Soglia
Perché questa lezione merita attenzione
Le piccole grotte scavate nella roccia che la tradizione popolare chiama «case delle fate» sono in realtà tombe collettive del Neolitico: circa 2500 in tutta l’isola, spesso decorate come vere abitazioni.
Perché le tombe dei primi Sardi imitavano le case dei vivi?
Lezione
In molte zone della campagna sarda è facile vedere delle piccole grotte, allineate sulle pareti di roccia. Secondo una vecchia credenza popolare sarebbero domus de janas, cioè abitazioni di fate o di streghe o di orchi: in realtà, si tratta di antichissime tombe ipogeiche, cioè sotterranee, alcune risalenti al periodo tra il 3000 e il 1500 a.C., altre di età più recente.
Scavati sulle pareti di roccia, ad una certa altezza dal piede della rupe, questi monumenti di architettura funeraria si trovano a volte isolati, più spesso in gruppi, e si diversificano al loro interno a seconda delle zone. Talvolta, secondo uno schema molto semplice, sono costituiti da una stanzetta, di pianta generalmente tondeggiante; altre volte sono articolati in più locali, con un corridoio o una più ampia stanza centrale, quasi ad imitazione delle normali abitazioni. Anche le decorazioni interne tendono a richiamare l’abitazione del defunto, quasi a sottolineare una continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Esistono nell’isola circa 2500 domus de janas, dislocate soprattutto nella parte centro-settentrionale, alcune delle quali costituiscono quasi dei piccoli villaggi sotterranei. Tra questi complessi di tombe, uno dei più interessanti è quello di S. Andrea Priu, non lontano da Bonorva, in cui, oltre a diversi ambienti di varie dimensioni, c’è anche “una tomba del capo”, formata da 18 vani, con varie decorazioni e colonne, che forse riproduceva l’abitazione di qualche capo tribù. Come ha scritto lo storico e archeologo Giovanni Lilliu, questa «grandiosa tomba suggerisce l’immagine di una sorta di cappella gentilizia, appartenente cioè ad una famiglia di grande prestigio, e quindi fa pensare alla possibile esistenza, nella civiltà sarda tardo neolitica (dal 3000 al 2000 circa a.C.), di costruzioni signorili complesse o, quantomeno, alla loro ideazione».
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