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Officina delle lettere

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Storia · Primo biennio

La Sardegna antica

Come la Sardegna, terra di incontri e di resistenze, entrò nella storia del Mediterraneo?

Il percorso

I capitoli

  1. La Sardegna, un’isola antichissima
  2. La civiltà nuragica
  3. Fenici e Cartaginesi in Sardegna
  4. La Sardegna romana
  5. Vandali, Bizantini e Arabi

Capitolo 1

La Sardegna, un’isola antichissima

La Sardegna, seconda isola del Mediterraneo e la terra più antica d’Italia, è abitata fin dal Paleolitico. Nell’età prenuragica i suoi abitanti passano dalle grotte ai villaggi, lavorano l’ossidiana, venerano la Dea Madre e costruiscono tombe e santuari come l’altare…

  • Dalla preistoria alla storia
  • L’età prenuragica
  • Religiosità e architettura funeraria
Una lunga rampa di pietre che sale a una grande piattaforma a gradoni, in un campo d’erba secca
L'altare prenuragico di Monte d'Accoddi, presso Sassari, visto dal lato ovest: una grande piattaforma a gradoni con una lunga rampa d'accesso. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, foto di Basilicofresco.

Approfondimento

Le «domus de janas»

Le piccole grotte scavate nella roccia che la tradizione popolare chiama «case delle fate» sono in realtà tombe collettive del Neolitico: circa 2500 in tutta l’isola, spesso decorate come vere abitazioni.

L’interno di una tomba scavata nella roccia, con il soffitto scolpito a imitazione delle travi di una casa
L’interno di una delle domus de janas della necropoli di Sant’Andrea Priu, presso Bonorva: tombe collettive scavate nella roccia nel Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3500-2900 a.C. circa). Wikimedia Commons, CC BY 2.0, foto di Ángel M. Felicísimo.

Capitolo 2

La civiltà nuragica

Dal 1800 al 238 a.C. la Sardegna vive la sua civiltà più originale, quella dei nuraghi: una società di pastori, agricoltori e guerrieri organizzata in tribù, abile nella lavorazione dei metalli e devota alle acque e ai morti.

Il busto in pietra di una grande statua di guerriero, accanto a uno scudo rotondo di pietra
Uno dei «giganti» di Mont'e Prama, presso Cabras: statua di guerriero in pietra di età nuragica. Cagliari, Museo archeologico nazionale. Wikimedia Commons, CC BY 3.0, foto di Sailko.

Approfondimento

I nuraghi

Le torri di pietra a tronco di cono sono il simbolo della Sardegna: ne restano circa settemila. Nate come fortezze e dimore dei capi, si allargano in castelli con più torri e villaggi intorno, come a Barumini.

Le rovine di una grande fortezza di pietre a forma di collina, con torri circolari, sotto un cielo azzurro
Il complesso nuragico di Su Nuraxi, a Barumini: la torre centrale, il bastione con le torri angolari e intorno il villaggio. Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, foto di Norbert Nagel.

Approfondimento

I bronzetti nuragici

Le statuette di bronzo trovate nei santuari mostrano capi, guerrieri, sacerdoti, pastori e animali: sono un ritratto della società nuragica e la prova di una vera industria metallurgica.

Disegno di una statuetta di bronzo di un guerriero con l’elmo a corna, lo scudo rotondo e un pugnale
Bronzetto nuragico dal Sulcis, intorno al 1000 a.C., in una tavola di G. Pinza, Monumenti primitivi della Sardegna, 1901. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Capitolo 3

Fenici e Cartaginesi in Sardegna

Dal IX secolo a.C. i Fenici fondano sulle coste sarde scali commerciali che diventano città. Nel VI secolo Cartagine conquista gran parte dell’isola e la domina per tre secoli, fino all’arrivo dei Romani nel 238 a.C., lasciando una civiltà sardo-punica…

  • I Fenici e la loro presenza in Sardegna
  • L’occupazione cartaginese
  • La società, l’organizzazione politica, l’economia
  • Arte e religione
Una lastra di pietra chiara con alcune righe di caratteri fenici incisi
La stele di Nora, con un'iscrizione in fenicio del IX-VIII secolo a.C. in cui compare il nome della Sardegna. Cagliari, Museo archeologico nazionale. Wikimedia Commons, CC BY 3.0, foto di Olaf Tausch.

Approfondimento

La civiltà sardo-punica

L’archeologo Ferruccio Barreca spiega come nel III secolo a.C. Sardi e Punici si fossero avvicinati fino a formare una civiltà mista, favorita dal servizio dei Sardi come mercenari negli eserciti di Cartagine.

Rocce ricoperte di licheni con piccole stele di pietra e vasetti di terracotta deposti fra le fessure
Il tophet dell'antica Sulcis, a Sant'Antioco: il recinto sacro dove si deponevano le urne con le ceneri dei bambini, insieme a piccole stele votive. Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, foto di Iolebi.

Approfondimento

I Sardi e il mare

Per l’archeologo Giovanni Lilliu i Sardi nuragici furono navigatori aperti al Mediterraneo; dopo la conquista cartaginese il mare divenne invece per loro una minaccia e, insieme, il segno di una libertà perduta e da riconquistare.

Una piccola barca di bronzo con la prua a forma di testa di animale e un alberello decorato al centro
Una navicella nuragica in bronzo, lampada o offerta votiva a forma di imbarcazione. Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, foto di Prc90.

Approfondimento

Le città fenicio-puniche

Gli scali fondati dai Fenici sulle coste diventano città con porti, templi, necropoli e santuari: da Karalis (Cagliari) a Nora, da Sulcis a Tharros, molte furono abitate ancora in età romana.

Rovine di una città antica su una penisola affacciata sul mare, attraversate da una strada
Le rovine di Tharros, sulla penisola del Sinis: fondata dai Fenici, la città fu abitata fino all’Alto Medioevo. Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, foto di Norbert Nagel.

Capitolo 4

La Sardegna romana

Conquistata nel 238 a.C., la Sardegna resiste a lungo: la rivolta di Ampsicora del 215 viene schiacciata, ma le popolazioni dell’interno, i Barbaricini, restano ribelli per secoli. Roma sfrutta l’isola per il grano e le miniere, costruisce città e strade…

  • L’occupazione militare
  • L’amministrazione
  • L’economia
  • La “romanizzazione” dell’isola
  • Il primo Cristianesimo in Sardegna
Le gradinate di un anfiteatro antico scavate nel fianco roccioso di un colle, fra i pini
L'anfiteatro romano di Cagliari, scavato in gran parte nella roccia del colle di Buoncammino nel II secolo d.C. Wikimedia Commons, CC BY 4.0, foto di Unukorno.

Approfondimento

La resistenza dei Barbaricini

Raffaello Marchi racconta la lunga resistenza dei pastori-guerrieri delle montagne contro i Romani: ridotti a gruppi di partigiani braccati, i Barbaricini non si arresero mai del tutto.

Un paesaggio di colline verdi e montagne rocciose che si susseguono fino all'orizzonte
Le montagne del Nuorese viste dal monte Ortobene, con il Supramonte all'orizzonte. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, foto di Sardoos.

Approfondimento

La Grotta della Vipera

Lo studioso cagliaritano Antonio Romagnino racconta la storia della Grotta della Vipera, il monumento funebre che Cassio Filippo dedicò alla moglie Atilia Pomptilla, morta per salvargli la vita: per lui è il monumento romano che ha ancora qualcosa da dirci.

Un’apertura rettangolare scavata nella roccia chiara, che immette in una camera sepolcrale
La Grotta della Vipera, a Cagliari: il sepolcro di Atilia Pomptilla, scavato nella roccia del colle di Tuvixeddu nel II secolo d.C. Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, foto di Silvia Amarante.

Capitolo 5

Vandali, Bizantini e Arabi

Dal V al X secolo la Sardegna passa ai Vandali, poi all’Impero bizantino, che la governa da lontano; papa Gregorio Magno ne promuove la cristianizzazione. Le incursioni arabe la isolano sempre di più, finché nel 1015-1016 Pisa e Genova respingono…

  • I Vandali
  • La Sardegna sotto l’Impero di Bisanzio
  • L’insidia degli Arabi
Una chiesa di blocchi di arenaria, bassa e allungata, con una piccola cupola
La chiesa di San Giovanni di Sinis, presso Cabras, costruita in età bizantina (VI secolo) e ampliata nel Medioevo. Wikimedia Commons, CC BY 4.0, foto di Unukorno.

Approfondimento

Gregorio Magno e la Sardegna

Papa Gregorio Magno scrive ai Sardi per diffondere il cristianesimo fra le popolazioni ancora pagane dell’interno: nelle sue lettere loda il capo barbaricino Ospitone e chiede ai vescovi di combattere l’idolatria.

Un anziano papa calvo, con la barba bianca e il mantello rosso, scrive a un tavolo; in alto vola una colomba
Jusepe de Ribera (un tempo attribuito a Carlo Saraceni), San Gregorio Magno, olio su tela, 1614 circa. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Per concludere

Torniamo alla domanda

Come la Sardegna, terra di incontri e di resistenze, entrò nella storia del Mediterraneo?