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Elezioni ed elettori in Sardegna 1848-1913

Chi poteva votare nell’Italia liberale?

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Incisione di un’aula affollata di deputati, con il pubblico nelle tribune
La prima seduta della Camera dei deputati a Palazzo Carignano, nel 1848: incisione da Il mondo illustrato, 20 maggio 1848. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

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Perché questa lezione merita attenzione

Dal 1848 al 1913 a votare è solo una piccola minoranza, scelta per censo e istruzione; le riforme del 1882 e del 1913 allargano il voto, fino al suffragio universale maschile. Due tabelle mettono a confronto la partecipazione in Sardegna e in Italia.

Chi poteva votare nell’Italia liberale?

Lezione

Le prime elezioni in Sardegna si ebbero nel 1848, quando con l’emanazione dello Statuto Albertino nacque il Parlamento subalpino, formato dai deputati del Piemonte, della Liguria e della Sardegna. Con l’Unità d’Italia, nel 1861, si formò il Parlamento italiano e quindi si cominciò a votare per i rappresentanti alla Camera dei Deputati (la seconda Camera, il Senato del Regno, era infatti di nomina regia).

Il sistema elettorale si ispirava alle norme dello Statuto Albertino, che stabiliva limiti assai ristretti all’elettorato, poiché il diritto di voto era legato al sesso (solo i maschi), all’età (25 anni), al reddito e al possesso di titoli di studio.

Nel corso dell’Ottocento ci furono varie riforme elettorali: importante quella del 1882, che allargò notevolmente il diritto di voto, riconosciuto ai maschi che avessero compiuto 21 anni, avessero frequentato le due prime classi di scuola elementare e sapessero leggere e scrivere. In tal modo gli elettori italiani passarono dal 2 per cento circa della popolazione al 6,9 per cento. Erano comunque molto pochi, poiché erano ancora esclusi tutti gli analfabeti, che raggiungevano percentuali assai elevate.

Soltanto nel 1913 si arrivò ad una riforma più ampia, con l’istituzione del suffragio universale maschile. Il diritto di voto fu esteso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto 30 anni, anche se analfabeti: per i maschi da 21 a 30 anni restavano invece in vigore le condizioni precedenti. Come si sa, soltanto nel 1946, in occasione delle elezioni per il Referendum istituzionale e per l’Assemblea Costituente, furono ammesse al voto anche le donne.

Rapporto tra iscritti e votanti, 1848-1860

Anno Sardegna: iscritti Sardegna: votanti Sardegna: % Regno di Sardegna: %
1848 8.903 6.379 66,4 65,5
1860 19.858 10.097 50,8 53,5

Rapporto tra iscritti e votanti, 1882-1913

Anno Sardegna: iscritti Sardegna: votanti Sardegna: % Italia: %
1882 32.154 21.700 67,5 60,7
1895 29.352 19.937 67,9 59,0
1900 31.034 19.844 63,9 68,3
1904 33.729 21.703 64,3 62,7
1909 39.978 26.952 67,4 65,0
1913 180.208 111.093 61,6 60,4

Per quanto riguarda la Sardegna, in occasione delle prime elezioni, nel 1848, gli aventi diritto al voto (8.903) rappresentavano l’1,4 per cento della popolazione isolana; nel 1860 erano poco più del 2 per cento; nel 1913 circa il 21 per cento. Ma, se era modesto il numero degli aventi diritto, era ancora più modesto il numero di quelli che votavano effettivamente, poiché non tutti si presentavano alle urne: tanto che, in alcuni collegi elettorali sardi — ma anche in altre parti d’Italia — capitò spesso che i deputati venissero eletti alla Camera con poche centinaia di voti e talvolta con poche decine.

Nelle tabelle è indicata la percentuale di votanti sardi rispetto agli aventi diritto, confrontata con la percentuale dei votanti nel Regno di Sardegna e nell’Italia. Si noti come tale percentuale sia in Sardegna quasi sempre — ad eccezione del 1860 — superiore alla media generale.

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