civile; la polemica aperta da Madame de Staël nel 1816 e le ragioni dei classici e dei romantici.

Perché il Romanticismo italiano cerca di conciliare invece di rompere con il passato?

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Il Romanticismo del vero

In Italia Romanticismo e poetica del vero finiscono per coincidere. L'intreccio fra Romanticismo e Risorgimento dà alla nostra letteratura romantica una prospettiva civile, costruttiva, patriottica. Per questo il Romanticismo italiano non rompe con il passato, come avviene in Germania, ma recupera molti aspetti della tradizione illuminista e cerca di «conciliarli» con la nuova poetica: non a caso la sua rivista si chiamerà «Il Conciliatore».

La città-guida è Milano, che era stata anche la capitale dell'Illuminismo italiano, con Giuseppe Parini e la rivista «Il Caffè». Parini, Foscolo, Pietro Verri e Cesare Beccaria restano maestri riconosciuti. I giovani romantici portano temi nuovi, estranei alla cultura illuminista e comuni al Romanticismo europeo: il gusto per il Medioevo, il ritorno alla religione cristiana, la polemica contro il classicismo, l'interesse per il popolo e per la storia. Ma dall'Illuminismo conservano l'atteggiamento razionale, pragmatico e morale, che li porta a respingere l'irrazionalismo, il misticismo e le poetiche simboliste affermate in Germania.

Il ritardo del romanzo

In Italia il peso dei modelli tradizionali è forte, e resiste la distinzione degli stili; l'alfabetizzazione è scarsa, la borghesia ristretta e fragile, l'editoria e il mercato librario limitati, mentre in Inghilterra un romanziere di successo poteva vivere del proprio lavoro già a metà Settecento. Per questo il romanzo si afferma in Italia in ritardo, e acquista una dignità letteraria soltanto con I promessi sposi.

Mentre in Europa si sperimentano molti sottogeneri, in Italia esiste per anni soltanto il romanzo storico. Per qualche esempio di romanzo-confessione e di romanzo sociale bisognerà aspettare gli anni Quaranta e Cinquanta, per il romanzo fantastico un altro decennio. Quanto al romanzo di formazione, nell'intera storia della letteratura italiana dell'Ottocento ce n'è un solo vero esempio, Le confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo, scritto alla fine degli anni Cinquanta.

Manzoni e il romanzo storico

I promessi sposi sono il primo vero romanzo nazionale. Manzoni fonda la sua idea dell'arte sul vero poetico, cioè sulla capacità di indagare le emozioni e i sentimenti umani che stanno dietro i fatti storici. Rifiuta la letteratura come semplice «invenzione dei fatti»: il romanzo deve ispirarsi al vero, basarsi su fatti realmente accaduti e, semmai, inventarne di verosimili.

Dal modello del romanzo storico creato in Inghilterra da Walter Scott, Manzoni prende molto, ma introduce una novità decisiva: la grande storia è raccontata «dal basso», attraverso la piccola storia degli umili, scelti come protagonisti. Nel romanzo entrano tutti i temi del Romanticismo, la storia nazionale, il sentimento popolare, la religione cristiana, ma senza mitologie irrazionali e in accordo con la concretezza e il razionalismo della tradizione illuminista.

Leopardi e il Romanticismo

In un panorama dominato dagli scrittori lombardi che esordiscono fra il 1816 e il 1830, ha un posto a sé Giacomo Leopardi, che viene dalla periferica Recanati. Il suo gusto e la sua cultura si ispirano al classicismo e al materialismo illuminista; e infatti Leopardi si schiera contro il Romanticismo della scuola lombarda e contro l'idealismo e lo spiritualismo religioso del movimento romantico.

Eppure Leopardi partecipa dell'immaginario romantico: insiste sulla scissione fra l'uomo e il mondo, fra l'uomo e la natura, sul tema dell'angoscia e dell'infinito, sulle ragioni eterne del dolore umano. Ma rifiuta il simbolismo, l'irrazionalismo, la fuga dalla realtà sociale. Anche lui, come Manzoni ma in forme molto diverse, realizza una mediazione personale fra Settecento e Ottocento, fra Illuminismo e Romanticismo.

Un Romanticismo della conciliazione

La peculiarità del Romanticismo italiano sta proprio in questa capacità di conciliazione. Questo non significa, come qualcuno ha sostenuto, che «il Romanticismo italiano non esiste»: significa che vive la scissione romantica fra l'ideale e il reale con caratteri propri, che derivano dal ritardo economico, sociale e politico del paese e soprattutto dal legame degli scrittori con l'impegno civile e morale del Risorgimento.

La battaglia fra classici e romantici

La discussione sul Romanticismo si accende in Italia nel gennaio 1816, quando la «Biblioteca Italiana» pubblica un articolo di Madame de Staël, Sulla maniera e la utilità delle traduzioni. La scrittrice aveva da poco fatto conoscere ai paesi latini le nuove teorie tedesche con De l'Allemagne. Nell'articolo critica il gusto italiano per l'erudizione e per la mitologia, la scarsa conoscenza degli autori stranieri, Shakespeare in particolare, l'isolamento della nostra letteratura dal dibattito europeo; e invita gli italiani a rinnovarsi, traducendo le opere moderne inglesi e tedesche.

Rispondono polemicamente i classicisti, prima Pietro Giordani, poi il giovane Leopardi; difendono la Staël Ludovico di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet, Ermes Visconti. Anzi, i primi manifesti romantici nascono proprio in questa occasione, nel 1816: il saggio di di Breme Intorno all'ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani, lo scritto di Borsieri Avventure letterarie di un giorno o consigli di un galantuomo a vari scrittori e quello di Berchet Sul «Cacciatore feroce» e sulla «Eleonora» di Goffredo Augusto Bürger. Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo.

Le ragioni dei classici

La posizione più lucida è quella di Giordani: a chi chiede novità risponde che nel campo del bello il progresso non esiste. Una volta raggiunta la perfezione non resta che riprodurla; e poiché i classici l'hanno già raggiunta, basta imitare i procedimenti che l'hanno resa possibile. Giordani difende inoltre la grande tradizione letteraria italiana, erede di quella latina: nel suo classicismo c'è dunque anche un elemento patriottico.

Più complessa è la posizione di Leopardi, che interviene due volte: nel 1816, con una lettera di risposta alla Staël che non fu pubblicata, e nel 1818 con il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, scritto in risposta a un saggio di di Breme sul Giaurro di Byron. Il discorso si regge sull'opposizione fra antichità e modernità, natura e ragione, illusioni e vero. Il mondo moderno, fondato sulla ragione e sul vero, è nemico delle illusioni e della natura, ma solo dalle illusioni e dalla natura può nascere la poesia. Il compito del poeta è dunque imitare la natura, «la quale non si cambia né incivilisce». I romantici, con i loro temi moderni, sono in realtà nemici della natura e quindi della poesia. Anche in Leopardi, come in Giordani, la difesa della tradizione italiana è una ragione patriottica: un patrimonio da salvaguardare perché costituisce l'identità della nazione.

Bisogna quindi fare attenzione: la distinzione fra classici e romantici non coincide con quella fra reazionari e patrioti. Esiste un classicismo di origine illuminista che si batté per l'unità d'Italia, spesso con posizioni democratiche: basti pensare a Carlo Cattaneo e al suo «Politecnico», e più tardi al giovane Giosue Carducci.

Le ragioni dei romantici

I romantici difendono le loro idee prima sulla «Biblioteca Italiana», dove escono nel 1816 i tre manifesti, poi, quando la rivista mostra il suo orientamento conservatore e filoaustriaco, sul «Conciliatore», che fondano nel 1818 con Silvio Pellico ed Ermes Visconti.

I romantici rifiutano l'appello al passato: la tradizione italiana è grande, ma la letteratura del presente appare pigra, attardata, chiusa negli studi eruditi e negli schemi provinciali, come insistono di Breme e Borsieri. Serve un rinnovamento, sull'esempio dei tedeschi.

Le indicazioni più organiche vengono dalla Lettera semiseria di Grisostomo di Berchet. Il pubblico, scrive Berchet, è diviso in tre fasce: gli «Ottentoti», la plebe analfabeta, indifferente alla cultura; i «Parigini», troppo intellettuali e raffinati, dediti a studi sofisticati, privi di fantasia e di passione; e il «Popolo», cioè la classe intermedia, la borghesia. I romantici si rivolgono a quest'ultima: la loro è un'arte popolare, che si ispira direttamente alla natura e all'animo umano e rappresenta il modo attuale di vivere, non quello degli antichi filtrato dai libri. La poesia classica, conclude Berchet, è «la poesia dei morti», quella romantica «la poesia dei vivi».

Anche il rifiuto delle regole e, nel dramma, delle unità di tempo e di luogo rientra in un programma realistico: per rispettare l'unità dell'azione la vicenda può, e talora deve, durare mesi o anni e svolgersi in luoghi diversi, mentre sarebbe artificioso ridurla a ventiquattr'ore e a un solo luogo. È l'argomento che Manzoni riprende nella prefazione al Conte di Carmagnola (1820) e nella Lettre à M. Chauvet sulle unità di tempo e di luogo nella tragedia. Manzoni si schiera poi con i romantici nella lettera al marchese Cesare d'Azeglio Sul Romanticismo (1823), pubblicata solo molti anni dopo, che riassume in una formula la poetica del Romanticismo lombardo: la letteratura deve avere «l'utile per iscopo, il vero per soggetto, e l'interessante per mezzo».

Un altro tema del dibattito è la lingua: i romantici vogliono una lingua comune, adatta al vasto pubblico borghese, e accettano anche il dialetto; i classicisti, contrari al dialetto, preferiscono una lingua letteraria fedele alla tradizione.

Per orientarsi

Per orientarsi

  1. Perché si dice che il Romanticismo italiano è un Romanticismo della conciliazione?
  2. Quali novità introduce Manzoni rispetto al romanzo storico di Walter Scott?
  3. In che cosa Leopardi partecipa dell'immaginario romantico, e in che cosa se ne distacca?
  4. Da quale articolo prese avvio in Italia la discussione fra classici e romantici? Quali sono i temi del dissenso?
  5. Quali sono le tre fasce di pubblico individuate da Berchet? A quale si rivolgono i romantici?
  6. Perché la distinzione fra classici e romantici non coincide con quella fra reazionari e patrioti?
  7. Il Romanticismo italiano mutua i suoi principi dalla tradizione nordica, concilia idealismo romantico e materialismo storico, mutua i suoi principi dalla tradizione classicista o integra classicismo, Illuminismo e nuova sensibilità romantica? Motiva la tua scelta.

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