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Politici sardi dell’Ottocento

Chi rappresentò la Sardegna nel Parlamento italiano dell’Ottocento?

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Un’aula semicircolare con file di banchi rossi, gallerie e decorazioni dorate
L’aula della Camera dei deputati del Parlamento subalpino a Torino, in Palazzo Carignano, dove sedettero i deputati sardi dopo il 1848. Torino, Museo nazionale del Risorgimento. Wikimedia Commons, pubblico dominio, foto di Marie-Lan Taÿ Pamart.

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Dopo il 1848 la Sardegna manda i suoi deputati a Torino e poi a Roma: una classe politica spesso debole, ma con figure di rilievo come il federalista Giovanni Battista Tuveri, il democratico Giorgio Asproni e il liberale Francesco Cocco-Ortu.

Chi rappresentò la Sardegna nel Parlamento italiano dell’Ottocento?

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Con l’emanazione dello Statuto Albertino, nel 1848, e con l’ingresso dei deputati sardi al Parlamento subalpino, si aprirono per gli uomini politici sardi concrete possibilità di dialogo e di rapporti con la classe politica continentale: possibilità che si allargarono con l’Unità d’Italia e con la partecipazione al Parlamento nazionale. Ma, complessivamente, i rappresentanti sardi, pur esprimendo alcune personalità di rilievo sul piano intellettuale e culturale, non riuscirono ad emergere a livello nazionale e ad incidere sulle scelte politiche generali. Restarono quasi sempre in una posizione marginale e periferica e non contarono molto nei dibattiti che si svilupparono in Parlamento.

Eppure questa classe politica poté contare su alcuni uomini di spiccata intelligenza e di notevole valore culturale. Si pensi a Giovanni Siotto Pintor (1805-1882), deputato al Parlamento subalpino e poi senatore dal 1861 al 1873. Su posizioni politiche moderate, egli, che esercitava la professione di giudice, fu anche giornalista, storico, scrittore assai prolifico; di lui possono ricordarsi almeno due opere ancor oggi di notevole interesse, la Storia letteraria di Sardegna, del 1843-44, e la Storia civile dei popoli sardi del 1877.

Suo contemporaneo, ma su posizioni politiche differenti, fu Giorgio Asproni (1808-1876), canonico, eletto deputato ininterrottamente dal 1849 sino alla sua morte. Democratico e repubblicano, fu tra i più vivaci parlamentari sardi: grande oppositore di Cavour e dei governi della Destra storica, egli conservò buoni legami con i maggiori esponenti della democrazia italiana, tra cui Mazzini e Garibaldi. Giornalista fecondo, collaborò a molti giornali nazionali, assumendo anche nel 1864-65 la direzione del «Popolo d’Italia» di Napoli.

Altre personalità di spicco, di cui già si è detto in altra parte del testo, furono Giovanni Battista Tuveri (1815-1887), Francesco Salaris (1822-1900), Francesco Pais Serra (1837-1924). Ma bisogna arrivare a Francesco Cocco-Ortu (1842-1929), avvocato e giornalista, per trovare un uomo politico sardo di notevole rilievo nazionale. Eletto deputato nel 1876, restò alla Camera ininterrottamente per 48 anni, sino alla sua prima sconfitta elettorale nel 1924, all’età di 82 anni.

Appartenente alla Sinistra parlamentare, fu sottosegretario in diversi governi e poi più volte ministro dal 1897 al 1909, ispirando numerose leggi nei settori dell’agricoltura, della legislazione sociale, delle assicurazioni, del Mezzogiorno. Proprio alla legislazione sul Mezzogiorno e sulle Isole egli dedicò particolare attenzione, promuovendo una serie di leggi speciali. Per la Sardegna, queste leggi confluirono nel Testo Unico del 1907, che rappresenta un interessante tentativo di affrontare organicamente i vari settori della vita e dell’economia isolana.

Fu irriducibile avversario del fascismo nascente e manifestò esplicitamente tale avversione anche in un colloquio con il re. Di questo episodio egli parla nel suo Diario, ancora purtroppo in gran parte inedito.

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