Vai al contenuto

Officina delle lettere

Lezione

Le «domus de janas»

Perché le tombe dei primi Sardi imitavano le case dei vivi?

Comincia la lezione
Strumenti
Parole
L’interno di una tomba scavata nella roccia, con il soffitto scolpito a imitazione delle travi di una casa
L’interno di una delle domus de janas della necropoli di Sant’Andrea Priu, presso Bonorva: tombe collettive scavate nella roccia nel Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3500-2900 a.C. circa). Wikimedia Commons, CC BY 2.0, foto di Ángel M. Felicísimo.

Soglia

Perché questa lezione merita attenzione

Le piccole grotte scavate nella roccia che la tradizione popolare chiama «case delle fate» sono in realtà tombe collettive del Neolitico: circa 2500 in tutta l’isola, spesso decorate come vere abitazioni.

Perché le tombe dei primi Sardi imitavano le case dei vivi?

Lezione

In molte zone della campagna sarda è facile vedere delle piccole grotte, allineate sulle pareti di roccia. Secondo una vecchia credenza popolare sarebbero domus de janas, cioè abitazioni di fate o di streghe o di orchi: in realtà, si tratta di antichissime tombe ipogeiche, cioè sotterranee, alcune risalenti al periodo tra il 3000 e il 1500 a.C., altre di età più recente.

Scavati sulle pareti di roccia, ad una certa altezza dal piede della rupe, questi monumenti di architettura funeraria si trovano a volte isolati, più spesso in gruppi, e si diversificano al loro interno a seconda delle zone. Talvolta, secondo uno schema molto semplice, sono costituiti da una stanzetta, di pianta generalmente tondeggiante; altre volte sono articolati in più locali, con un corridoio o una più ampia stanza centrale, quasi ad imitazione delle normali abitazioni. Anche le decorazioni interne tendono a richiamare l’abitazione del defunto, quasi a sottolineare una continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Esistono nell’isola circa 2500 domus de janas, dislocate soprattutto nella parte centro-settentrionale, alcune delle quali costituiscono quasi dei piccoli villaggi sotterranei. Tra questi complessi di tombe, uno dei più interessanti è quello di S. Andrea Priu, non lontano da Bonorva, in cui, oltre a diversi ambienti di varie dimensioni, c’è anche “una tomba del capo”, formata da 18 vani, con varie decorazioni e colonne, che forse riproduceva l’abitazione di qualche capo tribù. Come ha scritto lo storico e archeologo Giovanni Lilliu, questa «grandiosa tomba suggerisce l’immagine di una sorta di cappella gentilizia, appartenente cioè ad una famiglia di grande prestigio, e quindi fa pensare alla possibile esistenza, nella civiltà sarda tardo neolitica (dal 3000 al 2000 circa a.C.), di costruzioni signorili complesse o, quantomeno, alla loro ideazione».

Esplora la rete dei collegamentiApprofondimenti motivati, non semplici contenuti correlati

Collegare

Perché questi contenuti stanno insieme